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Conferenza Partito radicale
Partito Radicale Sergio - 9 settembre 1992
RELAZIONE INTRODUTTIVA DI SERGIO STANZANI

Sabaudia, 4/7 1992

Cari amici, partiamo subito dal cuore del problema. Cos'è questo Partito. Di che ha bisogno, a che cosa può servire, ed a chi.

Nel Congresso del Partito Radicale tenuto a maggio ed aggiornato all'inizio di gennaio 1993, contro ogni logica attesa, decine e decine di interventi di deputati ed eletti democratici del Centro Europa, dell'ex Urss, dell'ex Yugoslavia hanno quotidianamente caratterizzato i lavori di assemblea e di commissione per oltre cinque giorni.

Nella Assemblea radicale di Mosca, tenuta a luglio, attorno al primo segretario del Pr, fra centinaia di partecipanti, v'erano "delegati" venuti da Vladivostok o dalle più lontane repubbliche asiatiche, baltiche, caucasiche.

In Italia, ancorché senza pratiche o evidenti conseguenze, gli iscritti al Pr nel parlamento appartengono in misura non molto differente la perimetro di governo, a quello di opposizione, a quello intermedio. Nel Consiglio Federale del Pr siedono esponenti di oltre cinquanta diversi parlamenti e di oltre ottanta diversi partiti.

Le adesioni non italiane, massicce se si tiene conto alla realtà del Partito, sono venure attraverso un certo numero di gironali fortemente caratterizzati sul piano ideale e politico, su concreti progetti, spesso, di carattere operativo volti a ancorare nel mondo e nel regno della politica e delle leggi, "aspirazioni" universali, universalmente in crisi, perdenti, minacciate.

Le strutture, il "ceto dirigente" (se così può esser denominato un gruppo di alcune decine di militanti metà dislocatoo sul "terreno" nell'ex Urss, nell'ex impero d'Europa orientale, per metà a Roma) sono di forte accentuazione "internazionalista", "nonviolenta", operativa o militante, se si preferisce. Così come le strutture materiali, gli strumenti, fortemente informatizzati, telematizzati, oltreché singolarmente "aperti" e trasparenti, ed efficaci.

In Italia, il tempo sembrerebbe esser galantuomo: l'immagine del Partito comincia a costituire un patrimonio, o a esser riconosciuto come tale o suscettibile di divenirlo, un po' ovunque. Anche se questa immagine ha forti caratteristiche di clandestinità, di "intimità", di intermittenza, carsica.

Nella crisi italiana, che per tanti versi è anche crisi del nostro tempo e della nostra società, ma che ha caratteristiche specifiche che non possiamo e non dobbiamo evitare di individuare in modo sempre più consapevole, le lotte ma anche le analisi, le preferenze, le suggestioni del Pr costituiscono oggi la porta stretta, fra corruzione e putrefazione del vecchio e demagogia e irresposabilità del nuovo, o che come tale viene presentato o avvertito, attraverso la quale è forse possibile uscire dalla crisi ideale, di identità, di politica, soprattutto di teoria e di prassi nella quale le esigenze democratiche sono immerse (e sommerse).

Questo Seminario "italiano" è convocato per approfondire (e cercare di rispondere alla urgenza della riflessione più ampia) le possibilità di azione e di vita del Pr nel suo assieme.

C'è un aspetto che vorrei sottolineare in questa occasione, nel momento in cui per la prima volta abbiamo fra di noi presenze di compagni molto autorevoli fin qui non impegnati nella organizzazione radicale.

E' indubbio che il Pr è oggi una sede politica internazionalista, transnazionale, transpartitica, operativa anche di un qualche prestigio e che non è - per unanime considerazione - coinvolta nelle responsabilità della gravissima crisi anche nel suo specifico italiano, che l'Italia sta vivendo. E' indubbio il carattere democratico ( e non patitocratico), politico (e non meramente "culturale" o "morale" o ribellistico e reazionario), riformatore, tollerante, anche interno alle istituzioni ed alle storie politiche dei partiti tradizionali. Perché, allora, non usare e servire questa struttura politica anche come luogo di iniziative alternative di riforma e di nuove unità?

Certo "manifesti", "movimenti", "appelli" si sono sempre usati, e si tornano a usare, anche nell'attuale congiuntura. Ma è permesso dubitare non della loro necessità o opportunità, ma della loro adeguatezza o creatività?

Certo, nell'attività del Pr, o nell'uso italiano del Pr, occorre farsi carico di indicazioni politiche e ideali nello stesso tempo teoricamente avanzate, sì da non essere unicamente "nazionali", e ampiamente mobilitanti l'opinione pubblica o quanto meno l'opinione pubblica politicizzata.

Ma questa è esigenza di qualsiasi politica che voglia non solamente "salvarsi" come potere o sottopotere di gruppo; a cominciare dalla politica "verde", da quella "nonviolenta", a quella "referendaria", a quella "unitaria" e riformatrice.

Per conto nostro abbiamo già indicato al Partito, e lo ribadiamo, con forza ed urgenza, all'inizio di questo seminario, che c'è un obiettivo (semplice, apparentemente solo quantitativo o ciecamente partigiano) che di per sé costituisce nello stesso tempo, con assoluta certezza, la fornitura delle risorse necessarie e sufficienti per il successo immediato dell'intero progetto radicale, e per avere i mezzi tecnici e le condizioni operative e di immagine sociale per affermare in Italia questo nuovo luogo di unità e di movimento per l'intero arco democratico, da subito.

Se riuscissimo ad ottenere quarantamila iscrizioni al Pr, fors'anche meno, molto meno, in Italia queste condizioni, questo obiettivo sarebbero raggiunti. Mi auguro che il Seminario voglia impegnarsi in questa direzione.

Pressati da scadenze ed urgenze oggettive, ma più ancora interiori, soggettive, i radicali che assicurano la concreta attività del Pr, transnazionale e transpartito, rischiano forsse di essere assuefatti e meno sensibili alla straordinaria potenzialità che si è venuta formando, ed ipersensibili e stanchi per le persistenti difficoltà da affrontare.

Gli altri, coloro che sono iscritti al Partito Radicale, che in tal modo ne consentono "moralmente" o materialmente la esistenza, ma anche sostanzialmente deresponsabilizzati, non sono posti fin qui, forse, in effettive condizioni di partecipare in modo adeguato alle scelte che incalzano, che sono sempre, anche da un punto di vista di organizzazione, "radicali".

Superiamo questi limiti di partenza, mettiamoci subito al lavoro.

 
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