(precedenti sull'argomento: n.1925,1930,1977,1981,1986,1996,2016,2061)
Come preannunciato, e' a Roma in questi giorni una delegazione Etiopica, composta dal Ministro degli Esteri, dal Ministro della Sanita', dal Ministro del Commercio e Cooperazione internazionale, e da altri funzionari governativi.
Sono gia' avvenuti numerosi incontri, alcuni informali ed altri ufficiali ad alto livello.
Nel primo pomeriggio di ieri l'On. Foschi e Totaro (per il CICS) hanno incontrato i Ministri etiopici della Sanita' e della Cooperazione. Da questi hanno avuto la consueta risposta, ormai udita cento volte: nulla osta a che vengano portati aiuti "in loco" ai Somali del campo Negelli-uno, ma per quanto riguarda il viaggio di rientro la competenza e' del Ministro degli Esteri.
Alle ore 18 il Ministro degli Esteri Etiope ha incontrato una rappresentanza della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, nella sede della Segreteria di Presidenza della C.d.D.
Erano presenti - oltre ovviamente ad Emma Bonino - Foschi e Fracanzani, Ciabarri e Salvadori, Cariglia ed altri Deputati.
E' stato sollevato il problema Negelli. Il Ministro etiopico ha intonato la ben nota litania: "Nel mio Paese abbiamo 500.000 somali rifugiati di cui non sappiamo che cosa fare, che costituiscono un problema, non si capisce perche' questi mille vi stiano tanto a cuore... noi non vogliamo correre il rischio di favorire una qualsiasi fazione contro le altre, non intendiamo ingerirci nelle lotte tribali somale. Se c'e' di mezzo una ONG che garantisca l'effettivo scopo umanitario dell'intervento non abbiamo nulla in contrario..." ecc. ecc. ecc.
Emma Bonino ha di nuovo pazientemente spiegato che il motivo del nostro interessamento per i mille Somali di "Negelli-uno" e' proprio il fatto che essi non sono rifugiati (bensi' persone che intendono tornare in Somalia, cosa che viene loro impedito di fare): tanto e' vero che l'Alto Commissariato Internazionale per i Rifugiati ha rifiutato di occuparsene in quanto essi non rientrano nelle sue competenze. Ha altresi' spiegato che ci rendiamo perfettamente conto dei gravi problemi rappresentati dai 500.000 Somali rifugiati in Etiopia, ma che siamo realisti e non siamo mai velleitari: il piccolo gruppo di iniziativa, che si sta occupando di questo problema di Negelli, ha mezzi e strutture per occuparsi di mille persone ma non per risolvere problemi di cinquecentomila. E, infine, da oltre due mesi la ONG "Centro Internazionale di cooperazione allo sviluppo", presente in Addis Abeba, si e' dichiarata disponibile a garantire gli obiettivi umanitari dell'operazione.
Ieri sera Radio Radicale ha trasmesso una intervista con l'On. Foschi -che fa parte della Commissione Affari Esteri ma e' anche il Presidente onorario del CICS- nella quale Foschi lascia intendere che ormai la questione dovrebbe essere avviata a soluzione.
Non voglio fare commenti, perche' in questa sede mi sono imposta di fornire esclusivamente informazione sui fatti che avvengono, e non valutazioni personali.
Ritengo che possa esser considerato un "fatto", sul quale l'informazione e' dovuta, la promessa del Ministro Colombo di fornire assistenza all'Etiopia in misura di cento miliardi (la richiesta era stata di 140) per aiutare il Governo di Transizione a risolvere il problema dei profughi di guerra -siano essi Somali o Etiopi- in Etiopia.
Nella mia precedente comunicazione, in data 15 ottobre, riferivo che era appena arrivata la notizia UFFICIALE che gli ostacoli erano rimossi, e che il primo soccorso assistenziale poteva partire per Negelli. Confermo qui che anche questa notizia "ufficiale" non ha avuto alcun seguito, e che nessun soccorso e' mai partito -finora- alla volta di quel gruppo di disperati.