Lettera inviata da Davide Romano al Corriere della Sera e non pubblicata.Spett. Direttore,
sul Corriere del 28 aprile, appare un'intervista di
Barbara Stefanelli alla rappresentante degli interessi siriani in
Italia, la signora Souad Abdallah. Tale intervista è quantomeno
sorprendente per le falsità di cui si fa portatrice la Abdallah.
Ella infatti, si lascia andare a dichiarazioni come "Del resto,
la comunità ebraica vive bene. L'unico limite è che non possono
prestare servizio militare." Ebbene, la signora Abdallah forse
dimentica che gli ebrei siriani non hanno neanche accesso ai
pubblici uffici, la posta ed il telefono sono censurati, e sulle
loro carte d'identità vi appare a caratteri rossi la scritta
Musawi (di fede mosaica). Per non parlare del fatto che il
governo distrugge i loro cimiteri, e non permette alla gioventù
ebraica siriana di studiare all'università. La signora Abdallah
sentenzia poi "in passato molti di loro sono usciti e poi tornati"
senza precisare che tali persone, per uscire, hanno dovuto
lasciare come ostaggio, a casa, i familiari. Tali restrizioni,
sono valide solo per gli ebrei, e non per i musulmani che possono
attraversare invece le frontiere col Libano e con la Giordania.
Sarei anche curioso di sapere cos'altro inventerebbe la signora
Abdallah per spiegare ciò che avvenne nel 1985, ad una famiglia
italiana di religione ebraica, cui venne negato il permesso di
lasciare la Siria. Le autorità siriane dissero: "Li consideriamo
ebrei, non italiani." la signora conferma? E i 4 anni di prigione
subiti dai fratelli Sueid senza averli sottoposti a processo? E
il centro di tortura per ebrei in Damasco dove sono già state
storpiate decine di persone? "Dovete conoscerci meglio", così
esordiva nell'intervista la Abdallah. No grazie, rispondo io, se
è così che trattate i vostri ospiti.
DISTANTI SALUTI
DAVIDE ROMANO