Per la regione jugoslava si profila con sempre maggiore concretezza l'intervento armato euroamericano. Il primo obiettivo dovrebbe essere la liberazione dell'aereoporto di Sarajevo. Ma tutti sanno benissimo che, un aereoporto non si tiene a lungo, se non si controlla il territorio circostante. E che il territorio circostante non si controlla affatto, se non si é messa sotto controllo l'intera regione. E che una regione non si controlla finché ai suoi confini vi é una forza armata ostile che preme. In breve, l'intervento militare comincia con una incursione sull'aereoporto di Sarajevo, e finisce col presidio armato di tutta la ex-federazione jugoslava. É quindi fallito l'embargo, come doveva essere, dato che gli embarghi più stretti, quelli "ossidionali", non servono che ha stroncare i consumi, ma non ledono di molto la capacità e la volontà combattiva degli 'assediati". A questo punto, i cosiddetti pacifisti che in questa sede e altrove hanno spesso parlato a vanvera di embargo, di Serbia, di Croazia, et sim
ilia, dovrebbero avere il coraggio e l'onestà intellettuale di dichiarare fallimento e capire che hanno sbagliato. Sbagliato perché hanno negato alle armi, uniche detentrici del diritto di parola in caso di guerra, la facoltà di "cantare". I vari Spagnoli e Dentamaro, guidati dai pifferai irresponsabili ai vertici del loro partito, hanno escluso aprioristicamente la necessità di contenere la carneficina jugoslava mediante un intervento armato, sia pur di modeste dimensioni. Oggi, quell'intervento non sarà che il primo di una serie che durerà probabilmente molti anni. Il pregiudizio pacifista, la ideologia perversa del negare la necessità di un uso giusto della forza, hanno quindi condotto alle porte della peggiore situazione immaginabile: una escalation militare, che comincia da un aereoporto, e finisce con uno scenario vietnamita. Eppure, un poco di conoscenza della storia di quelle bellicose e violente popolazioni che vanno sotto il nome di serbi, corati, macedoni, bosniaci, sloveni (tutte sullo stesso pia
no di semibarbarie), e il rispetto per una millenaria esperienza politica e militare, suggerivano a chiunque l'unica soluzione economica e rapida del problema: una invasione in piena regola dei balcani, con forze tali da schiacciare ogni resistenza in una settimana. La smilitarizzazione di tutte le forze locali in campo. La sospensione parziale della sovranità delle repubbliche contrapposte. La loro annessione commissariale alla CEE.
Ora, fra pochi giorni, una forza composta probabilmente da europei ed americani, inizierà a sparare contro i serbi a Sarajevo. Poi dirigerà il fuoco contro i musulmani e i croati, quando si capirà che Sarajevo non é che l'inizio. Infine, a poco, a poco, la guerriglia fra le etnie richiederà sempre maggiori truppe da fuori per essere contenuta, regolata. E per anni la jugoslavia sarà un purulento bubbone. Mai come oggi vale dunque il detto, secondo il qale il "medico pietoso fa la piaga verminosa". E il medico pietoso e sciocco sono loro. Questi sacerdoti di un falso dio, sbranatore di uomini. Questi pacifisti, colpevoli più di tutti, perché hanno ignorato ancora una volta la realtà ed il realismo, in nome di se stessi, del loro protagonismo, dell'egoismo che li ha spinti a credere di essere in grado con le chiacchiere di piegare gente disposta a scannarsi per un pezzo di pane. Se avessero voluto veramente la pace in jugoslavia, anziché fare lo sciopero della fame, avrebbero dovuto gridare nelle piazze "inte
rvento ! intervento !". Se qualcuno, fra loro é ancora onesto, si guardi le mani. Se le guardi bene.