Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
mar 28 apr. 2026
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Conferenza Partito radicale
Radio Radicale Andrea - 17 gennaio 1993
"CIRCOLARITA' DELLA DOCUMENTAZIONE ORALE E SCRITTA NEGLI ARCHIVI RADICALI: IL CASO DEL RAPIMENTO DEL MAGISTRATO D'URSO"
DI ANDREA MAORI

INTERVENTO LETTO AL CONVEGNO "LE FONTI SONORE E LE FONTI ORALI NELLA STORIA POLITICA CONTEMPORANEA" IL 15 GIUGNO 1993 A ROMA PRESSO LA SEDE DEL PARTITO RADICALE

La sera del 12 dicembre 1980 le Brigate Rosse rapirono il giudice Giovanni D'Urso dirigente del terzo ufficio della Direzione generale degli Istituti di prevenzione e pena del Ministero di Grazia e Giustizia.

Il giorno dopo le BR fecero trovare il loro primo comunicato, con il quale, tra l'altro, si chiedeva lo smantellamento del "circuito di differenziazione" e la soppressione del carcere dell'Asinara.

Alla notizia del rapimento del magistrato e delle condizioni delle BR, la reazione di gran parte delle forze politiche fu, fin da subito, quasi unanime.

Si formò, come per il caso Moro, il "partito della fermezza" contro ogni "cedimento e trattativa".

Stampa e Tv favorirono fin da subito questa linea ed ogni voce diversa che non si unì al coro, venne sistematicamente censurata. 1)

Le stesse cronache sui dibattiti parlamentari, arricchite di numerosi interventi dell'opposizione, in gran parte di quella radicale, furono a senso unico: doveva passare la linea della fermezza anche se all'interno del Governo si fecero strada idee che non escludevano l'ipotesi di aprire una trattativa.

Con il passare dei giorni, le BR cambiarono strategia: la condizione per non uccidere il magistrato D'Urso divenne la pubblicazione dei comunicati dei detenuti in rivolta nelle super carceri di Trani e Palmi.

Nel paese, tra i giornali, si aprì un serrato dibattito sul black out e sul ruolo dell'informazione di fronte a casi simili.

Divenne sempre più evidente che la liberazione di D'Urso si giocava proprio intorno alla necessità ed alla opportunità di diffondere documenti considerati eversivi.

A questo punto, il ruolo di Radio Radicale, strumento di informazione già allora abbastanza diffuso sul territorio nazionale, divenne importante e, con il passare del tempo, forse anche decisivo: con la nuova richiesta delle BR, furono trasmessi alcuni servizi sulla situazioni delle carceri in Italia, perchè come disse l'allora direttore di Radio Radicale, Lino Jannuzzi "anche i più sprovveduti e i più censurati avevano capito che la questione era tutta lì (...). Noi abbiamo preso la gente per mano, e l'abbiamo portata dentro l'Asinara, dentro le carceri speciali, dentro le celle dei terrroristi, degli autonomi, dei comuni. Abbiamo un archivio esclusivo e spettacolare: da anni i radicali passano il loro tempo a visitare le carceri. Quando ne escono, parlano, raccontano, propongono". 2)

Vengono aperti i microfoni per i fili diretti con gli ascoltatori.

Dalle loro telefonate si capiva che l'audience doveva essere molto alta.

Il ruolo della radio cominciava così a delinearsi come strumento di informazione democratica e militante.

Si raggiunsero anche momenti drammatici.

Per esempio, il 4 gennaio 1981, durante uno dei fili diretti condotto dal deputato Franco Roccella in cui si discuteva di una lettera di Pannella alle BR sulla necessità di aprire un "dialogo" con i "compagni assassini", arrivò una telefonata da Milano: una voce di donna affermava che durante il blitz dei carabinieri nel carcere di Trani molti carcerati erano rimasti con la testa rotta, il torace sfondato, le mani fratturate e domandava a Roccella: "perche i vostri deputati non vanno a vedere?".

Successe un putiferio. Si moltiplicarono le telefonate.

In quel momento arrivò il comunicato n.8 delle BR con il quale si annunciava che il giudice D'Urso era stato condannato a morte. Roccella - che intanto legge il comunicato delle BR - e Pannella che era al telefono per coordinare le iniziative da prendere, si scambiarono le loro opinioni, sempre in diretta con migliaia di persone in ascolto.

Uno dopo l'altro chiamarono i deputati e i senatori radicali che aprirono una discussione in diretta.

Ognuno disse la sua.

Alla fine decisero di convocarsi sempre via etere, tutti alla radio, immediatamente, per concludere. 3)

Insomma, come ricorda Jannuzzi: "sarebbe come se la direzione del partito comunista italiano si riunisse, invece che alle Botteghe Oscure, sulla scalinata dell'Altare della Patria e discutesse dei rapporti con Mosca all'aperto, dinanzi ai microfoni, con piazza Venezia gremita di gente...". 4)

Questa era Radio Radicale nei giorni del rapimento del magistrato D'Urso.

Dice Jannuzzi: "Il destino di Moro fu deciso allora al telefono tra Andreotti e Berlinguer, il destino di D'Urso è stato discusso in pubblico dinanzi a mezza Italia." 5)

Una radio che trasmetteva le testimonianze in diretta degli ascoltatori, le concitate sedute della Camera dei Deputati, le opinioni e gli appelli di Sciascia che in quel periodo non poteva scrivere sul Corriere della Sera per divergenze con la direzione del giornale, le conferenze stampa dei deputati in ispezione nelle carceri, la lettura per ore ed ore dei comunicati dei brigatisti e dei comitati di lotta nelle carceri di Palmi e di Trani.

Radio Radicale divenne così un punto di riferimento unico nel suo genere mentre il suo archivio è divenuto il custode di avvenimenti in grado di consegnarci, per rimanere solo a questo caso, la possibilità di analisi sulla interpretazione della realtà, sul linguaggio, sulla organizzazione politica radicale e dei non radicali, e su quant'altro legato a quel periodo storico i ricercatori potrebbero riuscire a cogliere di utile per le proprie ricerche.

Inoltre questa documentazione orale entra in un rapporto di circolarità con la documentazione scritta, in modo particolarmente stretto con quanto prodotto dal Partito Radicale ed ora conservato nell'archivio cartaceo radicale, archivio che attualmente è in stato di riordinamento ed inventariazione.

La memoria documentaria sul rapimento D'Urso, nell'archivio cartaceo radicale è affidata in gran parte a Notizie Radicali Agenzia, l'agenzia di stampa del Partito Radicale, che durante il periodo del sequestro, svolse molteplici compiti: pubblicò i comunicati della segreteria del partito, gli appelli o le dichiarazioni di opionion makers, di esponenti politici, anticipò alcuni articoli di stampa e riportò alcuni commenti su particolari aspetti delle iniziative radicali, in Parlamento e fuori.

La lettura, anche a distanza di tempo, dei dispacci dell'agenzia, non rende comunque l'idea di quello che è stato l'impegno di un gruppo politico per il quale superare il black out voleva dire essenzialmente cercare di salvare la vita di un uomo sequestrato.

Infatti, se non fosse esistita la Radio Radicale, l'impegno del PR sul caso D'Urso sarebbe stato diverso con la conseguenza che la stessa ampia documentazione antologica riportata nel libro "La pelle del D'Urso" sarebbe stata molto più povera, mancando la ricca documentazione archivistica della radio.

Non solo: la stessa agenzia di stampa era letta durante i notiziari della radio e arricchiva quella documentazione orale che veniva fornita costantemente durante le ore di trasmissione, costituendo in questo modo una sorta di circolarità per cui il documento scritto "dipende" in qualche modo da quello radiofonico.

D'altra parte, però, la peculiarità della fonte Notizie Radicali Agenzia sta invece nel suo carattere documentaristico, di essere cioè atti difficilmente manipolabili, legati tra loro e con gli altri documenti dell'archivio cartaceo da quel vincolo archivistico, che dà vita ad una circolarità interna ai documenti scritti in grado, tra l'altro, di fornire al ricercatore altre chiavi di lettura con le quali è possibile ampliare le ricerche, per esempio, su quel determinato periodo storico.

Il rapimento del magistrato D'Urso, avvenuta il 15 gennaio 1981, che per la cronaca è terminato con la sua liberazione, consente quindi di mostrare, a livello archivistico, che almeno per il Partito Radicale, partito che ha cercato di produrre politica attraverso diversi tipi di mezzi di comunicazione, dando vita di conseguenza a diversi archivi, lo storico deve necessariamente far ricorso ad una rete di comunicazioni interferenti, ciascuna delle quali singolarmente presa può apparire di scarsa utilità.

L'archivio cartaceo radicale e l'archivio della Radio Radicale costituiscono infatti una ricca miniera di esempi dell'uso incrociato e critico delle fonti scritte ed orali.

Il lavoro che nei due archivi si sta realizzando è proprio quello di fornire strumenti in grado di agevolare l'interrogazione delle fonti, di correlare e interpretare le notizie raccolte: un lavoro sicuramente da incoraggiare.

Note

1) Notizie Radicali Agenzia, n.290 (973), anno VI, 18 dicembre 1980; Notizie Radicali Agenzia, n.291 (974), anno VI, 19 dicembre 1980

2) AA.VV., La pelle del D'Urso, Radio Radicale documenti, Supplemento a Notizie Radicali n.3/1981, pag.11

3) Archivio Radio Radicale, cassette nn.1696, 1699, 1700 del 4 gennaio 1981

4) AA.VV., La pelle del D'Urso, cit., pag.13

5) Idem, pag.13

 
Argomenti correlati:
stampa questo documento invia questa pagina per mail