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Conferenza Partito radicale
Partito Radicale Alessandra - 4 settembre 1992
Se l'America ha il cuore verde
Con la candidtatura di Albert Gore alla vicepresidenza i temi

ecologici entrano nella corsa alla Casa Bianca. Forse è ora che anche

in Italia i verdi si riciclino in gruppi più grandi.

(da la nuova Ecologia)

articolo di Gianni Riotta

Con la candidatura d Albert Gore, 44 anni del Tennessee, alla

vicepresidenza del Partito Democratico, i temi ecologici entrano per

la prima volta nella storia americana, nella corsa al la Casa Bianca.

Certo, il Presidente George Bush s'era presentato, nel 1988 candidato

per i repubblicani come "l'uomo dell'ambiente": era però la question

Terra usata ancora come fondale per uno spot televisivo, belle

montagne del Parco di Yellowstone e predicozzi sulla salvaguardia

ecologica.

Albert Gore è invece un vero studioso. Ha pubblicato un libro. "La

terra in bilico" che, fatto straordinario per l'opera di un senatore,

ha dominato le classifiche della saggistica per qualche settimana. E'

andato al vertice d Rio De Janeiro, discutendo con serietà e

incontrandosi con le organizzazioni di base, con i leader locali,

diventando presto l'interlocutore arnericano centrale. Bush ha invece

scelto, delle tre strade che aveva davanti, la peggiore: poteva andare

a Rio, classificarsi come il Presidente dell'ambiente, firmare gli

accordi che gli si paravano davanti e poi, magari, disattenderli una

volta tornato a Washington. Poteva altresì nor partecipare alla

kermesse brasiliana, denunciandola come un Carnevale senza costrutto e

sperare di abbindolare l'elettorato di destra. E' invece andato, ma

senza siglare il trattato sulle biodiversità, stizzendo l'ala

conservatrice della coalizione exreaganiana e regalando il trma verde

ai democratici.

Grazie ad Al Gore la tutela dell'ambiente diventa così da fenomeno di

base, marginale a tratti, con connotai

estremistici, alternativi, tema accettato, perbene, da Palazzo. Il

che, ovviamente, offre delle opportunità e presenta dei rischi. Per il

movimento verde organizzato, in America come in Europa, che le forze

politiche tradizionali si "verdizzino" significa la perdita di una

specificità, nata con le lontane vittorie in Germania. A che servono

partitini, gruppi e simboli, quando un politico di razza pura come

Gore si presenta da verde? D'altra parte l'entrata a pieno titolo nei

temi di parata, con il lavoro, l'economia, la difesa ecc., significa

che la battaglia per sensibilizzare l'opinione pubblica, aperta

trent'anni fa da sparute minoranze, è vinta. Oggi si gioca sul campo

centrale, la partita si fa sena, non è più da serie C: e i pro-

fessionisti non hanno tenerezze per i dilettanti.

In America il rischio è minore, perché la base, "grassroots", radicata

come l'erba, vive ai margini della politica ufficiale e la alimenta di

idee, uomini e metodi. Più complicata la questione in Europa, dove i

Verdi amauo la presenza militante a sé, e peggio ancora in Italia,

dove la leadership verde s'è sempre distinta per comportamenti poco

innovativi, e dove l'attaccamento alle denominazioni di origine

controllata che portano in parlamento è difeso con gelosia.

Che fare allora? In Italia, sperare che la transizione dall'assetto

atblale alle future istituzioni non sia catastrofica e dunque che i

Verdi possano riciclarsi, sia detto senza battuta, in gruppi più ampi

di loro, con il compito di agitare i temi cari a questa rivista. Per

l'Europa, poi, si potrebbe pensare a movimenti transnazionali - e

Marco Pannella, come sempre sni generis, ha giocato d'anticipo - che

usino i tavoli verdi di Parigi, Strasburgo e Bruxelles per partite nonanguste, sfidando per esempio l'egoismo dei contadini francesi con le

loro assurde tariffe. In America invece, custodire il nucleo di

comunità dei diversi, perché si tratta di scelte di vita, avanzi per

concimare, baracca in campagna, niente automobile o televisione, ma

restando a livello dei Gore e della loro capacità di apprendimento

intellettuale. E' possibile? Domanda da capovolgere: è impossibile

fare altrinnenti.

 
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