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Conferenza Partito radicale
Trugenberger Marco - 11 maggio 1992
Ho mangiato mio cugino.

C'è un pericolo, quando si parla di massimi sistemi: ci si dimentica di vivere nel mondo, ed i piedi scordano la soffice sensazione dell'erba o lo sguisciante bagnaticcio d'altro, che per ventura o predisposizione ci tocca calpestare al posto delle eteree altezze che vorremmo...

Il pericolo maggiore è quello di trasportare direttamente categorie ideali nella realtà quotidiana, senza mediazione e senza necessari compromessi. Un errore che costella la storia dell'uomo, a volte con risultati ridicoli, altre scadendo nel grottesco, molte volte con tragedie annunciate e non evitate.

Tutte le ideologie che non hanno fatto pesanti conti con la realtà, si sono schiantate, prima o poi, contro il muro della storia: vediamo anche noi di non fare la stessa fine, facendo un facile 2+2=4 che nella realtà dei fatti non può essere verificato.

Quando affermo che la categoria dell'aborto sia la stessa dell'omicidio, mi riferisco, ovviamente ad un fatto morale, e quindi di principio. Affermo che l'aborto comunque pone un problema: la soppressione di 'un qualcosa' che ha la potenzialità piena di essere un uomo. La categoria, quindi, dell'uccisione di questo qualcosa, è la stessa dell'omicidio. Non affermo, ovviamente, che nella realtà dei fatti, o anche a livello morale, sia la stessa cosa uccidere una blastula ed un uomo. Non è questione di nato o non nato, ma di essere effettivamente, sotto tutti i punti di vista , due cose differenti una blastula ed un uomo.

Non è possibile, né in principio, né tantomeno nei fatti, fare equazioni sulla necessità di difendere allo stesso modo Gandhi o la famosa blastula umana. La necessità, semmai, è quella di difendere, in misura diversa ed attraverso strumenti diversi, tutte e due le vite. Altrimenti ci ritroviamo a fare il cortocircuito famoso tra potenza ed atto, cadendo nel ridicolo di considerare pollo l'uovo.

E se siamo tanto affezionati all'idea che non è possibile, come ho già detto, differenziare in momenti discreti ed individuabili il passaggio dalla potenza all'atto, e quindi gridiamo forzatamente all'assasinio anche solo di una cellula, allora la notte non dovremmo dormire per tutti i conigli e le lepri ed i maiali ed i polli e le bistecche in genere che ci siamo ingurgitati, in quanto mai e poi mai, risalendo nella nostra genealogia, troveremmo un punto decisivo di differenziazione tra gli avi di questi nostri cugini ed i nostri.

Ed allora, nella difesa di un non-nato, è necessario porre un limite, uno spartiacque, per forza di cose arbitrario, a partire dal quale si ammetta la sua umanità, un momento dopo di cui sia lecito guardarsi allo specchio e dirsi: no, qui non sono più in presenza di una 'cosa', sono in presenza di un uomo, e come tale lo devo tutelare.

Infine voglio precisare una cosa: io posso capire che ci sia gente che non si sente di agire questo arbitrio, e la rispetto. Esistono persone che il ragionamento del cugino lo fanno, e lo portano alle estreme conseguenze. Tanto di cappello a queste persone, magari ho anche una certa dose di simpatia per loro. Ma da qui ad impedire a chiunque di mangiar conigli, o peggio, ad obbligare qualcuno a portarsi dentro per nove mesi un figlio non voluto, secondo me, di acqua ce ne corre... Ripeto: sono problemi individuali di coscienza. Ma la realtà, comunque, in cui ci muoviamo è quella in cui un embrione è chiamato embrione, e non uomo, un uovo è chiamato uovo, e non pollo, un coniglio è chiamato coniglio, e non cugino.

 
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