"MAASTRICHT" E' MORTA, VIVA L'EUROPACon la bocciatura del Trattato di Maastricht da parte dei danesi, si conclude de jure e, lo speriamo, de facto un processo che sin dall'inizio è nato all'insegna del pasticcio.
Non vediamo, in effetti, come un trattato contrattatto tra dodici paesi, che trasforma un precedente trattato contrattatto dagli stessi dodici paesi, possa, una volta bocciato da uno di questi paesi, continuare ad avere qualsiasi valenza politica oltreché giuridica per gli altri undici stati.
Se la bocciatura danese dovesse essere confermata -
ed è difficile immaginare, sia in termini di diritto sia in termini politici, che la leadership del paese possa non tener conto del risultato del referendum -, non va rinegoziato solo il Trattato di Maastricht, ma la procedura stessa di modifica dei trattati, che allo stato attuale non prevede la possibilità per uno o più stati membri di non passare alla tappa successiva del processo di costruzione comunitaria.
Non c'è quindi altra strada che la riapertura delle trattative e la definizione di una clausola di uscita in caso di mancata approvazione, insieme all'elaborazione di due nuovi trattati. Il primo che potremmo chiamare di "massimo comune denominatore" deve prevedere un rafforzamento della Comunità europea accettabile per tutti gli stati membri. Il secondo che potremmo chiamare "di unione democratica" dovrebbe costituire un passo significativo per la creazione dell'Europa federale, ed essere quindi il punto d'incontro tra i soli membri (con un minimo di 6 o 7 paesi tra gli attuali membri della CEE) che vogliono una tale Europa, federale e democratica.
Al vertice di Lisbona si dovrebbe arrivare, senza problemi, a (ri)definire il primo. Quanto al secondo, i "volontari" sarebbero liberi di incontrarsi quando e dove vogliono. Da domani !