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Conferenza Partito radicale
Ottoni Sandro - 30 giugno 1992
CROAZIA: 21-26 GIUGNO, ASSEMBLEE RADICALI A POLA, SPALATO, DUBROVNIK, FIUME, OSIJEK. I DANNI DELLA GUERRA E LA RINASCITA DELLA DEMOCRAZIA.

Zagabria 28.6.92 - E' rientrata oggi a Zagabria la delegazione radicale (composta da Emilio Vesce, consigliere regionale antiproibizionista del Veneto, Sandro Ottoni, consigliere federale PR, Marjiana Stefanic e Tamara Jadrejcic) che ha visitato nei giorni scorsi numerose località croate colpite dalla guerra.

Il tour prevedeva una serie di incontri con la stampa e con la cittadinanza in ciascuna delle città.

A Pola, il più grosso centro dell'Istria, i radicali hanno visitato il sindaco, Luciano Delbianco, il quale ha espresso una grande preoccupazione per la situazione economica e politica istriana. Il crollo del turismo ed una considerevole presenza di profughi (25.000) hanno portato ad una grande crescita della disoccupazione ed al relativo fenomeno dell' emigrazione lavorativa, specialmente dei giovani (circa 10.000 fuoriusciti su 250.000 abitanti della regione). Secondo lo stesso sindaco il partito regionalista (Dieta democratica istriana) nella sua rivendicazione di uno statuto autonomo regionale, potrebbe offrire un rimedio al fenomeno dell' -esodo silenzioso-.

Successivamente hanno tenuto una conferenza stampa alla presenza di vari giornalisti locali ed alcuni cittadini. Ottoni e Vesce hanno illustrato l'attuale situazione del partito radicale invitando i cittadini croati ad aderire a quel progetto transnazionale che proprio qui ha dato una delle sue prove più efficaci. Sono state inoltre ricordate le iniziative svolte a sostegno del paese aggredito nelle varie istituzioni italiane ed in particolare nel Consiglio regionale del Veneto che ha, tra l'altro, recentemente stanziato un fondo di oltre un miliardo di lire per interventi a sostegno dei profughi e contro i danni causati dalla guerra.

Nenad Klapcic, segretario della Dieta democratica istriana, anche iscritto radicale, è intervenuto per ricordare la concezione federalista democratica caratteristica del partito radicale.

L'appuntamento successivo a Spalato è fallito a causa di un intenso bombardamento che ha bloccato i radicali ad alcuni chilometri da Sibenik. Oltre sessanta cittadini attendevano la delegazione che solo fortunosamente è riuscita ad avvertire gli organizzatori dell' impossibilità di raggiungere la città nei tempi previsti.

I radicali sono infine arrivati a Spalato dopo 14 ore di autobus, a notte fonda, per ripartire all'indomani mattina in traghetto alla volta di Dubrovnik.

Dubrovnik, la splendida cittadina fortificata, protetta dall'UNESCO e collegata con numerosi centri culturali ed artistici in tutta Europa, è tutt'ora esposta agli attacchi ed ai bombardamenti dell'esercito aggressore e dei terroristi serbi e montenegrini. All' attracco nel porto la delegazione radicale è stata accolta dal deputato croato Ivo Jelic, che ha subito invitato i quattro a lasciare il molo, oggetto il giorno precedente di cannoneggiamenti proprio all' arrivo del traghetto. Si potevano osservare numerose navi bruciate e affondate. L'allarme generale era cessato da poche ore e non sarebbe ripreso che il giorno successivo, dopo la partenza dei radicali.

Ma il timore degli spostamenti non ha favorito l' incontro previsto, al quale sono intervenuti solo otto cittadini, politici locali ed organizzatori di aiuti umanitari. Secondo quanto è stato raccontato la città si trova da mesi con l'acqua razionata e senza corrente elettrica. Nonostante l'avanzamento di alcune postazioni croate e la presenza delle forze ONU e CE, i bombardamenti si susseguono incessantemente da mesi e mesi. Negli interventi dei presenti si poteva ascoltare un grande sconforto per l' abbandono dell' interesse internazionale per la città di Dubrovnik. L' aiuto che chiediamo, è stato rimarcato, non è nei soccorsi umanitari (spesso alibi a buon mercato per le coscienze europee), il vero aiuto è far cessare la guerra!

I radicali hanno potuto osservare chiese e monumenti di valore storico inestimabile gravemente danneggiati, ma anche auto, edifici, navi bruciati o distrutti. Dall' inizio della guerra, nella sola Dubrovnik si sono avuti circa 200 morti, soprattutto civili che uscivano allo scoperto dopo giorni e notti di rifugio.

A Rijeka (Fiume), alla presenza di una quindicina di persone tra giornalisti e cittadini (tra i quali due rappresentanti dell'organizzazione umanitaria "Bastione dell'amore" e il noto scrittore Giacomo Scotti), i radicali hanno discusso sulle responsabilità ed i limiti della Comunità europea.

In particolare, in merito all' annunciato Mercato Unico del '93, Emilio Vesce, ha denunciato il rischio, analogamente alla situazione italiana, di un predominio della grande imprenditoria a danno della piccola e media impresa e al di fuori del controllo democratico dei cittadini e delle loro istituzioni.

Marijana Stefanich nel suo intervento ha ricordato, tra gli esempi di politica transnazionale, l'attività in Burkina Faso dell'AREDA (Ass. Radicale pour l' Etat de Droit en Afrique) in favore del riconoscimento internazionale della Croazia.

Alcuni interventi hanno sottolineato l'importanza degli aiuti umanitari, mentre Fulvio Jankovic, giornalista ed iscritto di Rijeka, ha ricordato un' iniziativa per la raccolta e distribuzione di soccorsi, svolta in collaborazione con alcuni radicali di Genova ed il consigliere regionale antiproibizionista Vittorio Pezzuto.

Ad Osijek, l' altra città sulla linea del fronte nord-orientale, già visitata da Marco Pannella ed altri radicali ai primi dell'anno, i radicali hanno commentato la recente notizia dell'indizione delle elezioni in Croazia. Auspicando che le elezioni si svolgano con tutte le garanzie democratiche, hanno ribadito la non presentazione del partito radicale ad elezioni in un singolo paese. I cittadini, sollecitati ad intervenire sul tema, hanno espresso la difficoltà anche solo di concepire la democrazia per chi ha vissuto quarant'anni in regime comunista. Proprio in questo potrebbe essere il ruolo del partito radicale: essere garanti dei metodi e dei principi democratici in quei paesi che solo oggi si apprestano alle regole del diritto internazionale.

Nella successiva visita alla città, nonostante un evidente lavoro di ricostruzione, si è potuta constatare la gravità dei danni subiti. Macerie nelle strade, palazzi bruciati, mura crivellate di proiettili, decine di finestre senza vetri, ma grazie alla presenza finalmente effettiva delle forze ONU, Osijek ha ripreso la sua vita normale e migliaia di profughi hanno potuto ritornare alle loro case.

Nel bilancio complessivo di questo tour, oltre alla iscrizione al PR di una ventina di cittadini croati, va segnalata la disponibilità di vari iscritti a farsi promotori per nuove iscrizioni e a collaborare più fattivamente con la sede radicale a Zagabria.

 
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