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Conferenza Partito radicale
Ottoni Sandro - 9 ottobre 1992
CROAZIA: CONTINUA LA POLEMICA TRA TOMAC E TUDJMAN.

SLOBODNA DALMACIJA 06.10.92

scrive: Z. Tomac

titolo: HO DETTO E HO SALVATO L'ANIMA

In ottemperanza alla legge sulla stampa vi prego di pubblicare la mia risposta al Comunicato dell'Ufficio del Presidente della Repubblica, con simile spazio e nella stessa posizioni. In questo comunicato, che secondo lo stile ed il contenuto sembra sia scritto nel 1952 e non nel 1992, sono accusato:

1. perché non ho voluto incontrare il Presidente della Repubblica

2. perché ho rotto un accordo stabilito

3. perché ho calunniato il Presidente della Repubblica

4. perché ho mancato di parola sul mio passaggio nell' HDZ

5. perché mi preparavo a lavorare in Slovenia come un politico del

mio partito, e non come rappresentante dello stato croato.

Tutte le accuse sono infondate e completamente opposte a tutto ciò che ho fatto. Dunque, le contesto con le opere, e non soltanto con le parole. Andiamo secondo l'ordine.

1. Mai ho rifiutato l'incontro con il Presidente Tudjman, perché subito ho risposto, due volte, alle richieste dei suoi responsabili - il ministro degli esteri Skrabalo e il capoufficio il dr. Radic. E' chiaro che avrei ugualmente risposto se mi avesse invitato il presidente Tudjman. Una cosa è giusta: ho rifiutato il suggerimento del ministro Skrabalo di pregare, tramite l'ufficio del presidente, che il presidente mi invitasse. Mai nella vita, anche sapendo che mi troverò sulla strada, pregerò di essere invitato per rimanere in un incarico.

2. Non è vero che "ho rotto un accordo prestabilito". Ecco i fatti che smentiscono: dal gennaio del 1992, dopo il riconoscimento internazionale, alcune volte il presidente mi aveva offerto vari posti di ambasciatore senza nessuna condizione. Questo lo dice il comunicato stesso, criticandomi perché anche oggi rifiuto alcuni altri posti di ambasciatore. Ho rifiutato tutto ad eccezione della Slovenia, perché non volevo interrompere i miei collegamenti con l'università di scienze politiche e non volevo andare lontano da Zagabria e dalla Croazia proprio adesso, quando abbiamo lottato per il nostro stato; non volevo infatti diventare un diplomatico professionale. E poiché supponevo che vi sarebbero stati abbastanza problemi nei rapporti con la Slovenia, avevo detto al Presidente che avrei potuto andarci per un anno, e dopo di questo mettermi a sua disposizione, nel caso fosse stato utile un mio ritorno nella vita politica. In quel tempo, come ora, pensavo di ritirarmi completamente dalla vita politica dei par

titi, e non di passare in un altro partito. Nei nostri discorsi non si erano stabilite condizioni di nessun tipo.

Per quanto concerne la mia iniziativa personale avevo detto al Presidente, ed ho spiegato varie volte anche dopo nei giornali, che per ragioni di etica non avrai accettato la candidatura come presidente dello stato. Ritenevo infatti, dacché il Presidente Tudjman mi aveva accettato con fiducia completa per lavorare insieme con lui nel "giro" più stretto dello Stato, in uno dei più pesanti momenti della nostra storia, che non sarebbe stato morale usare la popolarità aquistata e candidarsi contro di lui.

E' inoltre vero che avevo promesso, e informato la Presidenza del SDP (ndt. Partito della riforma democratica) ed il pubblico, che, dopo la partenza per la Slovenia mi sarei dimesso dal posto di vicepresidente del partito perché, come ambasciatore, volevo rappresentare il mio stato e tutti i suoi cittadini.

Aspettavo le credenziali per realizzare questa permessa. A SDP, senza problemi, hanno accettato questa mia decisione. Dunque, anche quelli che hanno scritto il Comunicato sanno che come ambasciatore avrei lavorato allo stesso modo come avevo lavorato nel Governo di unità democratica, proteggendo gli interessi della Croazia e di tutti i suoi cittadini, e non come rappresentante di SDP, di HDZ o nessun altro partito.

E' proprio qui sta il problema: dopo le elezioni si chiede che gli ambasciatori siano esclusivamente rappresentanti del partito governativo. Accetto questo come un fatto reale e nel diritto del partito al potere di fare così. Ma non accetto di essere colpevole per il cambiamento di un accordo che era stato stabilito.

Che io abbia mantenuto la parola, è dimostrato anche dal mio comportamento. Non ho accettato la candidatura come Presidente dello stato, nonostante le grandi pressioni, e nonostante siano state raccolte 17 000 firme per la mia candidatura. Con questo ho mostrato che mantengo la parola, e con questo, secondo le valutazioni generali, ho aiutato il presidente ad essere eletto al primo turno. Per mia richiesta, al partito mi hanno messo in un posto abbastanza basso sulla lista statale un posto che rendeva improbabile la mia elezione al parlamento. Questo proprio a causa della parola che ho dato e per l'accordo di andare come ambasciatore in Slovenia, sebbene mi convenga personalmente di più essere professore all'Università e deputato al parlamento.

E' vero altresì che nella campagna preelettorale ho sostenuto SDP. Questo era il mio obbligo morale e umano, perché SDP mi aveva reso possibile di lavorare, fuori del partito stesso, nel Governo di unità democratica (...).

Dunque se avessi voluto rompere l'accordo con il presidente Tudjman, mi sarei candidato come Presidente dello stato, inoltre mi sarei candidato nel secondo posto della lista di SDP e oggi sarei deputato al parlamento.

Allora le opere e i comportamenti, e non le parole, dicono come si è agito e chi ha mantenuto la parola.

3. Il mio passaggio in HDZ non era nelle condizioni per la mia nomina ad ambasciatore. Per mettere da parte tutti i dubbi e le speculazioni legate al mio -passaggio-, e ce n'erano tanti, più volte ho detto pubblicamente che non mi sarei trasferito in un altro partito e, a "Nedjeljna Dalmacija", anche bruscamente ho dichiarato che non sono un giocatore di calcio e che non cambio partito a seconda di una mia migliore posizione. Il Presidente mi ha nominato (ambasciatore, ndt.) dopo queste dichiarazioni, evidentemente allora non esistevano le condizioni di cui si parla nel Comunicato.

Il mio comportamento verso HDZ e il Presidente non è segreto, perché ho parlato di questo varie volte. Ho appoggiato ed appoggio ancora HDZ ed il presidente Tudjman nelle condizioni di guerra e nella necessità di una unità nazionale, in quanto lui e loro agiscono come un movimento generale croato, al quale il popolo croato ha dato il mandato di riunire e mettere insieme tutte le forze per la creazione dello stato croato.

Mi stupisce il testo del Comunicato, perché scritto così, suggerisce al lettore che pensare eventualmente di passare in HDZ significa una sorta di compromissione. La gente durante la vita cambia le professioni, i lavori, gli amici, i soggiorni, e perché non può avere diritto di cambiare le opinioni e il partito politico? anche perché gli stessi partiti cambiano. Se avessi valutato che avrei potuto fare di più per la mia patria entrando in HDZ, l'avrei fatto. Mi è stato richiesto da varie parti. Ma ho valutato, e questo ho detto varie volte a quelli che mi offrivano di passare all' HDZ, che sarei più utile per la Croazia impegnandomi nel rafforzamento di un partito socialdemocratico civile.

Non è buona la tendenza che vuole unire tutto quello che è utile per la Croazia in un solo partito, perché ci troverremmo di nuovo al punto di partenza, prima del cammino verso il sistema multipartitico.

Durante il colloquio con il rappresentante dell'Ufficio del Presidente e con il ministro degli esteri concretamente mi sono state spiegate le ragioni per le quali il presidente ha cambiato la sua decisione. Queste sono: (1) - dopo le elezioni, dentro l'HDZ, si ritiene che in tutti i posti importanti deve andare gente di HDZ; (2) - i rapporti con la Slovenia sono molto delicati ed il Presidente cerca un ambasciatore che lo ascolti completamente, ed evidentemente questo dev'essre qualcuno dal suo partito. Così mi è stato offerto di nuovo un altro posto di questi che sono ancora liberi e che non sono così importanti per la Croazia. Ho declinato l' offerta e con questo sono cessati i nostri contatti.

Da quanto mi è stato riferito è evidente che non io ho rotto l'accordo. E infatti, fino al famoso comunicato, non mi è stato detto ne direttamente ne indirettamente che avrei rotto qualsiasi accordo.

4. Ma, mi ha sorpreso di più la parte del Comunicato che, di fatto, è un attacco allo stesso presidente della Repubblica croata Franjo Tudjman. Infatti dal suo ufficio si attacca, senza argomenti e senza necessità, il presidente di uno stato amichevole Milan Kucan, noto democratico e politico, che stimano e rispettano non soltanto in Slovenia, ma anche in Croazia e nel mondo. Gli autori del comunicato hanno dato l'immagine che, non soltanto io ma anche il presidente Kucan, siamo gente pericolosa che potrebbero, in base ad "ideali comuni" unirsi e lavorare contro gli interessi della Croazia. Gli estensori del comunicato con ciò attaccano anche il presidente Tudjman, perché proprio Kucan e Tudjman sono stati una coppia forte nella lotta per gli stessi ideali: rompere il centralismo e e il potere grandeserbo e fermare la politica aggressiva di Milosevic. Proprio questi due presidenti hanno lavorato insieme nella lotta per gli stessi ideali, la creazione dei sovrani indipendenti stati di Slovenia e Croazia, e

com questo hanno reso possibile agli autori del comunicato e a tutti noi di vivere nei nostri paesi indipendenti. Ricordo a questi scrittori che anch'io ho dato, insieme a loro, un piccolo contributo a questo. E per questo ho ragione a rivolgermi in una lettera al presidente Milan Kucan come ad un amico con cui ho lottato per gli stessi ideali. Ma questi ideali non sono ideologici e partitici, ma sono come scrivo nella lettera a Kucan, "la lotta comune per la creazione dei nostri stati democratici".

5. Sono accusato, nel Comunicato, di calunnia del Presidente e, a conferma, si cita la frase "Come cittadino mi sono trovato nella posizione di non credere più al mio presidente."

Perché questo sarebbe una calunnia? Credere a qualcuno o no è cosa soggettiva di ogni uomo. E il mio diritto umano di credere o no, il mio diritto è di essere deluso dal comportamento di una persona e di dire questo, anche quando si tratta del Presidente dello mio stato. Ho ragione di essere triste, essere deluso perché stiamo tornando la dove già siamo stati. Non mi vergogno di dire questo. Ritengo che per un politico la cosa più importante sia essere morale e onorevole, poiché decide della libertà, proprietà e anche della vita degli altri, special-mente nelle condizioni di guerra. Nonostante brutte esperienze intendo rimanere così come sono e come mi conoscono i cittadini. (...)

Mi è difficile scrivere e parlare di tutto questo mentre la gente perde la vita e mentre il nostro stato è ancora pieno di profughi, di gente disperata e senza prospettive, in un momento in cui abbiamo bisogno di essere uniti e di mettere insieme tutte le forze.

Ma, forse proprio per questi, che per la nostra libertà hanno sacrificato tutto quello che avevano, e molti perfino i loro bambini, e anche per tutto quello che ancora dobbiamo fare insieme affinchè le vittime non siano state inutili, dovevo dire questo.

Ho detto e ho salvato l'anima.

 
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