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Arconti Laura - 19 settembre 1992
OPERAZIONE "NEGELLI-UNO" - Aggiornamento notizie
(precedenti sull'argomento: n.1925, 1930, 1977, 1981)

Stamattina Mohamed Aden e l'Ambasciatore Angeletti hanno avuto un colloquio con il Ministro etiopico del commercio e cooperazione internazionale, Abdul Magit, ricevendo la seguente dichiarazione:

"Il Governo etiopico non ha -e non ha mai avuto- alcuna pregiudiziale politica per la partenza di queste persone di Negelli. Le riserve riguardano due punti: che non siano presenti nel gruppo militari armati, e che la loro volonta' di tornare in Somalia sia spontanea e non forzata da chicchessia."

L'Ambasciatore Angeletti gli ha dichiarato che la volonta' del gruppo di tornare a casa e' stata verificata anche dagli organismi internazionali; ha ribadito che non ci sono assolutamente piu' persone armate in quel gruppo, perche' le armi sono state tutte requisite fin dal marzo scorso; che gli ex-militari si sono quasi tutti allontanati dal gruppo nel frattempo, salvo sei persone, comunque attualmente disarmate.

Queste dichiarazioni, ancorche' fatte dall'Ambasciatore italiano, non hanno sortito alcun effetto. L'interlocutore etiopico ha ribadito che il suo Governo vuole il patrocinio della Croce Rossa internazionale o di una Croce Rossa Nazionale, e/o di una O.N.G.: in caso contrario non dara' il consenso alla partenza del gruppo di Negelli.

In seguito a questo disastroso colloquio, l'Ambasciatore italiano in Addis Abeba, Angeletti, ha inviato sollecitazioni telegrafiche al Ministero degli Affari Esteri a Roma, chiedendo con insistenza che venga ottenuto il benestare della Croce Rossa Internazionale a Ginevra.

Frattanto i compagni Cicci Torrielli e Mohamed Aden si sono rivolti all'O.N.G. "CENTRO INTERNAZIONALE PER LA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO", nella cui sede di Addis Abeba opera fra gli altri un medico italiano, di Asti, il dottor Renzo BOZZO. Questi ha fornito il nominativo del Direttore responsabile della ONG a Roma, dott. Emilio TOTARO, che ha il potere decisionale di scegliere le iniziative.

Ho parlato a lungo col dottor Totaro, spiegandogli la situazione, e l'ho trovato disponibile ad aiutarci: ha promesso di dare disposizioni allo staff di Addis Abeba perche' l'operazione venga -per cosi' dire- "targata" CICS di fronte al Governo etiopico.

Nonostante questi piccoli passi avanti non siamo affatto tranquilli per l'evoluzione delle cose, a causa della ridda di vociferazioni contrastanti che si diffondono in Addis Abeba.

Oggi ai nostri due compagni sono state riferite voci preoccupanti: sembrava che l'ex Ambasciatore somalo in Italia SAMANTHAR, attualmente esule a Parigi, avesse dichiarato di essere contrario al ritorno in patria del gruppo di Somali trattenuti a Negelli. Immediatamente abbiamo preso contatto con Samanthar (che io conosco bene perche' lo intervistai nel 1983 a Roma durante la prigionia di Aden, pubblicando poi questo colloquio nel Dossier Somalia): S.E. Samanthar mi ha garantito oggi di non aver mai rilasciato alcuna dichiarazione negativa, e di essere invece molto interessato alla salvezza del gruppo di Negelli, di cui fanno parte persone a lui stesso legate da parentela. Samanthar inviera' in Addis Abeba una dichiarazione per chiarire il suo pensiero.

Numerose voci si diffondono in Addis Abeba circa il motivo dell'irrigidimento del Governo etiopico sulla questione Negelli: la piu' plausibile di queste ipotesi di spiegazione e' stata fornita a Mohamed Aden Sheikh nella tarda mattinata di oggi.

Gli hanno riferito che nel marzo scorso, quando la colonna ha sconfinato in Etiopia ed e' stata arrestata, era guidata da alcuni ex-militari armati, ma era altresi' inseguita dalle milizie del Generale Aidid, che voleva riprendersi i disertori. Sembra che il generale Aidid abbia chiesto la consegna del gruppo al Presidente etiopico Zinawi, il quale ha rifiutato di consegnarlo e ha deciso di trattenerlo in Etiopia per proteggerlo.

Ottima decisione per allora (marzo 1992), ma assurdo continuare a rifiutare la partenza del gruppo, ora che e' composto solo da inermi civili (30% bambini, 40% donne, 30% uomini, di cui solo sei elementi sono ex-militari, peraltro attualmente disarmati) mentre tutti gli altri ex-militari si sono da tempo allontanati.

Chi conosce da vicino il mondo africano sa che il tam-tam delle vociferazioni puo' essere talvolta molto pericoloso: ed e' questo il motivo del permanere della nostra ansia, mentre continua il complicato lavoro per raccogliere tutte le adesioni necessarie a soddisfare le richieste del Governo etiopico.

 
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