Il Consiglio Europeo di Edinburgo costituirà un'importante verifica della volontà degli Stati membri di proseguire o meno sulla strada dell'integrazione.
I punti cruciali del Vertice saranno verosimilmente i seguenti, anche se non é ancora stata resa nota l'agenda precisa della riunione.
- Questioni danese e britannica: futuro del Trattato di Maastricht;
- GATT;
- Sussidiarietà;
- Allargamento;
- Rilancio economico; finanziamento futuro della CE;
A. Il quadro generale di Edinburgo
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Il memorandum danese "la Danimarca in seno all'Europa" é un abile documento: cercate di capirci, ci dicono, il nostro popolo non ne vuole sapere di una Unione Politica e Monetaria. Dateci la possibilità di sceglierci i settori nei quali ci interessa proseguire insieme (ambiente), in fondo le nostre richieste non sono poi cosi' impossibili: no al concetto di cittadinanza-ma metteremo in atto diligentemente cio' che Maastricht prescrive-; no alla "comunitarizzazione" degli affari interni e giudiziari - ma continueremo a cooperare a livello intergovernativo- ; no all'Unione Monetaria -ma saremo come sempre tra i "più bravi" nello SME; no alla difesa comune (UEO); e poi non dobbiamo dimenticarci dei nostri amici dell'EFTA: apriamo subito i negoziati senza aspettare Maastricht, che tanto senza di noi é solo un fantasma. In fondo, da un punto di vista concreto, (e si sa quanto i danesi siano pragmatici), non cambia molto.
Quanto alla Presidenza Inglese, la questione danese ha in parte scoperto la sua strategia di "guastafeste si, ma da dentro e non da fuori" e l'ha obbligata a prendere partito. Gli anti-europei, ringalluzziti dalla vicenda danese, e rafforzati dall'atteggiameto laburista, hanno obbligato MAJOR
a rinviare la ratifica di Maastricht a dopo il secondo referendum danese. Eppure la strategia degli inglesi era piuttosto ben congegnata, come dimostrano il Trattato e le conclusioni del Vertice di Lisbona: ridurre al massimo la portata degli accordi di Maastricht, opting-out, allargamento nel quadro di Maastricht; ridefinizione del principio di sussidiarietà nel senso di una rinazionalizzazione spinta e di un indebolimento dell'autonomia della Commissione; tale ridefinizione, dicono gli inglesi, potrebbe avvenire anche nel quadro del Trattato di Roma, senza aspettare la ratifica del Trattato di Maastricht.
E invece si arriva al vertice di Edinburgo con una seria ipoteca su Maastricht, una grave crisi economica, veti e controveti minacciati dalla Francia e dalla Spagna sul GATT, totale disaccordo sul finanziamento futuro della CE, proposte di inizio dei nagoziati sull'ampliamento della CE in una situazione in cui di confusione.
B. Quali sono le risposte da dare da parte di un paese tradizionalmente "federalista" come l'Italia?
La questione danese e inglese dimostrano chiaramente una cosa:
Almeno due paesi su 10 non sono d'accordo a fare un'Unione, anche insufficiente, contraddittoria e intergovernativa come quella prevista da Maastricht;
Quindi é chiaro che la prima cosa da fare é chiedersi: che obbiettivi abbiamo al di là di Maastricht e quale strategia concreta perseguiamo.
Al momento, il quadro é sconsolante:
Il Presidente del Consiglio AMATO dichiara con John MAJOR che forse i negoziati per l'allargamento si possono iniziare prima della ratifica di Maastricht nonostante non si sia d'accordo su niente; lo stesso hanno sostenuto Kohl e Mitterand ; sul GATT, il ministro dell'agricoltura usa toni bellicosi, quello sul Commercio Estero dice che va tutto bene; l'opinione pubblica non ha nessuna informazione e il voto su Maastricht si é svolto tra la noia e il disinteresse generale; nonostante la facciata "federalista", il fatto che i nostri rappresentanti al Consiglio operino virtualmente senza alcun controllo fa si che si accettino cose contrastanti con la nostra tradizione, come le vicende dei negoziati alle CIG hanno dimostrato (accordo DE MICHELIS con la GB) o le dichiarazioni di AMATO in TV ; il prestigio dell'Italia tra i partners non é certo ai suoi massimi livelli, anche perché non viene dal nostro governo nessuna iniziativa forte.
In questa situazione, non ci resta che ripetere cose già note, che dovrebbero essere acquisite e che temiamo invece che il nostro governo non faccia abbastanza valere presso i nostri partners.
1. Il vertice di Edinburgo deve essere l'occasione di un chiarimento su chi vuole l'Unione e chi non la vuole. E non solo quella di Maastricht, ma quella vera, fondata su istituzioni democratiche, seria divisione dei poteri e delle competenze a livello europeo, nazionale e regionale, e basata sulla solidarietà.
Prima si uscirà dagli equivoci delle Europe a più velocità economiche e politiche e prima si risolveranno i problemi della CE;
Questo deve essere il quadro della soluzione del problema danese e inglese e di quello del finanziamento futuro della CE.
Sono i 10 che devono mettere i 2 con le spalle al muro e non il contrario. Concedere l'"opting-out" agli inglesi é stato un errore che deve essere riconosciuto come tale e se possibile riassorbito (??).
La soluzione non puo' essere un estenuante negoziato su quali punti concedere all'opting-out e quali no, ma un chiarimento sulla finalità politica del processo di integrazione comunitario. La nostra proposta é quella di riportare nel dibattito la questione della Costituzione democratica per l'Europa (di cui COLOMBO era relatore) e di anticipare i tempi di una riforma in senso federale della CE: Assise convocate per discutere del progetto di costituzione elaborato dal PE e anticipo delle CIG previste per il 1996 a prima delle elezioni europee.
Il clima in Europa oggi non é favorevole ad un rilancio dell'azione federalista, é vero. Ma é anche necessario rispondere con delle proposte alternative agli argomanti degli anti-europeisti.
2. Sulla sussidiarietà:
I rappresentanti del governo italiano che hanno partecipato al Dialogo Interistituzionale (PE, CCE; Consiglio) finalizzato alla conclusione di un accordo fra la tre istituzioni sulla messa in atto del principio di sussidiarietà (10 Novembre; 26 novembre)
hanno presentato una linea coerente e positiva: sapranno tenerla ad Edinburgo??
In particolare ci preme sottolineare che:
* il principio di sussidiarietà é uno degli elementi fondanti di un ordinamento federale: diffidiamo dunque delle nuove definizioni arbitrarie e nazionaliste:
* un accordo sulla messa in atto del principio di sussidiarietà deve esistere solo nel quadro del Trattato di Maastricht, deve mantenere l'acquis communautaire e preservare le prerogative del Parlamento e della Commissione;
* in nessun caso il Consiglio deve poter introdurre il diritto di veto, richiamandosi al principio di sussidiarietà o decidendo in via preventiva sulla coerenza o meno di una certa proposta della Commissione rispetto al principio di sussidiarietà ;
* il principio di sussidiarietà non fa riferimento solo all'esercizio delle competenze degli stati e della CE; i poteri delle regioni devono essere mantenuti:
3. Sull'allargamento:
Il PE ha sostenuto più volte che la CE non avrebbe retto ad un allargamento fatto sulla base del Trattato di Roma e del Trattato di Maastricht: vi immaginate una politica ambientale o sociale per le quali il voto all'unanimità é ancora possibile in alcuni casi decisa a 19?? Quale politica monetaria, estera o di sicurezza potrebbe funzionare in queste condizioni? Come potrebbe funzionare una Comunità con 3 o 4 Danimarche o Gran Bretagne al suo interno??
Per allargarsi la CE deve chiarire che i suoi membri vogliono ben più di un grande mercato e deve adattare i suoi meccanismi di funzionamento alle sue ambizioni di integrazione democratica continentale. Sarebbe un gesto di enorme irresponsabilità accettare di iniziare dei negoziati senza aver chiarito a che cosa nuovi stati devono aderire. Anche per questo, la formula costituzionale ci sembra molto più adeguata che quella dei negoziati intergovernativi.