da ASPE n. 10 - 28 maggio 1992------------------------------
Amnesty International propone interventi degli Stati a livello nazionale ed europeo sulla pena capitale. Necessario sviluppare l'educazione e l'informazione dell'opinione pubblica.
"Negli Stati Uniti cresce l'uso della pena capitale e cresce parallelamente il numero degli omicidi. E in ogni caso la pena di morte non è accettabile, in quanto non è mai pulita", non è mai indolore, è sempre crudele". Sono parole di Antonio Marchesi, presidente della sezione italiana di Amnesty International intervenuto al Congresso del Partito Radicale all'inizio di maggio a Roma.
"E' una pena irreversibile. - aggiunge - E non sono pochi (e anche se lo fossero sarebbero comunque troppi) gli innocenti giustiziati. La verità è venuta in luce dopo l'esecuzione e non c'è stato nulla da fare. L'errore, quando la pena inflitta è la morte, è definitivo, irreparabile".
A commento dei risultati dei sondaggi - fatti per lo più in America - secondo cui una parte di gran lunga maggioritaria dell'opinione pubblica sarebbe favorevole alla pena capitale, il presidente di Amnesty dice che, a suo avviso, sono altri gli argomenti su cui è necessario insistere "se vogliamo efficacemente informare ed educare contro la pena di morte. Quei sondaggi, infatti, non chiariscono che molti dei favorevoli danno assolutamente per scontato che la pena di morte sia una soluzione relativamente indolore, da una parte, e assolutamente efficace, dall'altra, per risolvere il problema della criminalità. Le risposte di chi si dichiara favorevole sono risposte di persone spaventate, insicure, le quali credono di invocare una soluzione al problema che sta loro a cuore, una soluzione accettabile e funzionale. Ma la pena di morte non è efficace contro la criminalità, meno che mai contro la criminalità organizzata".
Sul piano delle proposte concrete Marchesi suggerisce due strade. La prima riguarda l'Italia. "Per tutta la durata della scorsa legislatura abbiamo tentato di ottenere che la pena di morte, ancora prevista dal Codice Penale Militare di Guerra del 1941, fosse definitivamente espulsa dal nostro ordinamento. Abbiamo raccolto oltre 20.000 firme che sono state consegnate al presidente della Camera. Abbiamo raccolto molti consensi tra i deputati. Ma la legislatura si è conclusa senza che si trovasse il tempo per compiere questa scelta di civiltà".
La seconda direzione verso cui andare, secondo il presidente di Amnesty è l'Europa. "Da una parte i tempi sono maturi per lanciare l'idea di una "Europa senza pena di morte". Dall'altra l'Europa si deve impegnare attivamente nella direzione della abolizione a livello universale". In questo senso, dice Marchesi, la risoluzione del Parlamento Europeo rappresenta un primo importante passo avanti "anche se - afferma - è impensabile ottenere passi avanti significativi nel senso della proibizione internazionale della pena di morte se la maggioranza degli stati non contribuiranno a vietare a livello internazionale ciò che continua ad essere previsto o imposto dalle proprie leggi o dal clima politico dominante".