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Conferenza Partito radicale
Zambardino Vittorio - 2 febbraio 1993
Congresso radicale: pensierini
Non mi preoccupa molto l'idea che Pannella vada a dirigere

il Psi. Non solo perche' lo ha gia' smentito lui, quanto

perche' credo che riuscirebbe anche da la' sopra, dal ponte del

relitto che affonda, a lanciare i suoi segnali alla gente.

Tanto lo fa gia'. Sarebbe il Psi a dover cambiare, mica lui.

Temo per tutti i radicali (inclusi quelli del nucleo di ferro,

Bonino, Cicciomessere, ed altri) il pericolo della

contaminazione con un potere, una volta che fossero arrivati

in un luogo di responsabilita'. Per lui, Pannella, no. Credo

che il potere preferirebbe suicidarsi che provare a cambiarlo.

Provo pero' a raccogliere un invito di Emma Bonino, fatto ad

un altro intervenuto (a margine, non credo sarebbe giusto

inserire nei messaggi d'entrata ad Agora' il numero degli

iscritti radicali: il futuro di questo strumento e' nel saper

non essere "solo" radicale, ma di tutti, anche di chi paga, e

quindi...). L'invito era a dire perche' uno si e' iscritto.

Poi c'e' il congresso, uno immagina cosa direbbe se

intervenisse, anche se sa gia' di certo che non interverra'

(non me lo sogno nemmeno).

Gia', perche' si iscrive uno come me, che almeno sulla meta'

delle posizioni radicali e' in disaccordo? Sull'aborto la

penso come Giuliano Amato, sull'ambiente non ho neanche uno straccio di

simpatia per i Verdi, nella politica internazionale, beh, mi

sono iscritto per la prima volta al Pr quando ha saputo non

dissociarsi dalla scelta di stare nello schieramento

anti-Saddam.

Potrei aggiungere che, avvicinandomi ai radicali in quanto

gente concreta, che vive in un posto, Torre Argentina, mi sono

accorto che il militante radicale appartiene spesso ad una

umanita' stralunata, quasi sempre non e' sposato (io lo sono),

quasi sempre non ha figli (io ne ho), ha sensibilita' di vita

(per esempio l'omeopatia, la sterilizzazione, il vegetarianesimo) che io non ho, ha un'idea religiosa

della dedizione alla politica come rito quotidiano (io da un decennio almeno provo

a liberarmene). Dico stronzate?

Forse: pero' io credo che la politica sia anche una questione

di feeling che si provano, di simpatie che si instaurano. I

radicali, al primo impatto, sono antipatici.

E allora perche' uno si iscrive?

Perche' debbo a questa umanita' stralunata e un po'

antipatica una specie di rinascita alla politica. Ero

dall'altra parte, quando ci fu il primo referendum sul

finanziamento pubblico. Ma fui costretto a pormi la domanda:

perche' la gente li ha votati, i radicali e le loro posizioni?

Ero dall'altra parte nei giorni del terrorismo e della

"fermezza", soprattutto nei giorni del caso D'Urso. Poi sono

sopravvissuto abbastanza per vedere che avevano avuto ragione

loro. Ero perplesso all'arresto di Tortora, e mi convinsi nei

mesi che era giusta la sua battaglia e che la procura della

repubblica della mia citta' ospitava un verminaio di cultura

del Potere e di

trame. Potrei proseguire, ma vorrei conservare qualche lettore.

Cito solo Radio Radicale, e in misura minore (perche' non

ha realizzato ancora tutti i presupposti che si porta dentro)

Agora'. Quante cose ho saputo da Radio Radicale, io italiano degli anno ottanta,

che la Rai non mi ha raccontato? Compreso quel saggio

splendido di sociologia del comportamento che va sotto il nome

di "Radio Parolaccia"?

Ma il punto e' un altro. In questi paese di fondamentalismi

opposti per decenni e ormai in putrefazione (mi fa ridere la

frase frequente, "fine delle ideologie", vogliono descrivere

la loro fine e cercando di nobilitarla), questi folli radicali, che io

ritengo veramente tali senza scherzo, hanno tenuto acceso un

piccolo fuoco di liberalismo non compromesso. Un amore

nevrotico per i principi, per lo stato di diritto,

proteggendolo dalla strage di cultura che ha fatto la

partitocrazia.

Mi spiego: oggi non possiamo usare, senza avvertire una

stretta ai centri nervosi che presiedono alla decenza, il 90

per cento del patrimonio culturale passato. Non quello

marxista, non quello socialista democratico, non quello

cattolico, non quello liberale, perche' perfino in nome di

questi ultimi principi si e' fatto dogma, cultura del fondamentalismo.

Per merito di questi rompicoglioni, oggi so che contano i

programmi, le cose, le campagne, le battaglie, la cultura

pragmatica che ha dietro pensiero, studio, fatica. Non le

"posizioni", non gli schieramenti.

Facciamo esempi, altrimenti ci si capisce poco. Ogni tanto

mi chiedo se in tutti questi anni non si sia fatto altro, da

parte radicale, di appoggiare troppo i croati e la loro

propaganda senza preoccuparci delle ragioni serbe (esistono

anche stupratori croati). Poi, dopo settimane di dubbi, mi

sono accorto della elementarita' del mio errore: guardavo

ancora con gli occhi del fondamentalismo italiano. Il problema

non e' avallare la propaganda croata (ma e' solo un esempio),

ma testimoniare in mezzo alla propaganda le ragioni del

diritto. Il problema e' di chi dice menzogne non di chi

testimonia delle verita' (attenzione non ho detto la Verita'). Cultura del fondamentalismo è quella di una sinistra

che per anni ha glorificato il vietnam, e all'inizio anche

Komeini, per poi accorgersi che i suoi eroi erano feccia. Il

punto e' non avere eroi, sapere che sono feccia, ma sono la feccia

aggredita, in quel momento vittima, pronta semmai a farsi

oppressore, ma intanto vittima.

L'importante sara' essere pronti a fermare anche la loro mano.

O Tangentopoli. Come si fa a non vedere, nella bufera

italiana, che nelle mani dei pazzi c'e' l'unica bussola

possibile. Sapere che questo terremoto era inevitabile, che

non e' arrestabile, che non ci sono ladri e onesti. Ma che

siamo, sono responsabili gli italiani che strepitano. Forse

l'unica azione seria oggi in Italia sarebbe andare a chiedere

a ognuno di noi: tu, come sei stato complice di questo

sfascio? Perche' si puo' essere anche solo complici non

facendo, mugugnando, votando per un partito che si crede

antagonista e che per rimanere tale prende 27 miliardi di

mutuo dalla p2-banco ambrosiano.

Bene, finisco. Non voglio strafare: attendo con impazienza

il giorno in cui, giovedi', vedro' e udro' le parole del

sindaco di Sarajevo. Non un altro eroe, forse feccia anche

lui, chi puo' dirlo?, certo pero' il testimone ADESSO della

battaglia contro la barbarie. Fosse solo il prezzo del

biglietto di ingresso all'Ergife, la tessera radicale sarebbe

stata gia' un buon investimento.

Vittorio Zambardino

 
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