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Conferenza Partito radicale
Trugenberger Marco - 13 maggio 1992
Nella forma e nel merito

Nella forma: lieve scorrettezza. D'accordo che il discorso è a due sole voci, ma non per questo è personale. L'accenno ad 'amicizie e simpatie', oltre a non rendermi onore né giustizia, esula dal merito del discorso e per questo è fuori luogo e tendenzioso. Assomiglia molto ai metodi 'stalinisti' di cui, Salvidio, ti lamenti di essere vittima su Agorà. Se ho opinione, questa è personale, e come tale la metto in campo, assumendomene rischi e responsabilità, essendo pronto a vedermela confutata, essendo pronto a modificarla se mi si convince del suo essere inadeguata o priva di fondamento. A prescindere da amicizie o simpatie.

Nel merito: non ho fatto nessuna marcia indietro. In nessun momento ho dichiarato essere l'aborto sullo stesso piano dell'omicidio. Ho sempre e solo detto che l'aborto deve per forza essere inscritto nella categoria morale dell'omicidio, ed in quanto tale è da considerarsi un dramma umano e morale. E lo sottoscrivo.

Poi ho puntualizzato che non è lecito trasportare tout-court categorie morali nella realtà quotidiana, pena tragedie e paradossi. Infine ho parlato di arbitrio, quindi di convenzione. Convenzione ed arbitrio che tange il non chiamare un coniglio 'cugino' come il non considerare il feto un individuo. L'arbitrio, però, non riguarda il fatto che *effettivamente* il coniglio non sia mio cugino, cosa che a priori di qualsiasi giudizio morale io esperimento ogni giorno, ma la mia impossibilità di separare un momento preciso in cui il coniglio da coniglio diventa cugino. L'arbitrio sta quindi solo nello stabilire il momento in cui la 'cosa' diventa uomo. Ed una volta stabilito questo, siamo perfettamente d'accordo: tutto è convenzione, ed i limiti possono agevolmente essere spostati da zero all'infinito, secondo i convincimenti personali e gli orientamenti culturali.

Tutto questo assomiglierebbe molto ad una masturbazione mentale, se non fosse che sul malinteso molti speculano, imponendo categorie morali assolute come necessità, in questo modo contrabbandando l'intolleranza come principio.

E le conseguenze si vedevano bene quando l'aborto non era legalmente ammesso, nello stesso modo in cui si vedono ora per supposti problemi morali 'irrinunciabili', come la lotta alla droga. Sul piano della realtà, l'agire ideologico provoca disastri: per l'aborto come per la droga, moltissimi individui 'recuperabili' vengono spinti nell'illegalità e nell'emarginazione, l'apparato repressivo si attiva, sprecando risorse preziose, nel perseguire cittadini a volte perfettamente integrati ed inoffensivi verso la collettività, le carceri straboccano di poveri diavoli la cui unica colpa è quella di agire un malessere morale e sociale provocato, evidentemente, dal quell'insieme di valori che si invocano nella repressione dei comportamenti che inducono, la gente muore, per la droga nelle strade e nei cessi pubblici, o sui letti dei reparti malattie infettive, per l'aborto (moriva, per fortuna!) sui lettini delle mammane, e dei medici compiacenti (ma a che prezzo!).

In ultimo, ma non per importanza. Ammesso e non concesso un agire ideologico, ovvero, per esempio, proibire l'aborto in base all'assolutizzazione (non giustificata, secondo me) del principio 'non uccidere'. La norma, prevaricatrice per assunto, in quanto ideologica, del libero arbitrio, viene sistematicamente disattesa. Anche questa è una realtà. Che fare, allora? Continuare ciecamente ad affermare il principio? E perchè? A chi giova? Ai feti, comunque uccisi? Alle madri, sottoposte ad una pratica macellaia che spesso le portava alla setticemia, al dissanguamento, alla morte? Allo Stato, che vedeva fiorire un mercato della morte illegale, senza possibilità di controllo, senza potere discrezionale sui limiti e sui casi? Alle coscienze attente, che vedevano mille tragedie reali accadere per evitare l'eventualità di una tragedia supposta?

A chi giova l'ideologia, anche l'ottima ideologia, chi ha mai favorito, se non la parte più nera e nascosta dell'uomo? Dai tempi (più) bui della chiesa, alla mafia, al malaffare, alla prevaricazione quotidiana ed infinita dell'uomo sull'uomo.

 
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