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Partito Radicale Angiolo - 13 maggio 1992
HE I L H I T L E R!

"Heil Hitler"? Il fosco saluto nazista il cui ricordo fa ancora paura a chi lo sentì risuonare dal vivo, ritorna sull'Europa: Hitler aveva forse ragione...

Le "aggressioni" hitleriane, all'Alsazia-Lorena, ai Sudeti (la striscia di territorio ceco abitata da tedeschi e rivendicata da Hitler), all'Austria, e ai territori polacchi germanofoni, alla città "libera" di Danzica, non erano giustificate con argomenti diversi da quelli invocati oggi da Milosevic e dalla Serbia. Anche Hitler era conseguenziario e "logico" nel richiedere la rettificazione di confini che lasciavano milioni di germanofoni in territorio "straniero", dove certamente i loro diritti erano conculcati (su questo possiamo essere persino d'accordo). La cultura hitleriana apparve dissennata e fu condannata dall'antifascismo unanime: non lo era più di quanto non lo sia la cultura di Milosevic e dei Serbi che rivendicano un ruolo lontano, che gli fu assicurato dall'Europa quando la Serbia era il baluardo cristiano in funzione antiislamica e antiturca. Era, ma sì, una cultura di razionalizzazione, in nome di un ideale "pan..." ("pantedesco", come per Milosevic vale l'ideale "panserbo"). E, come oggi, an

che "allora" l'Europa intera, comprensiva, stette a guardare: non solo comprensiva, ma anzi sostanzialmente concorde nel progetto "razionalizzatore" di Hitler. Nel cui progetto c'era, ricordiamo, anche la liquidazione dei Rom e degli Ebrei che, con la loro presenza, inquinavano il puro fondo etnico e culturale nazionale per il quale invece si invocava il modello "Ein Volk, ein Recht", "Un solo Popolo, Una sola Legge..."; così come oggi c'è la liquidazione dei musulmani dalle zone bosniache rivendicate dalla Serbia. Diversità di proporzioni, ma cultura identica. E, come allora, identica l'indifferenza, la cecità europea, delle Grandi Potenze egoiste e conservatrici...

Il dopoguerra vide il presunto trionfo del principio della tolleranza. Presunto, oggi possiamo dirlo. La Polonia infatti non lo conobbe: per la Polonia, Stalin organizzò la migrazione di massa di milioni di tedeschi, di polacchi e di russi per "razionalizzare" i confini labili di quel paese, e tutti noi abbiamo applaudito e oggi consideriamo intangibili i confini dell'Oder Neisse. Ma per il resto, viva la faccia di Tito, il croato che realizzava finalmente, dopo le angherie della monarchia serba, il grande sogno del croato Franco Supilo, l'amico di Salvemini, che aveva sognato e si era battuto per il progetto della Jugoslavia, la patria comune di slavi del sud e di popoli di quindici lingue.

Non me la sento più francamente, dopo quello che vediamo in questi giorni, di parlar male di Tito: certo, l'economia mista; certo, il non-allineamento...Ma trentacinque anni fa, visitando per due volte la Jugoslavia, io vedevo - a Belgrado come a Lubiana come a Zagabria, come a Banja Luka come a Subotica - popoli convivere e vivere, come da noi non vivevano certo italiani e altoatesini a Bozen/Bolzano. Oggi, invece, il fantasma hitleriano torna, intatto, mostruoso e distruttore, mentre alcuni osano guardare anche con soddisfazione il "rinascere" dei sentimenti nazionali "oppressi" e "conculcati" dalla dittatura titina. Per piacere, per piacere...

Si, diciamolo, con amarezza ma anche con qualche cinismo:"Heil Hitler"!

 
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