Mi è parsa molto interessante l'intervista rilasciata da O. Dupuis ad una radio romena, di cui al testo 2049 precedente. Dupuis è stato bravo a presentare il federalismo come una forma di Stato che unisce e non divide, così respingendo le polemiche accuse cui sono soggetti i radicali romeni (un capitolo assai interessante del confronto del partito nei paesi dell'Est). La risposta non era strumentale, perché essa fornisce una interpretazione moderna del federalismo stesso, in un momento in cui, anche in Italia, si guarda ad esso con qualche sospetto e persino con equivoci, solo perché viene propugnato (malamente, peraltro, dalla Lega). A mio avviso, a livello europeo, il tema del federalismo diverrà sempre più attuale, ed il dibattito sul suo significato non potrà che ampliarsi, in varie sedi.
Ma c'è un'altra parte dell'intervista in cui Dupuis dà una risposta di fortissima attualità. Per dimostrare l'ampiezza di possibilità offerta dal federalismo, Dupuis offre il caso del fiume Danubio, oggi oggetto di spericolate forme di intervento da parte dell'uno o dell'altro dei paesi rivieraschi, ciascuno dei quali (penso) cerca di trarre il massimo di giovamento dalla via d'acqua senza riguardo per gli interessi altrui. Se non sbaglio, la navigazione sul Danubio è soggetta ad una regolamentazione da tutti accettata che fissa norme adeguatamente liberali perché tutti possano fruire della via d'acqua. Ma probabilmente oggi si presentano problemi di tipo "ecologico" (costruzione di dighe, ad es.) che non possono essere lasciati agli egoismi dei vari paesi: ecco quindi che Dupuis pone il problema di una regolamentazione "federale", concordata, "europea" della gestione dell'intero territorio interessato al fiume (il bacino idrografico, più o meno). A me pare un tema molto importante, in vista di affermare la
necessità della cooperazione "federalista" dei paesi che compongono i Balcani, nella prospettiva di una "confederatio balcanica" nella quale si possa progettare un modello di sviluppo aperto a tutti i popoli in questione.
Qualcosa di simile potrebbe dirsi per il "sistema alpino": oggi, la regolamentazione sull'uso del sistema stesso è suddivisa tra i diversi Stati che vi gravitano, mentre sembra sempre più necessario arrivare ad una gestione "ecosistemica" e globale delle sue risorse ma anche della sua conservazione, estetica o funzionale. Da qualche parte avevo letto, anni fa, che gli abitanti e le cultura delle varie regioni alpine sono assai più simili tra di loro di quanto ciascun gruppo sia simile ai "compatrioti" dei diversi Stati nazionali. E' un tema che, anche esso, si riproporrà tra non molto, man mano che la problematica ecologica ed ecosistemica si imporrà sui temi meramente "geopolitici" di stampo nazionale.