Non mi preoccupa molto l'idea che Pannella vada a dirigereil Psi. Non solo perche' lo ha gia' smentito lui, quanto
perche' credo che riuscirebbe anche da la' sopra, dal ponte del
relitto che affonda, a lanciare i suoi segnali alla gente.
Tanto lo fa gia'. Sarebbe il Psi a dover cambiare, mica lui.
Temo per tutti i radicali (inclusi quelli del nucleo di ferro,
Bonino, Cicciomessere, ed altri) il pericolo della
contaminazione con un potere, una volta che fossero arrivati
in un luogo di responsabilita'. Per lui, Pannella, no. Credo
che il potere preferirebbe suicidarsi che provare a cambiarlo.
Provo pero' a raccogliere un invito di Emma Bonino, fatto ad
un altro intervenuto (a margine, non credo sarebbe giusto
inserire nei messaggi d'entrata ad Agora' il numero degli
iscritti radicali: il futuro di questo strumento e' nel saper
non essere "solo" radicale, ma di tutti, anche di chi paga, e
quindi...). L'invito era a dire perche' uno si e' iscritto.
Poi c'e' il congresso, uno immagina cosa direbbe se
intervenisse, anche se sa gia' di certo che non interverra'
(non me lo sogno nemmeno).
Gia', perche' si iscrive uno come me, che almeno sulla meta'
delle posizioni radicali e' in disaccordo? Sull'aborto la
penso come Giuliano Amato, sull'ambiente non ho neanche uno straccio di
simpatia per i Verdi, nella politica internazionale, beh, mi
sono iscritto per la prima volta al Pr quando ha saputo non
dissociarsi dalla scelta di stare nello schieramento
anti-Saddam.
Potrei aggiungere che, avvicinandomi ai radicali in quanto
gente concreta, che vive in un posto, Torre Argentina, mi sono
accorto che il militante radicale appartiene spesso ad una
umanita' stralunata, quasi sempre non e' sposato (io lo sono),
quasi sempre non ha figli (io ne ho), ha sensibilita' di vita
(per esempio l'omeopatia, la sterilizzazione, il vegetarianesimo) che io non ho, ha un'idea religiosa
della dedizione alla politica come rito quotidiano (io da un decennio almeno provo
a liberarmene). Dico stronzate?
Forse: pero' io credo che la politica sia anche una questione
di feeling che si provano, di simpatie che si instaurano. I
radicali, al primo impatto, sono antipatici.
E allora perche' uno si iscrive?
Perche' debbo a questa umanita' stralunata e un po'
antipatica una specie di rinascita alla politica. Ero
dall'altra parte, quando ci fu il primo referendum sul
finanziamento pubblico. Ma fui costretto a pormi la domanda:
perche' la gente li ha votati, i radicali e le loro posizioni?
Ero dall'altra parte nei giorni del terrorismo e della
"fermezza", soprattutto nei giorni del caso D'Urso. Poi sono
sopravvissuto abbastanza per vedere che avevano avuto ragione
loro. Ero perplesso all'arresto di Tortora, e mi convinsi nei
mesi che era giusta la sua battaglia e che la procura della
repubblica della mia citta' ospitava un verminaio di cultura
del Potere e di
trame. Potrei proseguire, ma vorrei conservare qualche lettore.
Cito solo Radio Radicale, e in misura minore (perche' non
ha realizzato ancora tutti i presupposti che si porta dentro)
Agora'. Quante cose ho saputo da Radio Radicale, io italiano degli anno ottanta,
che la Rai non mi ha raccontato? Compreso quel saggio
splendido di sociologia del comportamento che va sotto il nome
di "Radio Parolaccia"?
Ma il punto e' un altro. In questi paese di fondamentalismi
opposti per decenni e ormai in putrefazione (mi fa ridere la
frase frequente, "fine delle ideologie", vogliono descrivere
la loro fine e cercando di nobilitarla), questi folli radicali, che io
ritengo veramente tali senza scherzo, hanno tenuto acceso un
piccolo fuoco di liberalismo non compromesso. Un amore
nevrotico per i principi, per lo stato di diritto,
proteggendolo dalla strage di cultura che ha fatto la
partitocrazia.
Mi spiego: oggi non possiamo usare, senza avvertire una
stretta ai centri nervosi che presiedono alla decenza, il 90
per cento del patrimonio culturale passato. Non quello
marxista, non quello socialista democratico, non quello
cattolico, non quello liberale, perche' perfino in nome di
questi ultimi principi si e' fatto dogma, cultura del fondamentalismo.
Per merito di questi rompicoglioni, oggi so che contano i
programmi, le cose, le campagne, le battaglie, la cultura
pragmatica che ha dietro pensiero, studio, fatica. Non le
"posizioni", non gli schieramenti.
Facciamo esempi, altrimenti ci si capisce poco. Ogni tanto
mi chiedo se in tutti questi anni non si sia fatto altro, da
parte radicale, di appoggiare troppo i croati e la loro
propaganda senza preoccuparci delle ragioni serbe (esistono
anche stupratori croati). Poi, dopo settimane di dubbi, mi
sono accorto della elementarita' del mio errore: guardavo
ancora con gli occhi del fondamentalismo italiano. Il problema
non e' avallare la propaganda croata (ma e' solo un esempio),
ma testimoniare in mezzo alla propaganda le ragioni del
diritto. Il problema e' di chi dice menzogne non di chi
testimonia delle verita' (attenzione non ho detto la Verita'). Cultura del fondamentalismo è quella di una sinistra
che per anni ha glorificato il vietnam, e all'inizio anche
Komeini, per poi accorgersi che i suoi eroi erano feccia. Il
punto e' non avere eroi, sapere che sono feccia, ma sono la feccia
aggredita, in quel momento vittima, pronta semmai a farsi
oppressore, ma intanto vittima.
L'importante sara' essere pronti a fermare anche la loro mano.
O Tangentopoli. Come si fa a non vedere, nella bufera
italiana, che nelle mani dei pazzi c'e' l'unica bussola
possibile. Sapere che questo terremoto era inevitabile, che
non e' arrestabile, che non ci sono ladri e onesti. Ma che
siamo, sono responsabili gli italiani che strepitano. Forse
l'unica azione seria oggi in Italia sarebbe andare a chiedere
a ognuno di noi: tu, come sei stato complice di questo
sfascio? Perche' si puo' essere anche solo complici non
facendo, mugugnando, votando per un partito che si crede
antagonista e che per rimanere tale prende 27 miliardi di
mutuo dalla p2-banco ambrosiano.
Bene, finisco. Non voglio strafare: attendo con impazienza
il giorno in cui, giovedi', vedro' e udro' le parole del
sindaco di Sarajevo. Non un altro eroe, forse feccia anche
lui, chi puo' dirlo?, certo pero' il testimone ADESSO della
battaglia contro la barbarie. Fosse solo il prezzo del
biglietto di ingresso all'Ergife, la tessera radicale sarebbe
stata gia' un buon investimento.
Vittorio Zambardino