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Conferenza Partito radicale
Lorenzi Giuseppe - 8 giugno 1992
YUGOSLAVIA/DOV'E' IL PACIFISMO?
di Gianluigi Melega

da L'ESPRESSO del 14 giugno 1992---------------------------

La sinistra è divisa. I cattolici si sono mossi tardi e poco. Solo i radicali hanno fatto qualcosa. Ma com'è lontano il Kuwait!

"Movimento per la pace: dove sei finito?" si è chiesto nell'editoriale dell'Unita' del primo giugno scorso il direttore, Walter Veltroni. Verissimo: dopo ormai quasi due anni di conflitti armati, con l'uso di aviogetti, carri armati, cannoni, bazooka e mille e mille micidiali armi individuali, ci si è accorti che, salvo un'importante eccezione, le atroci e sanguinose vicende di quella che un tempo era la Repubblica Federale di Jugoslavia non hanno suscitato nessun movimento di massa.

Come mai? Cominciamo a sentire l'analisi di Veltroni.

"Con la fine della guerra fredda è caduta la logica degli schieramenti", dice Veltroni. "Il movimento deve rendersi conto che in futuro non ci saranno più situazioni tipo Vietnam o Afghanistan, ma tipo Libano o Jugoslavia. E dovrà quindi reagire non automaticamente, scegliendo tra buoni e cattivi per ragioni ideologiche, ma con anticipo nei tempi e con analisi approfondite".

Non a caso una risposta ideologica viene invece ancora da Rifondazione Comunista, Famiano Crucianelli, oggi deputato, in passato organizzatore di manifestazioni a Comiso, contro gli occidentali nel Golfo, contro gli yankee in Centro e Sud America: "Il movimento pacifista è indebolito dal fatto che non riesce ad accettare quello che è diventato il ruolo dell'Onu dopo l'89, cioè di non essere più super partes, ma di essere subalterno alla logica dell'unica grande potenza rimasta".

La seconda grande area dei movimenti pacifisti era costituita dal mondo cattolico, sia quello impegnato politicamente a sinistra, sia quello che si ispira direttamente alle indicazioni del papa. Padre Eugenio Melandri, deputato italiano ed europeo di Rifondazione, uno dei più noti esponenti della prima di queste "sotto-aree" cattoliche, ammette il ritardo e l'impaccio con cui ci si è mossi politicamente. "In questi giorni abbiamo però radunato a Padova rappresentanti delle Citizens' Assemblies d'Europa, proprio per decidere iniziative politiche concrete su cui muoverci", dice. Non pare, però, che il risultato raggiunto sia molto incoraggiante.

Roberto Formigoni, vicepresidente del Parlamento europeo, respinge invece le critiche ai cattolici legati al Vaticano. "Ho partecipato a decine e decine di dibattiti, sono stato quattro volte in Jugoslavia nell'ultimo anno, il Movimento Popolare e la Caritas hanno spedito 40 Tir di aiuti alle vittime in Jugoslavia, sono stato alla Carovana per la pace Trieste-Sarajevo. E per di più abbiamo criticato il tiepido atteggiamento del ministero degli Esteri e del Governo. Detto questo, penso che intensificheremo presto la nostra azione politica sul tema".

Eppure un'eccezione, come si è detto, c'è stata: ed è venuta dalla terza componente storica dei movimenti pacifisti, quella laica non comunista, in Italia rappresentata soprattutto dal Partito radicale. Già tre anni fa marco Pannella aveva chiesto a Belgrado di far svolgere in Jugoslavia il congresso del partito radicale transnazionale, proprio per richiamare l'attenzione internazionale su quanto stava per accadere. E, come parlamentare Europeo, aveva chiesto che la Jugoslavia, tutta intera, fosse subito ammessa nella Cee, proprio per poter meglio bloccare le spinte etniche fratricide. Ma né l'una né l'altra proposta ebbero successo.

Da quel momento i radicali si mobilitarono. Pannella ricevette la tessera ad honorem dei Giovani socialisti sloveni, l'anno scorso il congresso del partito si svolse a Zagabria, incominciò una collaborazione, per molti versi rischiosa e coraggiosa, con i serbi del Movimento pacifista di Belgrado. I radicali hanno organizzato dimostrazioni davanti alle ambasciate a Roma, a Praga, a Mosca, in Bulgaria, hanno spedito una loro iscritta irlandese, Mairead Corrigan, premio Nobel per la Pace 1976, ad illustrare la posizione nonviolenta (che loro tengono a distinguere come attiva da quella pacifista, passiva) a Butros Ghali, segretario generale dell'Onu, hanno fatto firmare alla maggioranza dei deputati italiani una mozione molto dura e circostanziata contro Belgrado.

Radio Radicale trasmette notiziari drammatici in diretta dalle diverse località jugoslave travolte dalla guerra, quasi duemila persone (molti comunisti, democristiani, tre preti, alcuni consiglieri regionali e comunali) stanno conducendo un digiuno "a staffetta", iscritti italiani, croati, sloveni, serbi e albanesi del partito si stanno muovendo in diverse località della Jugoslavia per moltiplicare le iniziative per la pace.

La mozione radicale, stesa da Pannella, vede come pericolo grave ed immediato la cosiddetta "redistribuzione etnica" che Belgrado persegue spietatamente: vale a dire, scacciare i non serbi dalle zone dove le diverse etnie convivevano sino a ieri.

Nel rimproverare a Veltroni un difetto del suo editoriale, quello di una mancata autocritica alla disattenzione dell'Unità nei confronti delle iniziative pacifiste, Pietro Ingrao ha auspicato che il movimento torni presto a farsi sentire e ad essere sentito. Osserva sarcasticamente Pannella: "Se appena si muovessero gli americani per cercare di far cessare i massacri, i pacifisti dormienti si sveglierebbero subito".

 
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