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Conferenza Partito radicale
Barbasso Alfonso - 17 giugno 1992
LOTTA ALLA MAFIA E "LEGGE GOZZINI"

Mimmo, detenuto nel carcere di Rebibbia, godeva dei benefici della "Legge Gozzini" e da circa tre anni usciva fuori a lavorare (art: 21). Da due anni circa lavorava nella sede del Partito Radicale.

I verbi sono al passato perchè nel presente è entrato in vigore il decreto antimafia (l'ennesimo), che restringe le già scarse possibiltà di usufruire dei suddetti benefici.

In attesa di trovare i killer di Giovanni Falcone, paga Mimmo e tanti come lui. Quì di seguito in una lettera spedita a Sergio D'Elia: il suo "piccolo sfogo".

Caro Sergio, é appena trascorsa la prima notte, sono sveglio da pochi minuti, tutto comincia ad assumere il suo peso, enorme, per chi come me aveva avuto la possibiltà di trascorrere gran parte della giornata tra persone che mai m'hanno fatto pesare la mia condizione di detenuto, per questo sono grato a te che mi hai portato a lavoraree al partito. Voglio dirti che é stata una realtà molto bella, che purtroppo il "destino" ha trasformato in un sogno bellissimo bruscamente interrotto.

Oggi comincio a sentire lo sconforto prendere possesso di me, non ostante cerco in tutti i modi di scacciarlo, ma inutilmente. Le mie armi sono spuntate, non fanno nessun danno, non producono nessuna ferita; il mio "nemico" é corazzato ed invincibile, tutto sembra vano ed inutile.

Quì dentro la gente é ritornata "zombi", senz'anima nè speranza, senza mete da raggiungere; la "speranza" tanto decantata é scomparsa in un batter d'occhio, tutto é finito, tutto ciò che mi circonda oggi é nullità: materia impalpabile che ti scivola tra le dita, nei pensieri, addosso.

Di tutto ciò che é stato fino all'altro ieri non trovo più traccia, tutto é scomparso; sembrano già trascorsi secoli e invece sono passate appena 24 ore.

Chissà a chi ha fatto comodo creare quest'immane tragedia, che purtroppo non ricade solo su di me, se non in minima parte.

Molti stanno peggio di me: me ne accorgo dalle loro facce, dai loro discorsi, dall'immenso peso "che opprime quest'angolo di mondo". Quest'immane ingiustizia; e non ho ancora avuto modo di sentire o vedere i miei fmiliari; mi spaventa il solo pensiero di quando li sentirò o vedrò.

Di tutto ciò che ho potuto godere fino a venerdì, vogli dirti grazie assai amico: questo nessuna legge lo potrà cancellare.

Grazie ancora amico mio, e grazie a tutti gli altri compagni.

Quì finisce il mio piccolo sfogo.

Ora dedicherò tutte le mie forze ad assorbire il brutale colpo infertomi senza colpa alcuna.

P.S.

Se qualcuno vuole scrivermi, sarò lieto di ricevere vostre notizie, e ancora di più lo sarò di rispondervi.

Domenico Curto

Rebibbia 13-6-92

 
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