Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
dom 26 apr. 2026
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Conferenza Partito radicale
Barbasso Alfonso - 25 maggio 1992
INTERVISTA A VINCENZO ANDRAOUS DI AURELIO AVERSA, TRASMESSA RECENTEMENTE A RADIO RADICALE.

C'è chi a più riprese invoca la modifica della legge Gozzini che permetterebbe, secondo certa gente e certi sedicenti giornalisti che su questo tema hanno condotto una vera e propria campagna di disinformazione, a troppi detenuti anche pericolosi di godere di eccessiva libertà e di permessi premio. Di questo e altro vogliamo parlare in questa circostanza con un diretto interessato, si chiama Vincenzo Andraous, attualmente è detenuto nel carcere di Voghera deve scontare un ergastolo e dopo diciassette anni ha potuto godere di un permesso premio.

R.R.: Vincenzo, allora, ci vuoi spiegare che cosa rappresenta innanzitutto questo permesso dopo ben diciassette anni?

V.A.: Sì, sì, anche se il discorso è molto lungo lo posso racchiudere in pochi termini. Io in pratica sono detenuto da diciassette anni, e in questi diciassette anni, beh il carcere non occorre che sia io a dirlo quello che era magari soprattutto fino a qualche anno fa; e oltre ad avere commesso reati all'esterno, il carcere come era combinato qualche anno fa te li faceva commettere anche dentro; io non dico che la colpa non fosse mia o di interlocutori inesistenti, sta di fatto che i reati succedevano anche in carcere. E quindi non esisteva assolutamente nessuna speranza, nessuna illusione di uscire da certi schemi, stereotipi fissi. E quindi vivevo alla giornata, io personalmente. Dopo di che, circa qualche anno fa hanno introdotto la nuova riforma penitenziaria, quella dell'86, denominata legge Gozzini che in pratica ha dato...ha proprio confermato che la speranza poteva esserci per chiunque. Certo, in senso lato chiunque spaventa, perchè chiunque può essere anche un opportunista. Però se dai dimostrazion

e, certo senza vendere nè svendere niente, mantenendo la tua dignità di un cambiamento di un voler voltare pagina mantenendo un patto di lealtà sincero, beh c'erano tutti i presupposti perchè ciò potesse accadere. E a me è accaduto perchè effettivamente, proprio nell'89, proprio nel super-carcere di Voghera, quello demoninato per eccellenza "l'ultima spiaggia" italiana dopo la chiusura dei "braccetti", si è andato formando un gruppo di detenuti che adesso è tre anni che opera, che si chiama

"Collettivo verde". Ed è impegnato su vari fronti: sul fronte teatrale, sul fronte del lavoro interno-esterno al carcere, un giornalino, dibattiti, convegni, incontri con scuole, classi di

liceo dell'hinterland vogherese. Insomma siamo impegnati, e in tre anni, praticamente siamo riusciti a creare e a raggiungere un'autoresponsabilizzazione individuale e soprattutto collettiva, e questo ci è costato fatica perchè è facile comprendere, che riacquistare una certa credibilità, che hai perduto completamente nel passato, non è facile.

R.R.: Ecco puoi spiegare, per chi naturalmente non vive derterminate condizioni, che cos'era per te la vita in carcere prima della legge Gozzini, e cosa è diventata adesso?

V.A.: Prima della legge Gozzini la mia vita in carcere era una vita di continue aggressioni, di continue conflittualità, di continui diverbi, contraddizioni che vivevi e a tutti i costi dovevi fare tue e perchè il carcere lo imponeva. Era tutta una questione d'immagine, e l'immagine doveva prevaricare qualunque altra alternativa, e soprattutto non c'era un interlocutore - a quell'epoca, prima della "Gozzini" - che potesse esprimere una certa garanzia a chi volesse cambiare, o intendesse provare... tentare a dire basta con certe regole che il carcere purtroppo impone.

R.R.: Ecco tu quando hai deciso di dire basta?

V.A.: Io ho detto basta, personalmente, per delle vicissitudini che mi sono accadute, per delle riflessioni mie che purtroppo....

In pratica da quando ho cominciato a scrivere. Io è qualche anno che scrivo poesie, racconti, è qualche anno che ottengo successo in tutta Italia. E da quando ho cominciato a buttare giù impressioni mie, magari intimiste, questo mi ha fatto riflettere; ho dovuto rivedermi io stesso. Perchè senza mezzi termini posso dire che nel momento in cui non bari con te stesso, la verità è trasparente.

R.R.: Possiamo dire che tu sei famoso, a torto o a ragione, per determinate vicende. Sei finito in carcere perchè tra l'altro, almeno per quello che si sa, hai ucciso Turatello un ex boss milanese...

V.A.: Ma io sono entrato in carcere perchè ero un rapinatore. Fuori ero un rapinatore. In carcere sono successe tante cose, perchè il carcere in pratica prima della "Gozzini" era un Bronx.

O eri uno "zerbino", ti adattavi a fare lo "zerbino" e allora..insomma facevi lo "zerbino". Se non intendevi fare lo "zerbino" dovevi prenderti tutti i rischi.

R.R.: Perchè tu sei diventato rapinatore?

V.A.: Io purtroppo, non è per fare del vittimismo, sono di una famiglia che quando sono nato io avevo mio padre che era un ingegnere navale, mia madre era una mezza impresaria di teatro. Insomma era una famiglia agiata. Poi mio padre ha deciso di non essere più padre, di farsi la sua vita senza nessun preavviso è andato via e sono rimasto senza mio padre. Mi madre purtroppo si è trovata senza l'attività che aveva, ha dovuto far l'operaia e non c'era più una guida e non essendoci più una guida io dove vivevo c'erano miei coetanei che sopravvivevano e ho cominciato a sopravvivere anch'io. Tutto qui.

R.R.: Sei entrato in carcere e hai trovato una determinata realtà e dunque a violenze si sono aggiunte altre violenze, no?

V.A.: E certo...

R.R.: Sei stato anche a Trani, un'altro carcere famoso per il clima che c'era in un determinato periodo.

V.A.: Si, si. Stai parlando dell'emergenza politica?

R.R.: Certo. L'introduzione della "Gozzini",

da te e dagli altri detenuti, come è stata accolta?

V.A.: Ecco vedi, adesso è molto controversa la cosa: perchè oggi maggio 1992 ci rendiamo conto tutti, persino io che sono in permesso premio, sento a viva voce di una controriforma che non è più strisciante, nascosta o velata. E' proprio chiara, netta.

C'è un discorso alla base di volere assolutamente distruggere la già vituperata legge Gozzini e che, per molti versi, ha perso tutto il suo potere iniziale, perchè tu sai bene che i decreti l'hanno più volte dimezzata, sostituita...l'hanno castrata quella legge. Ebbene nonostante sono qua in permesso so che c'è in ballo un discorso per toglierla completamente, annullarla; e tu capisci bene che tutte le persone in permesso, tutte le persone che usufruiscono della "Gozzini", di tutta quella fascia di benefici...che poi c'è da chiarire una cosa: la "Gozzini" è intesa - non per gli addetti ai lavori che sanno bene cos'è ma per la maggior parte della gente comune - come un qualcosa che è premiale; cioè in pratica ti viene data per premio per non si sa quale miracolo tu possa fare.

No, la "Gozzini"devono imparare tutti che non è un premio che viene dato a chi... è un qualcosa che viene concesso a chi riesce proprio con i gesti, le parole, con i fatti a dire "io mantengo quanto l'Istituzione mi offre" perchè la legge Gozzini è parte dell'Istituzione, quanto l'Istituzione mi offre. Tu mi dirai: "Ma la legge Gozzini non l'hanno rispettata tutti", ma le percentuali, sino a prova contraria, oggi ci danno ragione. Quella parte di persone che dicono che anche quel piccolo rischio non vale la pena di rischiarlo quindi togliamola, io onestamente potrei stare qua dei giorni a fare grandi discussioni perchè se l'uno percento deve coinvolgere l'altro novantanove per cento che usufruisce, mantiene una certa lealtà con l'interlocutore, non capisco perchè devono pagare tutti.

R.R.: Eppure, come dicevi tu in apertura, c'è stata su questo argomento, un'abile campagna di informazione di certi giornalisti che hanno voluto collegare determinati episodi con i benefici concessi dalla legge Gozzini...

V.A.: ...Ecco scusa vorrei interromperti un attimo. Qui c'è un'altra cosa da chiarire. Vedi io ho cercato di essere invitato a più trasmissioni televisive; guarda, ho provato con "L'Istruttoria" di Ferrrara, ho provato con Santoro per "Samarcanda" proprio con quelle trasmissioni in cui io avrei rischiato di fare la fine dello stupido. Ma mi sarei preso anche quel rischio lì. Ebbene io non sono mai stato invitato perchè volevo dire a tutte queste persone: "Ma scusate un attimo, la Gozzini dopo essere stata castrata, vituperata...c'è e non c'è; il settantacinque percento dei detenuti italiani è in attesa di giudizio e non usufruisce della legge Gozzini. Del rimanente venticinque percento, dopo che i decreti l'anno tagliata, solo il quindici percento ne usufruisce. Di quel quindici percento in questo periodo nessuno o quasi più nessuno ha mancato a questa concessione. Allora io mi dico: ma che cosa c'entrano gli arresti domiciliari, che cosa c'entrano le scadenze termini, che cosa c'entrano le fughe dagli osped

ali con la legge Gozzini?

Ma poi, punto fondamentale: tutti questi censimenti, questi dati ISTAT che fanno sulle percentuali per la validità o meno della "Gozzini", ma perchè nessun Ente, nessun legislatore, nessun giornalista ha mai provato a fare una Doxa sul discorso della recidiva; perchè quel che conta non è stabilire se su cento ne scappa uno, ma è stabilire che su cento che vanno in permesso nessuno commette più reati, e a quanto risulta a me la recidiva è molto calata da quando c'è la legge Gozzini. Ma di questo nessuno ne parla, perche?

R.R.: Senti Vincenzo, ma tu come rispondi a chi addirittura vorrebbe che la legge Gozzini non solo venisse abrogata ma a chi vorrebbe anche la pena di morte, a chi ritiene che non è giusto che chi si è macchiato di determinati delitti possa vivere tranquillo e beato in carcere?

V.A.: Vedi sul discorso della pena di morte anche noi come "Collettivo verde" all'interno della nostra struttura ne discutiamo due, tre volte alla settimana in riunione. Potremmo dire un sacco di cose ma sarebbe tutta retorica. Noi diciamo solo questo: quando noi oppure il pianeta carcere, tutti quelli che entravano in carcere, commettevano reati e si scontravano quotidianamente con certi discorsi che la gente perbene chiama di sub-cultura, tra virgolette parlavano sempre di vendette, vendette, vendette...Ora dal momento in cui molti detenuti in Italia, in stragrande maggioranza comincia a fare delle riflessioni, delle autocritiche sincere. Certo sono autocritiche ma non che portano a vendere o svendere, a dissociarsi, perchè poi tieni presente che per il detenuto comune dissociarsi è impossibile perchè il detenuto comune si può dissociare solo dal suo retroterra, non ha ideali politici da cui dissociarsi; ecco nel momento in cui parliamo di "comuni" perchè io sono un detenuto "comune", il "Collettivo verde"

è formato di soli "comuni", non sono dissociati, non sono pentiti, sono persone che hanno detto basta. Semplicemente hanno detto: "vogliamo farci una nostra vita, cerchiamo di instaurare un discorso con l'Istituzione". Bene, la pena di morte, adesso non è che voglio fare della retorica, o altro ma la pena di morte forse è giustizia? O è vendetta?

Allora fino a ieri, quando io per esempio, venivo additato a reietto, perchè tanti miei reati venivano inquadrati, assolutamente erroneamente, a gesti o azioni vendicative. Giustamente se era vero mi accusavano. Ma allora la pena di morte, come oggi la invoca qualcuno, è giustizia o vendetta?

Prima cosa e poi c'è un'altra cosa: l'Italia è uno dei paesi dove l'errore giudiziario è più in voga. Ed allora l'errore in caso di pena di morte chi lo và a pagare?

R.R.: Nel momento in cui stiamo registrando ricorre il quarto anniversario della morte di Enzo Tortora, tu hai avuto modo di seguire anche da coinvolto il primo processo alla Nuova Camorra Organizzata questa vicenda e dal quel giorno hai deciso di iscriverti al Partito Radicale. Cosa ricordi di quel periodo e perchè hai deciso di iscriverti e cosa ne pensi dello scandalo che ancora una volta certi sedicenti giornalisti hanno voluto sollevare?

V.A.: Innanzi tutto vorrei dire a tutti, anche a questi sedicenti giornalisti, che il processo Tortora e la persona Tortora è un problema di coscienza che coinvolge tutti, ed in particolar modo coinvolge quelle persone che hanno gestito tutta la faccenda Tortora. Secondo punto io ho conosciuto Tortora proprio durante il processo: io sono un detenuto, è sedici anni che sono dentro il carcere. Ed è vero che è un luogo chiuso ma è anche vero che è un luogo di specchi: Tortora era un uomo innocente. Tortora era i-n-n-o-c-e-n-t-e. E Tortora ogni volta che parlava o che rispondeva al magistrato soltanto nel muoversi, nello sguardo...Era innocente. E Tortora purtroppo è diventato il simbolo di quanto accadeva in quel periodo e di quanto si vorrebbe che riaccadesse oggi. Ecco io onestamente a quel tempo il Partito Radicale sapevo e non sapevo cos'era, politicamente non mi ero interessato molto a quei tempi. Ma nel momento in cui ho visto Tortora, che per me è stato prima di tutto offeso, umiliato come uomo, Tortora

per me non meritava quello che è successo tanto meno la fine che fatto causata da quello che è succeso. Che lo ammettano o no questo è quanto panso io penso. E ho sentito proprio un'esigenza di dire: "se solo per Tortora si muove un partito, un partitino come quello radicale, che si stanno scontrando contro un Titano, e fanno quello che possono....certo una goccia in mezzo al mare", io personalmente mi sono sentito in dovere di dare il contributo che potevo dare, e l'ho fatto.

R.R.: Senti adesso come sfrutterai questo tuo primo permesso premio?

V.A.: Lo sconterò con mia figlia, con mia madre, con la mia ragazza, con tutti gli operatori penitenziari: il volontariato, con il cappellano, con tutte quete persone che da anni e anni ci seguono, e ti dirò che lo sto scontando bene. Non riesco nemeno a spiegarti quello che provo. Potrei dirti che sto ri-vivendo quello che non ho vissuto mai. Nella mia vita, per dirti, la cosa più bella che ho avuto è la nascita di mia figlia. Dopo mia figlia è quello che sta accadendo oggi. E devo ringraziare chi a creduto in me, chi ha creduto in quello che il "Collettivo verde" sta facendo, in quello che il "Collettivo verde" sta portando avanti. Ti assicuro che a differenza di un'area politica omogenea, un'area omogenea formata da detenuti comuni come il "Collettivo verde" che da tre anni porta avanti un discorso che è trasparente, portando avanti tutti gli impegni presi e si scontra con tutta una serie di difficoltà con la massima dignità, senza nessun mercanteggiamento. E ti assicuro che avremo bisogno di più mani e p

urtroppo queste mani noi non le abbiamo; si, abbiamo alcuni interlocutori che in noi credono, non lo nego questo, però c'e ancora pregiudizio nonostante tre anni e fatti inconfutabili parlino per noi. I prezzi pagati da noi, difficoltà superate, e tutta un'altra serie di cose ma noi andiamo avanti.

Purtroppo adesso, ritornado al discorso della "Gozzini", siamo quotidianamente in discussione nonostante il nostro cammino non abbia bisogno più di tante prove, l'abbiamo dimostrato. Lo dimostriamo, ma purtroppo c'è un'aria in giro che vuol far si che venga distrutto tutto. Si vorrebbe ritornare ritornare a quello che era, e non si riesce a capire.... perchè se si vuole dare in pasto all'opinione pubblica, che tra l'altro è ignorante in materia, di vincere e di risolvere i problemi esterni, della criminalità all'esterno, combattendo per avanguardie in carcere che sono costruttive e ben conosciute dagli addetti ai lavori, per arginare quanto accade fuori secondo me questo è secondo me assolutamente improponibile.

Perchè distruggere all'interno realtà positive al solo scopo di dare in pasto all'opinione pubblica: "noi siamo intransigenti, torniamo all'intransigenza", secondo me è soltanto tornare a quanto era una volta che sarebbe un'errore madornale.

R.R.: Senti, per concludere,come passa la vita un'ergastolano?

V.A.: Mah, sinceramente, bene non la passa. Io personalmente insieme ad altri miei compagni del "Collettivo" anch'essi ergastolani, in questi tre anni siamo riusciti a trovarci degli spazi, ognuno di noi lavora all'interno o all'esterno, ci sono impegni mensili: dibattiti, convegni, articoli, lavori artigianali, lavori all'interno della struttura in cui stiamo.

Quindi noi ci manteniamo occupati giornalmente.

R.R.: Ma il mondo esterno come vi appare?

V.A.: Qui ti doveri rispondere io che sono fuori: il mondo esterno mi appare un mondo che conosce ben poco del carcere.

Io in questi giorni ho avuto modo di discutere con persone che lavorano nel volontariato, che lavorano nel Comune, nella Regione, nella Provincia, e ti assicuro che quanto è a loro conoscenza, non è neanche lontanamente il tre percento di quello che può essere il carcere. Cioè il pianeta carcere per loro è un qualcosa di rimosso, capisci, loro rimuovono il problema carcere. Loro vedono il problema carcere come lo scarico di quanto succede all'esterno. E allora quando queste persone vengono da noi, perchè ogni mese le riceviamo come "Collettivo verde", si rendono conto che vengono ribaltati tutti i loro pregiudizi. E ti rendi conto che vivono soltanto di una disinformazione che è dilagante. Il problema è questo: c'è una disinformazione che è dilagante. E purtroppo ci sono queste spinte che sono pericolosissime.

R.R.: Vincenzo hai detto prima che ti sei iscritto al Partito Radicale al tempo del "processo Tortora". Adesso questo Partito Radicale ha bisogno come non mai di nuove iscrizioni, tu cosa puoi fare?

V.A.: Il problema è che un partito come il Partito Radicale che piccolo com'è, senza fondi com'è, è un partito che ha dato all'Italia, all'Italia tutta.... Parte della democrazia che c'è è merito del Partito Radicale. Io non voglio stare qui ad elencare tutte le vittorie del Partito Radicale, le leggi che sono passate e che oggi ne usufruiscono tutti i cittadini, lo sanno tutti. Quello che io non riesco a spiegarmi è un'altra cosa: perchè il Partito Radicale fa fatica ad avere tesserati, ad avere chi lo finanzia con una tessera? E vedi altri partiti che non hanno fatto le battaglie dei radicali che hanno più tessserati, hanno più finanziamenti. Questo, onestamente, mi stupisce; sarò anche ignorante, avrò i miei limiti culturali ma non riesco a spiegarmelo...non ci riesco, non ci riesco perchè, secondo me, il Partito Radicale ha dato molto. Certo non voglio dire che tutte la battaglie che fa il Partito Radicale sono giuste e al di sopra delle parti. Il Partito Radicale è un partito politico anche lui: avrà di

fetti, avrà virtù. Io non dico che sono radicale quindi abbiamo ragione solo noi, no no per carità, sono io il primo ad essere messo in discussione tutti i giorni quindi immagina il Partito Radicale. Però dico: quello che ha fatto il Partito Radicale è sotto gli occhi di tutti. Quello che ha intenzione di fare e di proporre... lo sta facendo Pannella a Montecitorio oggi con la votazione del Presidente, una certa visione politica che ha. Però vedo che c'è una difficoltà oggettiva, soggettiva ad aiutare quanto il Partito Radicale vuole fare. E questo mi stupisce, non riesco a darmi una spiegazione.

R.R.: Beh, tu ti sei iscritto, troviamo nuovi iscritti.

V.A.: Io spero. Guarda nel mio piccolo, per esempio abito in un paese dove ci sono tutte persone che lavorano, sono tutte persone del popolo... e tramite la mia famiglia, gli amici che lavorano io ho detto soltanto: "fate una riflessione e poi votate". Ed io ho avuto conferma che molte di queste persone, non perchè gliel'ho detto io - sono persone che quando andavo all'oratorio mi compravano le caramelle - mi hanno mandato a dire: "abbiamo votato Lista Pannella". Però ritengo che questo sia poco. E' una goccia in mezzo al mare. Sono più daccordo quando un esponente radicale mi dice: "noi abbiamo fatto la tessera del Club Pannella che costa mille lire, proprio per mettere in condizione tutti di essere nella possibilità di avvicinarsi al Partito Radicale e non pagare le duecentoepassamilalire per prendere la tessera". Ecco qui sono daccordissimo, mi convince, capisci cosa voglio dire?

R.R.: Certo. Allora aspettiamo migliaia di iscrizioni anche a questo Club.

V.A.: Io lo spero. Tra l'altro, colgo l'occasione per mandare un salutissimo a Marco Pannella, perchè è una persona a cui sono molto legato, e che mi ha dato tanto quindi ci tengo a salutarlo.

R.R.: Bene Vinvenzo, ti ringrazio, ti saluto, buon lavoro e arrisentirci.

V.A.: Buon lavoro a tutti voi di Radio Radicale. Grazie.

 
Argomenti correlati:
stampa questo documento invia questa pagina per mail