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Conferenza Partito radicale
Ottoni Sandro - 17 settembre 1992
DALLA RUBRICA "EQUILIBRI" A CURA DI ZDRAVKO TOMAC:
SERBIA ED OCCIDENTE SPINGONO I MUSULMANI ALLA -GUERRA SANTA-

Articolo di Tomac (ex-vice premier, membro del CF del partito radicale) pubblicato il 9 settembre sulla "Nedjeljna Dalmacija" (edizione domenicale della "Slobodna Dalmacija", quotidiano di Spalato, uno tra i più letti, forse in questo momento il più letto, ndt.).

"...Pannella è pronto ad iniziare una campagna a Bruxelles e al Parlamento Europeo ed altre istituzioni, perché si attivi la convenzione internazionale sui crimini di guerra..."

Che cosa ci porta l'autunno? Cavalcheranno ancora i quattro cavalieri dell'Apocalisse o si smetterà di uccidere?

La gente è spaventata, non si aspetta niente di buono. Molti hanno paura del diffondersi della guerra. Girano voci che Zagabria sarà bombardata tale e tale giorno. La gente mi ferma per le strade e mi chiede: E' vero? Riprenderà la guerra? Perché si stanno ripristinando i rifugi? A Posavina si muore in continuazione. I rifugiati perdono la pazienza vedendo che arriva l'autunno e l'inver-no, e loro ancora non sanno quando torneranno alle loro case. L'inflazione sta galoppando, il numero dei poveri è sempre più grande, ma anche di quelli che non sanno che fare per non diven-tarlo. A Ginevra i lavori si svolgono lentamente. Panic riesce a svolgere il proprio ruolo fino in fondo, comprando, per pochi soldi, il tempo necessario per la Serbia.

L'abbattimento dell'aereo italiano fa sì che la situazione regredisca.

In Bosnia le cose peggiorano, così, per la legge dei vasi comunicanti anche la situazione in Croazia non è buona. Finché c'è la guerra in Bosnia, nemmeno in Croazia può esserci pace.

Per questo per il destino della Croazia è di grandissima importanza quello che succederà con la Bosnia ed Erzegovina.

Tutto è possibile, anche la soluzione peggiore - una guerra di lunga durata. L'estremismo è sempre più forte nel mondo musulmano ed è sempre più grande il numero di quelli che menzionano la guerra santa e che sono pronti a mandare i propri volontari per salvare i fratelli musulmani dal genocidio. Musulmani, abbandonati a se stessi, nella scelta tra la vita e la morte cercheranno la salvezza nel fondamentalismo musulmano, se l'Occidente non cambierà politica. Se i musulmani in Bosnia saranno lasciati soli, nessuno potrà fermare l'avanzare dell'estremismo musulmano e la guerra santa proprio sui territori della Bosnia. Se succede questo, ne Dio, ne Allah insieme, ne tutti i santi, potranno aiutare non solo noi, ma neanche i figli dei nostri figli, perché sui Balcani insanguinati, la guerra e il terrorismo continueranno per decenni.

Anche la Serbia vede la propria salvezza nell'estremismo musulmano e perciò cerca di crearlo ad ogni costo. Se si segue attentamente la propaganda serba negli ultimi tempi, ci si accorge che i crimini commessi sembrano avere il compito di provocare l'estre-mismo musulmano. Con questo la Serbia avrebbe una giustificazione per i crimini e la guerra che sta svolgendo.

Stanno scorrendo gli ultimi giorni nei quali è possibile evitare che i musulmani rispondano con una guerra santa alla guerra genocida della Serbia. Non cogliere quest' ultima occasione di fermare la guerra in Bosnia vuol dire lasciarla dilatare non solo sui Balcani.

L'Occidente deve radicalmente cambiare la propria politica verso la Bosnia ed Erzegovina. L'Occidente e i maggiori politici occidentali sono complici degli orrori che si stanno svolgendo, perché con tale politica hanno tolto ai musulmani ed ai croati uno dei loro diritti fondamentali, il diritto di difendere la propria vita. L'anno scorso l'Occidente aveva capito in tempo chi è la vittima e chi è l'aggressore, ma ha continuato ad attribuire le responsabilità ad etrambi le parti. L'Occidente sapeva che la Serbia e la cosiddetta JNA (l'armata popolare jugoslava, che era diventata l'esercito grandeserbo) avevano aerei, cannoni, armi sufficienti per realizzare i loro obiettivi imperialistici. Sapeva anche che le vittime non erano armate, ma, sapendo tutto ciò, ha insistito sull'embargo nell' esportazione delle armi ed ha non solo punito la vittima, la quale era impossibilitata a difendersi, ma ha anche stimolato l'aggressore al quale si dava del tempo per realizzare i propri obiettivi. L'anno scorso e all' inizi

o di quest'anno, il governo croato ha più volte proposto delle soluzioni argomentate e concrete per fermare la guerra. Avevamo proposto che i cannoni e i tank nelle caserme croate venissero posti sotto il controllo internazionale. Invece l'Occidente insisteva perché gli stessi cannoni e tank venissero lasciati nella Bosnia ed Erzegovina. Gli armamenti erano stati anche numerati come garanzia che non sarebbero stati usati in guerra.

(I militari) avevano garantito a Izetbegovic che l'armata federale non avrebbe combattuto contro la Bosnia, ma che avrebbe sorvegliato la pace.

Ma noi, con argomenti validi, avevamo dimostrato che sarebbe accaduta la stessa cosa che era successa in Croazia.

Per questo è molto difficile credere che si tratti solo di sbagli politici e che sia stato commesso solo lo sbaglio di non intervenire. Altrettanto difficile è credere che non sapevano cosa stesse per succedere. Proprio perché lo sapevano continuavano con tale politica.

Fin dall'inizio l'Occidente chiede di negoziare con l'aggressore e con ciò di nuovo divide la colpa tra aggressore e vittima. So che è molto difficile mandare dei soldati nelle montagne bosniache, ma non è difficile prendere decisioni che dimostrino la "nonidentifi-cazione" tra l'aggressore e la vittima.

Durante la mia ultima visita a Roma, Marco Pannella, parlamentare italiano ed europeo, mi ha detto che ha accusato, in parlamento, il governo italiano e De Michelis per i massacri in Bosnia ed Erzegovina. Inoltre proprio per l'iniziativa del P.R. sono state richieste le dimissioni di Lord Carrington, che svolgeva una politica infame di parificazione tra l'aggressore e l'aggredito. Pannella è pronto ad iniziare una campagna a Bruxelles e al Parlamento Europeo ed altre istituzioni, perché si attivi la convenzione internazionale sui crimini di guerra e perché alla corte internazionale arrivino gli ideatori e gli ispiratori dei crimini grandeserbi, oltre i criminali manipolati e spinti dai grandi ideologi a compiere crimini di guerra. Si deve colpire in testa, si deve condannare Milosevic e i politici serbi, la giunta militare, ma anche i membri dell' Accademia serba di scienza e arte, tra i quali Dobrica Cosic, il capo ideatore e il principale colpevole della politica espansionista grandeserba, che ha già caus

ato decine di migliaia di morti. Anche Stevan Dedijer si è fatto sentire grazie ad un'iniziativa simile, attraverso le sue conoscenze francesi. Lui propone la creazione di un comitato internazionale formato da uomini di rilievo di tutto il mondo, per investigare sui crimini commessi sul territorio della ex Jugoslavia. Questo dovrebbe essere l'inizio della fine della politica occidentale, che tratta con gli aggressori come con gli aggrediti, che cerca delle soluzioni accettabili sia per i primi che per i secondi.

L'Occidente ha continuato con la politica completamente sbagliata anche riguardo ai campi di concentramento in Bosnia ed Erzegovina ed in Serbia, organizzati dalla Serbia. All' inizio del scorso autunno, dopo la caduta di Hrvatska Kostajnica, centinaia di soldati croati furono deportati a Manjaca, il primo campo di concentramento.

Con la caduta di Vukovar migliaia di persone furono deportate nei campi di concentramento in Serbia. Le istituzioni internazionali e i politici occidentali erano al corrente di numerosissime testimonianze di sofferenze e orrori. Queste testimonianze non si volevano rendere pubbliche. I politici occidentali continuavano a visitare Milosevic a Belgrado e si vantavano di colloqui cordiali e cene piacevoli. Solo quando è stata resa pubblica la notizia sui campi di concentramento, sono cominciati gli ammonimenti verbali alla Serbia, anche se il rapporto umano e politico verso gli ispiratori degli stessi campi, degli orrori e dei genocidi era rimasto lo stesso. Di nuovo si chiede all'aggressore e alla vittima di sedersi insieme al tavolo. Ancora si chiedono nuove e sempre maggiori concessioni da parte della vittima per soddisfare grandi e sempre più grandi appetiti dei criminali e dei conquistatori.

L'Occidente non è stato in grado di realizzare nemmeno le sanzioni economiche verso la Serbia.

Per tutto ciò, siamo arrivati sull' orlo dell'abisso e con la stessa politica, si rischia di finirci dentro.

Malgrado tutto ciò io sono ottimista e credo che tra poco la guerra finirà, ovvero si comincerà a fare qualcosa perchè essa finisca. Sono ottimista non perchè penso che i politici occidentali siano commossi dalle numerose vittime e sofferenze, o perché a posto di Carrington sia arrivato un uomo nuovo, Lord Brawn, (è chiaro che anche lui continuerà con la politica di interesse dell'Occidente). Sono ottimista perché il numero delle vittime (specialmente dalla parte musulmana) e la quantità del sangue e dei crimini sono arrivati a tale punto che anche i politici occidentali si sono convinti che questo deve finire affinchè non si arrivi alla santa guerra dei musulmani di tutto il mondo.

Proprio perché i crimini serbi creano un pericolo reale (l' estremismo serbo e la guerra santa), l'Occidente deve difendere i musulmani e punire l'aggressore, se vuole cancellare in tempo tali processi. Per questo sono convinto che fino all'inverno i quattro cavalieri dell'Apocalisse se ne andranno da queste terre insanguinate, cioè che questi sono non solo gli ultimi mesi, ma anche le ultime settimane del "tempo di morte".

 
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