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Conferenza Partito radicale
Partito Radicale Alessandra - 13 ottobre 1992
Intervista a Lester Brown
da "La Nuova Ecologia" luglio '92

ORA IL PIANETA RICOMINCIA DA RIO

Gli impegni che attendono i governi e i gruppi ecologisti dopo l'insuccesso della conferenza Unced'92. Parla il Presidente del World Watch Institute, Lester Brown.

Le priorità del dopo Rio sono il freno all'aumento della popolazione e il controllo sul clima globale.

In giacca e cravatta, ma con le eterne scarpe da ginnastica ai piedi, il presidente del World Watch Institute Lester Brown ha fatto la spola fra il Riocentro, sede ufficiale della Conferenza Onu su ambiente e sviluppo, ed il parco Flamengo, dove si riunivano le organizzazioni non governative di tutto il mondo. Spenti i riflettori di Eco '92, lo abbiamo intervistato sugli obiettivi e gli impegni da prendere "oltre Rio" raccogliendo le prime valutazioni che saranno alla base del lavoro dei ricercatori americani per la

stesura del prossimo "State of the World 1993".

Come potrà incidere, sul lungo periodo, la Conferenza di Rio?

E difficile dirlo. Il significatc forse più importante, nell'immediato, è che la gente si è resa conto del fatto che non abbiamo molto tempo per salvare il pianeta, ma anche che possiamo fare molto per invertire la rotta su alcune emergenze ambientali.

Nel mare magnum dei temi raccolti dalle centinaia di pagine dell'Agenda 21, quali sono quelli davvero cruciali?

Le due priorità in cima alla lista sono la necessità di stabilizzare la popolazione e quella, altrettanto urgente, di stabilizzare i cambiamenti climatici. Questi due problemi non sono solo i più urgenti, ma anche i più difficili. Stabilizzare la popolazione, infatti, richiede una rivoluzione nei comportamenti riproduttivi della gente, specialmente nei paesi del terzo mondo: un cambiamento probabilmente molto complicato. Per fermare i cambiamenti climatici, invece, occorre uscire dal ricorso ai combustibili fossili, ristrutturare la produzione energetica e, più in generale, I'economia. E non è impresa da poco. Queste due necessità influenzano poi una terza priorità: conservare la biodiversità, che scompare giorno dopo giorno. Perdere, nello spazio di una generazione, un quinto delle specie animali vuol lire che i nostri nipoti non conoceranno molte delle specie che abbiamo oggi e le vedranno solo nei musei o in fotografia. Senza pensare che la perdita della diversità biologica è irreversibile. La mia Agenda

21 è presto fatta: stabilizzare la popolazione, il clima e proteggere il più possibile la biodiversità.

Dopo l'insuccesso di Rio, cosa spetta ai governi?

Cercare di invertire la tendenza attuale sui problemi che ho appena elencato. Cosa faranno davvero, non lo si può prevedere. Credo peraltro che solo l'aver fatto discutere insieme, sia pure per pochi giorni, centotrenta capi di stato e di governo sui problemi ambientali sia già un risultato importante della Conferenza: comunque, alla fine, qualcosa resterà.

Fra gli strumenti concreti di cui si è discusso, proprio l'ltalia ha avanzato la proposta di una carbon tax, anche a livello simbolico. Lei che ne pensa?

Lo strumento più efficace che governi hanno in mano per sviluppare un'economia sostenibile dal punto di vista ambientale è senz'altro la leva fiscale. Noi raccomandiamo però di sostituire alle imposte sul reddito le tasse ambientali: non solo rivederne il livello, ma la struttura. Oggi la maggior parte dei paesi tassa il reddito senza prevedere una chiara finalizzazione sociale. Questo atteggiamento scoraggia il lavoro, la produzione, il risparmio senza incentivare nulla di preciso. Le tasse ambientali, invece dovrebbero scoraggiare le attività distruttive per l'ambiente, a cominciare dalle emissioni di anidride carbonica, di anidride solforosa, la produzione di rifiuti e pesticidi e perfino l'uso di materie prime "vergini" anziché riciclate. La carbon tax, ad esempio, dovrebbe servire a finanziare l'efficienza energetica e l'uso di fonti rinnovabili, a svantaggio dei combustibili fossili. In più, le tasse ambientali possono vivificare il mercato ed in questo modo orientare l'economia verso la sostenibilità

ecologica.

L'industria per la prima volta a Rio ha dichiarato di voler giocare la sua parte. Pensa che le imprese possano aver un ruolo importante nello sviluppo sostenibile in futuro o è stato solo un trucco ?

La mia impressione è che la riconversione ambientale dell'industria è solo all'inizio e non si può dire se un'azienda sia migliore di un'altra da questo punto di vista. Dal canto nostro, nello "State of the world 1993" faremo una verifica sulle politiche industriali e l'ambiente, a cominciare dalle imprese che sono venute a Rio. Comunque in avvenire l'industria deve ripensare il proprio ruolo molto più radicalmente di quanto non abbia fatto fino ad ora.

Per le organizzazioni di base quale può essere il bilancio?

E stata senz'altro un'esperienza ricchissima: mai prima d'ora un numero così alto di associazioni si sono trovate insieme per discutere degli stessi problemi fare proposte comuni, cercare un risultato.

Che però non c'è stato. Come mai?

La ragione è una sola: gli Stati Uniti. L'azione di lobbing non è riuscita perché negli Usa c'era una situazione difficile legata alla campagna elettorale. Ma questa volta potrebbe esserci una reazione dell'opinione pubblica perché la stampa americana si è espressa in modo molto critico e fra i partecipanti alla Conferenza si è sviluppato un atteggiamento di parziale insofferenza per le posizioni del governo Usa. Una forte mobilitazione dell'opinione pubblica infastidisce la Casa Bianca perché potrebbe esserci un riscontro politico negativo.

Pensa che, dopo l'Unced, salvare il Pianeta per le future generazioni, come si è retoricamente ripetuto, sia un obiettivo più facile?

E troppo presto per valutare gli effetti del vertice. Quel che è certo è che se non invertiano la tendenza su alcuni problemi ambientali quali la deforestazione, l 'erosione dei suoli, il buco nell'ozono, difficilmente cissarà un futuro posiivo. Per far questo abbiamo solo la prossima decade, perché nei primi anmni del prossimo

secolo il degrado il mbientale potrebbe incidere negativamente sull'economia e diventare politicamente ingovernabile. Penso he la nostra generazione è l'unica che ha la possibilità di invertire questa tendenza. Se non riusciremo a tenere sotto controllo la situazione, le future generazioni non saranno in grado di intervenire.

 
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