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Conferenza Partito radicale
Pezzilli Dora - 12 giugno 1992
Caro amico precedente nella scrittura, non ho letto di te che, purtroppo una parte; oggi e me ne dispiace sono un po' stanca. Ma di quel poco o tanto che ho letto ho percepito, credo, la tua angoscia stilistica, e lo dico con rispetto, davanti alla distruzione di un'opera, che nel mondo intero rapprenta la polis, l'agora', la piazza; certo ognuno poi, in base a chi la abita ha la polis che si merita, e quindi, si ritrovera' piu' o meno bene a discutere di filosofia; quei luoghi a me evocano , persone amiche, parenti lontani, che risalgono alla mia infanzia.riconoscibili sempre, come in una architettonica armonia nelle forme e nei gesti della Repubblica Veneziana. Essa ha resistito, non ti pare, alla barbarie nemica, e qundo Napoleone di Francia, si presento' sul ponte, la Signora, capi' che era venuta l'ora di sventolare bandiera binca. Molti si chiedono tutt'ora con rammarico il perche' di una resa cosi' immediata, ma io che sono nata in quel luogo lo considero l'ultimo espediente per restare nella memoria,
senza che guerra possa impunemente ignorarla. Piazza San Marco val bene una messa, avra' detto Venezia, facciamola, in onore di Mozart, Voltaire e tutta la compagnia. Perche', viva Venezia. Per questo, la Serbia si accanisce tutt'ora. Per cancellare attraverso i simboli l'unica memoria autentica di qualsiasi idea.Questa la Grandezza di un'epopea, arrendersi puo' essere un'idea, se si accetta di passare alla Storia. Grazie, Dora.

 
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