(Da "La Stampa", 22 ottobre 1992).
PRAGA. Il premier slovacco, Vladimir Meciar, ha detto ieri che "non è esclusa una dimostrazione di forza" nella controversia che oppone la Slovacchia, indipendente dal I^ gennaio '93, all'Ungheria per la diga danubiana di confine di Gabickovo. Tuttavia, Meciar ha escluso la possibilità di uno "scontro militare", mentre da Budapest giungeva la notizia che l'Ungheria ha presentato un ricorso alla Corte di giustizia dell'Aja e ha chiesto l'attivazione della "procedura di crisi" per la soluzione di conflitti nell'ambito della Csce.
Poco prima, a Bruxelles, si era conclusa con un nulla di fatto la riunione tra gli esperti della Cee e i funzionari cecoslovacchi e ungheresi alla ricerca di una soluzione per ricolvere la "querelle" sulla deviazione del corso del Danubio, che segna il confine tra i due Paesi."
Questa, la notizia apparsa sul giornale. Ed è una notizia allucinante, per la regressione che rivela nella cultura, prima che nella politica, di paesi che pure della convivenza rivierasca sul Danubio dovrebbero aver nutrito da secoli la loro storia. Nel crepuscolo della ragione che sta acciecando metà Europa, questo episodio, ecologico, morale, tecnico e politico è uno dei momenti più deprimenti. Lo segnalo in particolare a O. Dupuis che in quelle regioni lavora, e che potrebbe utilizzare questo tema per fare muovere qualcosa... Un saluto, Angiolo.