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Conferenza Partito radicale
Frassineti Luca - 23 giugno 1992
COMUNICATO STAMPA DEI DETENUTI C.R. REBIBBIA

ACLI "Incontro & Solidarietà"

ARCI Albatros

CIDSI (Centro Informazione Detenuti Stranieri in Italia)

5 & Novanta

Roma, 15 giugno 1992

I detenuti della Casa penale di Rebibbia intendono esprimere le loro opinioni in merito al decreto 306 dell'8 giugno 1992.

Si rivolgono ai mezzi d'informazione affinché questi vogliano prendere atto della reale portata di questo decreto il quale, presentato come decreto anti criminalità, si è rivelato, nei suoi effetti immediati, un decreto anti detenuti.

Ci spieghiamo meglio: eravamo detenuti che stavano pagando il loro debito verso la società e che hanno commesso il delitto per il quale sono stati giudicati e condannati in presenza di leggi dello Stato, tra le quali la "Gozzini", del tutto rispettose del dettame costituzionale il quale vuole che ogni cittadino è uguale davanti alla legge, che la detenzione deve tendere al recupero del reo e che nessuno deve essere punito in virtù di una legge che non esisteva prima della commissione del reato.

Abbiamo letto il decreto e ne abbiamo subìto gli effetti che a noi sembrano poco anti crimine e molto anticostituzionali. Potremmo essere in errore, del resto siamo noti per provenire dall'emarginazione quindi incolti e, ancora una volta molto ingenui. Ingenui poiché abbiamo creduto che la Costituzione, in questo Paese, venisse rispettata e quindi ci attenevamo rispettandole, alle regole che ci imponeva il nostro status di detenuti, abbiamo usufruito dei benefici previsti dalla sunnominata legge "Gozzini", ci siamo reinseriti nel tessuto sociale procurandoci un lavoro lecito, abbiamo ricostituito la famiglia, in alcuni casi, sempre col favore della suddetta legge, se ne è costituita una nuova, si sono messi al mondo dei figli, qualcuno tra i più fortunati ha iniziato una attività in proprio e alla fine questo decreto ci ha tolto dallo status legittimo di detenuti ricacciandoci in quello di "criminali". Saremo ingenui, anche incolti, ma crediamo, anzi ne siamo certi, 1 appellativo di criminale si può attribui

re soltanto a chi commette un crimine e non a chi ne sta scontando gli effetti in ossequio alle leggi e alle regole dell'Ordinamento penitenziario.

Cl siamo chiesti con sgomento per quale ragione una legge come la "Gozzini", inattaccabile dal punto di vista statistico e nei suoi effetti positivi, che ha cambiato la natura stessa del carcere trasformandolo da "università del crimine" a scuola di riadattamento sociale, venga cancellata o quasi dal nostro Ordinamento legislativo.

Non è una nostra opinione, ma un dato di fatto che nel carcere si scontava la giusta pena frequentando corsi professionali curati dalla Regione, scuole statali e non che ci preparavano al rientro nel consorzio civile in possesso di nozioni culturali e professionali che prima ci erano sconosciute. Quindi carcere rieducativo, non più università del crimine ma momento di crescita del reo che vi stava scontando la sua pena. Tutto questo in ossequio a leggi dello Stato.

Ci domandiamo sconcertati per quale ragione siamo stati ingannati dalle Istituzioni. Niente avevamo chiesto, non siamo noi che facciamo le leggi, ce le siamo trovate in

vigore all'entrata in carcere, le abbiamo rispettate poiché esse indicavano che così facendo avremmo ottenuto i c.d. "benefici", oggi invece ci rendiamo conto che si è trattato di una farsa; infatti la quasi totalità dei detenuti di questo e degli altri carceri è stata rieducata e non senza sforzo dal personale addetto e dalla partecipazione degli Enti regionali, ora con un decreto si annulla il dettato costituzionale e gli sforzi di tutti.

Ci sentiamo feriti nel nostro intimo, ci avevano fatto credere che saremmo tornati ad essere di nuovo figli della società, invece ci siamo ritrovati nuovamente "criminali" per decreto.

Ci chiediamo, per concludere, cosa ne sarà delle nostre famiglie, nuove o ricostituite, delle nostre attività lavorative conquistate guadagnandoci la fiducia degli altri e ci domandiamo se per caso non si sia trattato di un decreto il quale più che combattere la criminalità non proibisca il reinserimento del detenuto e, addirittura, neghi alle loro incolpevoli famiglie il diritto a vivere finalmente in pace.

Vogliamo sperare che i mezzi d'informazione prendano atto di queste realtà e le trasmettano all'opinione pubblica affinché questa sia informata della giusta valenza del c.d. "decreto anti criminalità".

Concludiamo facendo un'invito, anzi un'appello, affinché tutti i giornalisti, affinché tutta la gente, prima di condannarci, entrino nelle carceri, conoscano i detenuti, le loro problematiche, le loro ragioni, la loro verità.

Alaa Eddine Baddar Antonio Spinelli

Cosimo Rega Giorgio Bonuzzi

Michele Chirico Roberto Toti

Salvatore Siracusa Sergio Caprioli

 
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