Ecco il testo:
E' SEMPRE INDECIFRABILE IL BILANCIO DEI PARTITI
Lo Stato versa ogni anno 83 miliardi ai partiti (cifra rimasta invariata dall'81). Ma dc, pds (ex pci), psi, msi, pri, psdi e pli - anche per effetto della chiusura »in rosso dei precedenti esercizi -hanno accumulato complessivamente al 1· gennaio '91 un deficit di 100 miliardi. Alla stessa data solo tre partiti hanno, invece, registrato utili: Partito Radicale (+531 milioni), Verdi (+472 milioni) e Lega Lombarda (+449 milioni).
Questi dati, pubblicati nel supplemento di 192 pagine alla Gazzetta Ufficiale dell' 11 maggio scorso, inducono il cittadino ad un'attenta riflessione anche perché nel '93 la legge sul finanziamento pubblico dei partiti potrebbe essere cancellata dal referendum.
Peraltro, la riforma della legge 659 in vigore da 11 anni è ritenuta ormai »indilazionabile dai professori Matteo Caratozzolo e Domenico Amodeo e dal dottor Remo Marletta, esperti contabili ufficiali della presidenza della Camera.
A loro parere il Parlamento deve correggere le gravi lacune e rendere finalmente trasparenti i bilanci delle forze politiche. Ma cos'è che non va per i tre commercialisti? Innanzitutto, i partiti devono rendere noto non solo il conto economico (entrate/uscite), ma anche lo stato patrimoniale (attivo/passivo), »redatti in base al principio di competenza economica, e non al principio di cassa, secondo strutture e schemi analoghi a quelli previsti per le Spa .
Oggi, invece, il cittadino non conosce l'esatta consistenza dei patrimoni immobiliari ed azionari dei partiti, né l'importo dei prestiti bancari da essi ottenuti e neppure l'elenco completo dei »benefattori . Per di più il controllo dei conti è affidato a revisori nominati dagli stessi partiti (fa eccezione il partito radicale che ha affidato l'incarico a consulenti nominati dal Consiglio dell'Ordine dei commercialisti).
I tre consulenti della Camera hanno, poi, lamentato che, contrariamente a quanto prescrive l'articolo 4 della legge 659, non viene quasi mai indicato nella relazione allegata al bilancio dei partiti l'elenco delle libere contribuzioni superiori ai 5 milioni. Ed hanno lanciato un j'accuse: »Alcuni partiti ottemperano a tale prescrizione, mentre altri predispongono un elenco a parte che inviano alla presidenza della Camera insieme alle dichiarazioni congiunte dei finanziatori. »Altri ancora non compilano tale elenco, ritenendo che l'obbligo di redazione sia assorbito dall'obbligo di invio delle dichiarazioni congiunte .
L'attuale normativa prevede, poi, che devono essere resi noti solo i nomi di quei cittadini o di quelle società che nell'arco dell'anno hanno »graziosamente versato alla segreteria amministrativa nazionale di un partito più di 5 milioni. Ma per aggirare la legge e restare anonimo è, però, sufficiente, ad esempio, che un finanziatore versi alla sede periferica di un partito un importo maggiore di 5 milioni o frazioni la somma tra più persone.
Dall'esame dei bilanci dei partiti per il '90 emerge che solo dc e psi hanno reso noti i nominativi dei »benefattori privati. La segreteria di piazza del Gesù ha dichiarato di aver incassato 11 contributi per poco più di un miliardo.
Particolare curioso: un contributo per 85 milioni è giunto dalla Svizzera. L'ha versato il signor Marcello Verdi di Ginevra. Nell'89 c'era stato anche uno »zio d'America : un anonimo »benefattore di New York aveva, infatti, inviato alla dc un contributo di 100 mila dollari. La direzione socialista ha ammesso di aver incassato poco più di 400 milioni da 9 »benefattori , ma ha denunciato una serie di abbuoni per 5 miliardi per la vendita di »pacchetti di spot elettorali. Anche pli e Verdi hanno ottenuto solo »sconti pubblicitari. Msi, pri e psdi hanno dichiarato di non aver ricevuto contributi superiori ai 5 milioni, mentre pci, pr e dp li hanno ricevuti solo da propri deputati o sedi periferiche.
Pierluigi Franz