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Conferenza Partito radicale
Trugenberger Marco - 10 maggio 1992
Salvidio: attenzione!

Dove può trovare fondamento morale un patto sociale basato sulla legge del più forte? Secondo me è inamissibile, sotto tutti i punti di vista, che io, come individuo, mi assoggetti ad una organizzazione sociale solo perchè è sempre possibile, nella vita, 'incontrare un uomo più forte di te'. Certo, è in effetti sempre possibile, ma mettiamo che io sia, o mi senta, Il Più Forte. Nel momento in cui, per mie capacità, o per essere leader di una organizzazione sociale preminente, mi rendo conto di avere la possibilità di imporre la mia legge, in una organizzazione basata su tale patto sociale (la forza della collettività contrapposta alla prepotenza del singolo), ho automaticamente l'autorizzazione morale a passare alle vie di fatto. Ed allora non c'è difesa dai vari Hitler e Stalin e Mussolini, e Bokassa e via dicendo. Non c'è diritto, se non quello della forza, fondamento, appunto, del patto sociale. Il patto sociale, quindi, necessita di un fondamento ben più generale, e moralmente alto. La dignità assoluta e

congiunta dei singoli partecipanti mi sembra che faccia più al caso.

Inoltre, Salvidio, sorvoli su un passo fondamentale: io personalmente, ripeto, come te, considero moralmente l'aborto alla stessa stregua di un omicidio. Ma c'è un fatto, che mi impedisce assolutamente di arrogarmi il diritto di influire d'autorità sulla sacra libertà di un (in questo caso una) libero cittadino: niente e nessuno mi può dare la certezza che le mie categorie morali siano universali, che i miei convincimenti personali siano giusti, che le mie certezze (ammesso che ne abbia) corrispondano alla realtà (ammesso che esista). Per questo e per altro che già prima ho esposto (e primariamente per l'origine del patto sociale, da cui non prescindo), rifiuto la possibilità stessa di intervenire d'autorità anche in casi estremi in cui a me personalmente sembri che certi diritti fondamentali, come può esserlo quello alla vita, vengano violati.

Mettendo insieme le due posizioni, si arriva alla conclusione: sebbene io consideri una tragedia morale ed umana l'aborto, ed auspicando una campagna di informazione ed educazione che porti da una parte ad un uso più massiccio e consapevole dei contraccettivi, dall'altra alla differenziazione netta tra aborto e contraccezione, ciononostante lotto e lotterò sempre perchè l'aborto sia e diventi nelle singole coscienze quello che è: un problema essenzialmente personale ed essenzialmente morale, non un problema di autorità. Rispolverando il fin troppo noto aforisma: "io non condivido le tue idee, ma lotterò..."

 
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