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Partito Radicale Emma - 1 giugno 1992
DEMOCRAZIA DELLO SVILUPPO
SQUILIBRI E POVERTA' MONDIALI

Si è svolto a Roma, presso il Parlamento Europeo nei giorni 28 e 29 giugno, il convegno dal titolo sopra riportato.

Alcune relazioni molto interessanti: Basti citare quella del prof Duranti "I rifugiati economici e la democrazia dello sviluppo" o quella del prof: Zanghì : "Popoli, comunità e minoranze nel moderno diritto internazionale"-

Purtroppo non scritte e quindi non ve le posso riversare.

Vi riverso quella scritta di Bettino Craxi :"Il ruolo dell'ONU per la promozione dello sviluppo nel mondo", . In questa relazione è contenuta una proposta che mi è parsa interessante: la trasformazione del "Consiglio di Sicurezza" in "Consiglio per la sicurezza e lo Sviluppo"

Secondo una diffusa, interessata opinione le Nazioni Unite, istituzionalmente non debbono avere un ruolo vero, nella promozione dello sviluppo economico e sociale del mondo.

Il solenne preambolo della Carta Costituzionale delle Nazioni Unite, traccia invece con chiarezza gli obiettivi: della reciproca tolleranza fra i popoli e le aggregazioni sociali; della pace e della sicurezza fra gli Stati; dell'impiego delle strumentazioni internazionali per la promozione dell'avanzamento economico e sociale di tutti i popoli.

E' nel primo articolo della Carta delle Nazioni Unite, che si sottolinea il valore della cooperazione internazionale, per le finalità di sviluppo economico, sociale, culturale e dei diritti umani. E' poi l'articolo 13 che stabilisce, fra i compiti fondamentali dell'Assemblea Generale dell'ONU, quello di compiere studi e formulare raccomandazioni per la promozione della cooperazione economica e sociale internazionale. Tramite il Consiglio Economico e Sociale esse vengono trasmesse alle Agenzie specializzate che ad esse fanno capo, come la Banca Mondiale, la FAO, l'UNICEF, l'UNDP, l'ILO ed, ultima nata, l'UNCED che opera nel settore dell'ambiente e indìce, a Rio de Janeiro, quest'anno, la prima Conferenza Mondiale su ambiente e sviluppo.

I singoli Stati membri secondo l'art. 56 del Trattato, sono impegnati ad agire in cooperazione con l'ONU per gli obiettivi di pace e sviluppo menzionati dall'articolo 55.

Un precetto che, come è noto, viene tutt'altro che rispettato. A causa del comportamento dei paesi ricchi, gli ostacoli finanziari impediscono una efficace attuazione delle raccomandazioni delle Nazioni Unite, anche quando esse, come nel caso del Rapporto su Debito e Sviluppo trovino consenso nei vertici dei maggiori paesi industrializzati, e suscitino una vasta eco positiva nell'opinione pubblica internazionale e presso alte autorità morali come la Santa Sede.

Emblematica per tutti la situazione critica della FAO, a causa delle riluttanze di alcuni importanti governi a versare le quote annuali. Tutti sanno quanto lo sviluppo agricolo sia di importanza fondamentale soprattutto per i paesi del Sud del mondo ed anche per i paesi dell'Est in crisi ed in via di transizione.

Ma per attuare una efficace "rivoluzione verde" occorrono assistenza tecnica ed investimenti, occorre cioè un accresciuto ruolo della FAO e un accresciuto aiuto finanziario dei popoli ricchi.

Le Nazioni Unite, praticamente sin dalla loro nascita, si sono trovate quasi del tutto assorbite dall'arduo compito del mantenimento dell'equilibrio politico e della sicurezza fra i grandi blocchi contrapposti.

Ora che sono crollati muri, miti ed imperi, le Nazioni Unite non più assillate da quelle responsabilità strategiche, dovrebbero potersi sempre più indirizzare verso il consolidamento della pace e dei diritti umani, concentrandosi sui temi dello sviluppo economico e sociale e della cooperazione economica, culturale ed ambientale, internazionale.

Il "Consiglio di Sicurezza" per conseguenza dovrebbe trasformarsi in "Consiglio per la Sicurezza e lo Sviluppo" ed orientarsi ad affrontare le grandi questioni, che tengono il campo in questo scorcio di secolo e nel prossimo: il diritto di ciascuno alla sopravvivenza e alle dotazioni minime per la dignità umana cioè alla cittadinanza nel mondo; la ricomposizione degli Stati, nell'ambito di nuovi equilibri e ordinamenti regionali; il rilancio dello sviluppo economico e degli scambi internazionali; per la tutela dell'ambiente nel quadro dello sviluppo sostenibile e la salvaguardia delle risorse planetarie.

L'articolo 53 prevede la possibilità di istituire organizzazioni o agenzie regionali per attuare i dettami del Consiglio di Sicurezza.

Il Rapporto pubblicato lo scorso anno dall'UNDP sullo "sviluppo umano" fornisce, con la sua metrica delle grandi privazioni e dei divari fra ricchi e poveri, un quadro di preoccupazioni e, insieme, di speranze, utilissimo ai fini della riflessione che oggi s'impone alla Comunità Internazionale.

Nel mondo, un anno fa, vi erano ancora 800 milioni di persone in preda alla fame. Quest'anno la cifra s'è accresciuta a causa delle disintegrazioni e dei conflitti che si sono diffusi dopo la frammentazione del monolite sovietico.

900 milioni di persone adulte, - nei paesi in via di sviluppo - sono tuttora completamente analfabete e un miliardo e mezzo non hanno alcun accesso alla assistenza sanitaria primaria.

Un miliardo e 750 milioni di uomini, donne, bambini vivono senz'acqua di tipo potabile e più di un miliardo versano in stato di assoluta povertà.

Il reddito medio per abitante del Sud del mondo è di un ventesimo di quello medio del Nord. Ed è solo una media: a un estremo l'Etiopia e il Mozambico hanno 100 dollari per abitante; all'altro estremo la Svizzera ne ha trentamila, cioè trecento volte. L'Italia ne ha 15 mila, cioè 150 volte. In Asia coesistono il Giappone con 24 mila dollari per abitante e l'India e la Cina, in tutto due miliardi di persone, con 350 ossia un settantesimo. La mortalità materna del Sud del mondo è 15 volte tanto quella del Nord; la mortalità dei nati vivi, nei primi 5 anni, nel Sud è una percentuale di 12 volte tanto quella del Nord. L'alfabetismo femminile è della metà e quello degli adulti nel complesso è il 60% di quello del Nord, misurato in percentuale del rispettivo totale delle donne e degli adulti.

Per le aspettative di vita, i dati variano moltissimo, anche nel Sud del mondo. Mentre in gran parte dell'Africa Subsahariana essa è fra i 42 e i 46 anni in Cina essa è ora di 70 anni e in India e Pakistan, è 58-59 anni.

I divari sono grandi, impressionanti, drammatici, anche se notevoli progressi sono stati compiuti.

Gli aiuti allo sviluppo, ancorchè magri, allo stato solo lo 0,35% del prodotto dei paesi ricchi - sono serviti a diminuire i divari sociali. Gli sforzi e gli avvertimenti degli organismi internazionali non sono stati vani. Del resto ne parlano le cifre.

Il Rapporto sullo sviluppo umano mostra che le aspettative di vita che ora sono, nei paesi poveri, attorno ai 50 anni, erano trent'anni fa un po' inferiori ai 40 anni.

Mentre nei paesi ricchi l'aspettativa di vita saliva da 70 a 77, guadagnando un 10% nei paesi più poveri essa s'è accresciuta di un quarto e nel complesso dei paesi in via di sviluppo del 40%, passando da 45 a 62 anni. Ciò certo, complica i problemi del rapporto fra prodotto nazionale globale e prodotto per abitante, ma costituisce la maggiore delle conquiste cui l'essere umano possa aspirare, se è vero che la vita è il bene più prezioso.

Anche per la mortalità infantile, si è avuto - nel Sud del mondo - un trend favorevole: nei paesi più poveri essa è passata dal 170 a 125 per mille, e nel complesso dei paesi in via di sviluppo dal 150 allo 80 per mille.

L'alfabetismo è passato dal 30 al 40 per cento degli adulti nei paesi più poveri e dal 42% al 60% nel complesso dei paesi in via di sviluppo.

Se gli indicatori sociali mostrano che vi sono notevoli progressi assoluti e che certi divari fondamentali si riducono fra Sud e Nord, quelli economici mostrano un altro trend. Il divario qui si accentua, mentre il progresso assoluto risulta per gran parte del Sud molto modesto, mentre nell'Est ex comunista vi è al momento addirittura un regresso.

Il reddito pro capite nei paesi industrializzati, nel periodo 1986-87 è più che raddoppiato.

I paesi ricchi avevano 5 mila dollari per abitante, alle soglie degli anni '80. Ci siano trovati con circa 12 mila alle soglie degli anni '90. I paesi in via di sviluppo sono passati da 500 a 600 con un aumento del 20% soltanto.

Non vi sono per il futuro, speranze di riduzione sostanziale di tale divario economico.

Le prospettive generali dello sviluppo economico mondiale per il prossimo decennio, non appaiono incoraggianti. Manca un propulsore dello sviluppo, in presenza di un grande potenziale suscettibile di utilizzo, anche nelle parti più disperate del mondo.

Vorremmo tornare perciò a riflettere sul ruolo delle Nazioni Unite nella promozione della crescita come risposta in termini di cooperazione e di interdipendenza fra molteplici nazioni e regimi a diverso grado di sviluppo.

Diverse Nazioni in via di sviluppo hanno compiuto, anche con i nostri aiuti, importanti progressi nell'offerta dei "beni di cittadinanza" accumulando per questo anche debiti onerosi.

Un numero crescente di paesi nel Sud e nell'Est del mondo inoltre ha riconosciuto le libertà civili politiche, ha scelto le istituzioni democratiche, ha dato spazio ai diritti del lavoro e del mercato.

Ma a questo mondo più libero e più ricco di affermazioni e richieste democratiche non fa riscontro una condizione di maggiore cooperazione economica, che agisca come fattore di incoraggiamento e stimolo allo sviluppo e di stabilità politico-sociale.

La transizione dal collettivismo autoritario al mercato, anche per effetto di terapie shock troppo precipitose e di conseguenti azioni contraddittorie, sta determinando conseguenze sociali preoccupanti, nell'Est, nell'ex Unione Sovietica, nella stessa Germania unificata.

Fra un decennio, secondo stime provvisorie di un gruppo di studio della CEE sulla "coesione europea" la disoccupazione potrebbe essere del 20% nell'ex URSS e nei paesi dell'Est, mentre le stime per la ex Germania Orientale non sono molto diverse.

Alcuni continenti non riescono a risollevarsi dal peso delle distruzioni belliche e del debito.

In effetti una fonte di previsioni non certo pessimistica come lo WEFA - diretto dal Premio Nobel Kein - per l'Africa, dopo il declino del prodotto pro capite del 2% annuo del decennio 80, prevede, per il decennio attuale, un prodotto pro capite invariato; e, per il primo del prossimo secolo, una crescita pari solo allo 0,3% annuo. L'America Latina, in cui diversi paesi hanno fatto vigorosi sforzi per uscire dalla crisi, tuttavia, a causa dell'alta inflazione, della bassa dinamica dell'economia mondiale e della conseguente stentata crescita dell'export raggiungerà il reddito pro capite che aveva alla fine degli anni '70 soltanto nel 1995.

Solo in Asia, sotto la spinta del Giappone, le prospettive di crescita si presentano buone: a condizione, bene inteso, che il Giappone prosegua nella sua dinamica economica e la Cina continui ad aprirsi ai rapporti internazionali. In queste condizioni, un nuovo ruolo di coordinamento e stimolo delle Nazioni Unite nel campo dello sviluppo economico mondiale e della cooperazione verso nuovi equilibri politici ed aggregazioni regionali si fa cruciale.

E' indispensabile, in tale quadro un maggiore impegno finanziario dei paesi ricchi per i paesi meno sviluppati.

Come ho più volte affermato, l'attuale quota dello 0,35% del loro prodotto lordo dei paesi donatori va raddoppiata, secondo le indicazioni dell'OCSE. La Banca Mondiale, va dotata di risorse finanziarie a condizioni concessionali mediante la messa a disposizione di liquidità creata presso il Fondo Monetario internazionale, affinchè possa effettuare, a sua volta, ampi finanziamenti concessionali ove ciò è indispensabile per ottenere il risanamento e sorreggere lo sviluppo.

Le minacce per la pace, non sono certamente cessate.

Sopite in un'area si possono accendere in altre regioni. Però l'obiettivo che si legge nel preambolo della Carta delle Nazioni Unite di salvaguardare le generazioni e venire dal flagello delle guerre mondiali che, per due volte, nel secolo ventesimo, hanno inflitto all'umanità dolori "inenarrabili" appare, alle soglie del nuovo secolo, nel complesso conseguito.

Tuttavia il flagello della povertà, della fame, delle malattie, dell'ignoranza non sono ancora stati debellati per una parte troppo grande del genere umano, nel frattempo diventato più numeroso mentre si accresce quello delle lesioni ambientali.

Ormai è chiaro che è possibile fare rilevanti progressi in questi campi solo promuovendo un più alto sviluppo compatibile. Per questo non basta la "mano invisibile" del mercato; occorre un maggior sforzo di cooperazione e coordinamento mondiale e regionale, in cui ciascuno faccia la sua parte, ed in cui si senta parte delle Nazioni Unite.

 
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