Secondo me, l'erba del vicino e' piu' verde della nostra. Non
sono uno sfascista, ne' ho motivi di rancore verso l'istituzio-
ne carceraria italiana, della quale spero di non essere ospite.
Ma da quel che leggo, da noi aumenta il numero dei detenuti e
diminuisce proporzianalmente lo spazio ad essi dedicato, al pun-
to che dietro tutte le cosiddette norme garantiste vi e'un in-
confessato movente di carattere "edilizio".
In altri paesi civili, mi risulta invece, che vi sia in questi
anni un grande fermento per la costuzione di carceri sempre piu'
confortevoli, nelle quali la privacy e' la regola, non il privi-
legio accordato al "pentito" o all'uomo de panza.
Certo, le carceri turche ed egiziane sono molto peggio delle
nostre. E quelle Bielorusse forse ancora peggio. Ma vale sempre
lostesso discorso: una famiglia "nobile", quale la nostra, non
puo' ammettere di mangiare a tavola con le mani e di lavarsi so-
lo a Pasqua, anche se son cose normali per le nazioni proletarie
del pianeta. In Egitto e Turchia il carcere-inferno e' uno standard
compatibile col livello di tecnologia, mentalita' e cultura di
quei popoli. Qui, il carcere-inferno e' un motivo per preferire
quasi che i detentuti restino a piede libero.