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Partito Radicale Giorgio - 2 febbraio 1993
COMMISSIONE SULL'ESPERANTO
Qualche giorno fa su Notizie Radicali di Agorà era comparsa una notizia sul no della Jervolino all'insegnamento dell'esperanto nelle scuole. Tale parere faceva capo, è bene chiarirlo, ad una interrogazione "Verde", una interrogazione a mio parere mal posta e, pertanto, chi è causa del suo mal... (peccato che indirettamente coinvolge anche un pò noi).

Diverso è stato invece il risultato della interrogazione "esperantista" fatta da Elio Vito il quale aveva chiesto al Ministro della Pubblica Istruzione:

1) se si dispone di dati statistici sulle richieste d'apprendimento negli ultimi 5 anni, per le scuole dei vari ordini e gradi, delle singole lingue straniere;

2) se sia stata valutata la possibilità di introdurre la Lingua Internazionale esperanto nelle scuole italiane ed in particolare di avvalersi, nelle scuole elementari, delle sue qualità glottodidattiche scientificamente provate dall'Istituto di cibernetica dell'Università tedesca di Paderborn;

3) se ritiene opportuno, a tal fine, attivare subito una Commissione di studi, un seminario internazionale e quant'altro necessario, per conoscere e promuovere le possibilità glottodidattiche e di comunicazione transnazionale offerte dalle lingue pianificate e dalla Lingua Internazionale esperanto in modo particolare.

L'On. Giuseppe Matulli, Sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione, il 29 gennaio 1993, ha risposto che:

1) non c'erano dati percentuali relativi alle scelte sinora effettuate da famiglie e alunni nei vari ordini di scuola.

In attesa di averli, ha riferito i dati percentuali relativi a 2532 progetti di insegnamento della lingua straniera alle elementari, nell'attuale anno scolastico: 96 per cento dell'inglese, 3,5 per cento del francese, 0,5 del tedesco.

2) Allo stato attuale non pare sussistano i presupposti necessari, a cominciare da un congruo numero di docenti, e il fatto che la via che si persegue è quella dell'incentivazione dell'insegnamento delle lingue comunitarie.

3) Tuttavia, il ministero, non escludendo in prospettiva che nelle dipendenti istituzioni scolastiche possa essere introdotto l'insegnamento di una lingua neutra e sovranazionale come l'esperanto, approfondirà , anche attraverso un'apposita commissione di studio, le attitudini glottodidattiche e comunicative dell'esperanto.

Insomma abbiamo conseguito il risultato dell'attivazione di una commissione di studio sull'esperanto.

Non mi pare di poco conto, con una semplice interrogazione.

Altri elementi che sottolineerei positivamente sono:

a) l'assenza di tracce pregiudiziali (ad es.: l'esperanto non è una lingua, perchè artificiale, bla bla bla) e l'apertura di prospettive a tale insegnamento.

Comunque, per correttezza, sottopongo ai lettori di questo spazio radicale la trascrizione integrale degli interventi relativi all'interrogazione Elio Vito n. 300298:

Camera dei Deputati - Atti parlamentari

SEDUTA DEL 29 GENNAIO 1993 - Edizione non definitiva del resoconto stenografico.

PRESIDENTE. ... Segue l'interrogazione Elio Vito n. 300298 sulla possibilità di introdurre l'insegnamento dell'esperanto nelle scuole.

L'onorevole sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione ha facoltà di rispondere.

GIUSEPPE MATULLI, Sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, le argomentazioni addotte a sostegno dell'introduzione nelle scuole dell'insegnamento della lingua esperanto, in accoglimento dell'invito contenuto nelle risoluzioni dell'UNESCO cui si fa cenno nell'interrogazione Elio Vito n. 3 00298, sono sostanzialmente condivisibili e meritevoli di attenta considerazione ai fini di un approfondito esame della questione sotto i diversi aspetti, che l'amministrazione scolastica non mancherà certo di compiere.

Tuttavia allo stato attuale non pare sussistano i presupposti necessari a che la proposta formulata con tale interrogazione possa trovare agevole ed immediata attuazione. Tra tali presupposti va anzitutto rilevato quello costituito da un congruo numero di docenti qualificati dei quali al momento manca la necessaria disponibilità, considerata anche la carenza di appositi corsi di laurea.

Va, inoltre, considerato che l'insegnamento delle principali lingue europee viene attualmente impartito nelle scuole, non solo sulla base degli organici del relativo personale docente, ma anche in relazione a precise scelte degli alunni, per cui l'eventuale sostituzione di tale insegnamento con quello dell'esperanto comporterebbe una serie di obiettive difficoltà, che difficilmente potrebbero essere affrontate a breve e medio termine.

Per quanto riguarda, in particolare, la scuola elementare, si ritiene che la questione debba essere esaminata e valutata con riferimento al complesso di elementi e di interessi culturali e sociali, proiettati in una dimensione europea, che hanno determinato la scelta da parte del legislatore di avviare l'insegnamento della lingua straniera in tale ordine di scuola.

In primo luogo, va tenuto presente che l'avvio dell'insegnamento di una lingua straniera nella scuola elementare -avvenuto anche in accoglimento di raccomandazioni ed orientamenti espressi a livello comunitario - ha inteso costituire un elemento indispensabile per il consolidamento dell'Europa comunitaria, nel quadro di una politica tesa a tutelare il patrimonio linguistico e culturale dei paesi membri ed a realizzare una maggiore conoscenza e comprensione del modo di vivere e dei costumi degli altri popoli, in modo da far prevalere la tolleranza ed il rispetto reciproco.

Sulla base, peraltro, delle esperienze più significative già attuate, a livello sperimentale, nella scuola elementare, il decreto applicativo dell'articolo 10 della legge di riforma del relativo ordinamento, n. 148 del 1992, con riferimento a tutti i fattori dianzi specificati, ivi compresi quelli concernenti la disponibilità di insegnanti qualificati e le richieste delle famiglie, ha stabilito che l'insegnamento della lingua straniera sia imperniato, di norma, proprio sulle quattro lingue più diffuse: francese, inglese, spagnolo e tedesco.

In attesa, comunque, di poter disporre, quanto prima, dei dati percentuali relativi alle scelte sinora effettuate da famiglie e alunni nei vari ordini di scuola, si fa presente che dal punto di vista dell'educazione linguistica, il ministero è, tra l'altro, impegnato già da alcuni anni nell'introduzione, a titolo sperimentale, di una seconda lingua straniera nella scuola secondaria di primo grado; le relative iniziative, in corso di svolgimento nel corrente anno scolastico, si riferiscono a 2.532 progetti, con un'incidenza percentuale del 96 per cento della lingua inglese, del 3,5 per cento della lingua francese e dello 0,5 per cento della lingua tedesca. Relativamente ai vari ordini di scuole, si ritiene, ad ogni modo, opportuno ricordare che, nell'esprimere parere favorevole alla ratifica ed esecuzione del trattato di Maastricht, la Commissione cultura della Camera dei deputati, nella seduta del 22 ottobre 1992, aveva ravvisato l'opportunità di procedere, per i diversi settori di istruzione, all'elaborazio

ne di un programma di studi tale da favorire, più di quanto non sia sin qui avvenuto, l'apprendimento delle lingue comunitarie a tutti i livelli di insegnamento, nel sostanziale rispetto sia delle diversità nazionali e regionali sia del retaggio culturale comune.

Orbene, l'eventuale introduzione generalizzata di una lingua diversa da quelle proprie delle Comunità, contrasterebbe con la volontà degli Stati membri - al riguardo manifestata nello stesso trattato di Maastricht intesa a conservare l'autonomia dei rispettivi sistemi formativi e delle rispettive lingue che, come la scuola, rappresentano l'identità nazionale.

Conclusivamente, il ministero, pur senza escludere in prospettiva che nelle dipendenti istituzioni scolastiche possa essere introdotto l'insegnamento di una lingua neutra e sovranazionale come l'esperanto, ritiene che la politica scolastica del momento debba mirare anzitutto, per quanto attiene alle discipline linguistiche, all'incentivazione delle lingue comunitarie. Tale incentivazione non impedirà, comunque, un più incisivo approfondimento, anche attraverso un'apposita commissione di studio, delle attitudini glottodidattiche e comunicative dell'esperanto nell'ambito della scuola dell'obbligo, fermo restando, ovviamente, che l'amministrazione scolastica non potrà che attenersi ad eventuali determinazioni che sulla questione oggetto delle suaccennate risoluzioni dovessero essere assunte nelle competenti sedi istituzionali.

PRESIDENTE. L'onorevole Elio Vito ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la sua interrogazione n. 3 00298.

ELIO VITO. Signor Presidente, signor sottosegretario, colleghi, siamo soddisfatti della dichiarata disponibilità del Governo a verificare la possibilità di introdurre l'insegnamento dell'esperanto nelle nostre scuole; riteniamo, però, che non sia stato colto in pieno il senso della nostra iniziativa. Non intendiamo creare un'artificiosa contrapposizione tra la lingua internazionale neutra esperanto e le altre lingue, quella inglese in particolare, né tantomeno vogliamo creare un'alternativa di insegnamento nelle scuole elementari tra la lingua inglese e la lingua internazionale esperanto. Concepiamo, anzi, l'insegnamento di quest'ultima come un modo per meglio comprendere e conoscere le altre lingue nazionali e, soprattutto, per meglio tutelarle.

Il timore che rappresentiamo con la nostra interrogazione è diffuso, onorevole sottosegretario, proprio in quegli ambienti federalisti che maggiormente si impegnano in ambito comunitario (anche da questo punto di vista, dunque, non esiste contrapposizione tra l'insegnamento delle lingue comunitarie e quello dell'esperanto); si tratta di facilitare l'iniziativa comunitaria nel pieno rispetto e nella tutela delle caratteristiche delle singole nazionalità, dei costumi e delle lingue delle diverse nazioni.

Il senso della nostra iniziativa è di concepire la Lingua Internazionale esperanto come una lingua che consenta ai popoli di comunicare in modo che ciascuno di essi non debba rinunciare alle caratteristiche essenziali della propria appartenenza etnica e linguistica. Diffondere l'insegnamento di una sola lingua come quella inglese, infatti (senza per questo volersi accanire nei confronti di tale lingua o di quel popolo) significa necessariamente procedere nel tempo alla distruzione di altre lingue etniche, introdurre una sorta di dominio culturale e linguistico di quella lingua nei confronti delle altre.

Si tratta di un fenomeno già conosciuto nel passato, quando la lingua latina si è diffusa ed ha prevalso sino a distruggere gli idiomi caratteristici delle popolazioni assoggettate a quel dominio, le quali dovevano per forza servirsi del latino per comunicare. E proprio questo che intendiamo evitare; abbiamo chiesto pertanto al Governo, al Ministero della pubblica istruzione, di valutare l'opportunità di introdurre l'insegnamento della lingua esperanto nelle scuole elementari non già per impedire l'insegnamento della lingua inglese, ma per consentirne una migliore comprensione. Come l'Onorevole Sottosegretario ha confermato, e come emerge dai dati contenuti nella nostra interrogazione, le qualità glottodidattiche dell'esperanto sono oggi universalmente e scientificamente riconosciute.

L'insegnamento di tale idioma conseguirebbe il risultato di far conoscere e meglio comprendere le altre lingue etniche nazionali. Crediamo che vada diffuso e compreso il principio che l'esperanto non si contrappone alle altre lingue, ma costituisce anzi un tentativo culturale per cercare di difendere in pieno le caratteristiche culturali e linguistiche dei popoli e, nel contempo, di facilitare il processo di unificazione europea consentendo a tutti i popoli di parteciparvi senza un assoggettamento culturale e linguistico alla lingua inglese. Il processo di unificazione europea, infatti, non potrà essere realizzato se mancherà la partecipazione, e perché ciò avvenga si dovrà garantire la possibilità ai cittadini di comprenderlo attraverso la comunicazione e la conoscenza: tutto questo può avvenire solo attraverso la lingua.

Mi consenta infine, Onorevole Sottosegretario, di dichiararmi insoddisfatto della sua risposta per un aspetto particolare: non riteniamo che una delle ragioni per cui non possa essere introdotto l'insegnamento della lingua esperanto sia costituita dalla mancanza di docenti e di corsi di laurea. Il Sottosegretario, infatti, sa bene come, in realtà, sia pure poco incoraggiati dalle iniziative pubbliche e statali, esistano corsi, scuole e associazioni benemerite di privati cittadini che diffondono l'esperanto. Ritengo che su tale patrimonio di studio e di conoscenza, non solo europeo ma anche italiano, debbano contare il Governo e la pubblica istruzione per introdurre l'insegnamento di queste lingue nelle scuole elementari.

Ciò corrisponde, peraltro, a precise risoluzioni approvate per due volte dall'UNESCO, dirette ad invitare gli Stati membri (tra cui l'Italia) a promuovere direttamente l'insegnamento dell'esperanto. Cogliamo dunque l'occasione per invitare l'onorevole sottosegretario a quella che ritengo sarà una delle principali (forse l'unica) occasioni di studio sul tema esperantista e sul legame che tale lingua ha con le politiche comunitarie, più in generale, con l'esigenza di comunicazione e di rapporto sovranazionale dei popoli, che si terrà a Roma nell'ambito dei lavori del congresso transnazionale del Partito radicale.

 
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