Dunque, assisteremo davvero alla chiusura del partito radicale transnazionale? Davvero Marco Pannella abbandonerà il suo ruolo, ruolo "storico" ormai, quello così efficacemente evocato stamani sul "Corriere della Sera" da Ernesto Galli della Loggia? Davvero assisteremo allo smantellamento dell'esperienza transnazionale oggi così avanzata, irripetibile, esemplare?
Le domande si affollano: ma nella sua conferenza stampa di ieri Marco Pannella non ha lasciato margine a dubbi, a ripensamenti. Ancora una volta, nel momento delle decisioni, Pannella affida la risposta al calcolo del rischio, alla scommessa provocata e portata al limite di rottura: o 30.000 nuovi iscritti italiani, con tessere pagate ad un prezzo che consenta al partito di vivere per un anno, oppure si torna a casa,...magari sottobraccio a Craxi...
Certo, a quanto abbiamo ascoltato, molte personalità, a partire dal presidente del Consiglio Giuliano Amato, saranno presenti all'apertura dei lavori, in quell'antro dell'Ergife che il grafico "radicale" Aurelio Candido cercherà di rendere presentabile e vivibile, emulo squattrinato dell'Immaginifico Panseca. Ma che verranno a fare? Ad iscriversi no, certo. La loro ipocrisia le porterà a questo formale atto di omaggio e "simpatia" (che vuol dire?), ma non al gesto secco e preciso del versamento della quota di iscrizione. Molte di loro passeranno i giovani della vigilanza, all'ingresso, senza aver nemmeno sborsato il modesto obolo che ogni partecipante versa, per sopperire alle spese dell'allestimento. Quindi, sul piano della concretezza, ben poco ci potremo attendere da loro. La loro capacità diintervento politico è così logorata dall'usualità e dalle convenienze da irrigidirle, come avrebbe detto Reich, in una corazza di interiori impossibilità. La "persona", la "maschera" ha ormai in queste figure soffocat
o l'istinto, la possibilità dell'atto "gratuito" ma in qualche modo significante. Forse, è il destino della politica, ma non ci convince lo stesso.
Oggi, Pannella ha, per riconoscimento generale, un ruolo "forte" nella logica e nelle possibilità di svolgimento della politica italiana, e non solo italiana. Uomo di decisioni definitive, di irrevocabili separazioni come di irrevocabili saldature, imprevedibile ("pragmatico"?) e irrefrenabile (innanzitutto a se stesso), ha tuttavia, nella sua lunga storia, il pregio della "durata" nella coerenza. Una coerenza non imposta da altri, si intenda, ma, sostanzialmente, a due punti "forti" impostisi fin dalla nascita di giovanili vocazioni: *se stesso*, e *il diritto*, letto e interpretato secondo una visionaria passione di antico stampo liberale, non toccato da degenerazioni storiciste e strutturaliste. Uomo di "destra" che si è collocato da sempre, per lungimirante intuizione, nel cuore del "popolo della sinistra" e da questa posizione ha attraversato tutte le possibili congiunture, sempre "cercando" (prima che "trovando") soluzioni che soddisfacessero i due capisaldi della sua interiore coerenza. Oggi, sembra g
iunto - finalmente - alla terra ferma (se non alla terra "promessa"), e sembra sia ormai lì lì per toccare l'agognata sponda. Riuscirà ad approdare?
Ve ne sono i termini, le condizioni. Pannella ha sempre agito come "alternativa", alternativa secca al "regime" (sì, il regime già prefigurato e combattuto da Ernesto Rossi, contro il moderatismo accomodante dei suoi compagni "laici" del "Mondo"...). Molti, in questi decenni, gli hanno rimproverato di non aver voluto cogliere le "occasioni" che pure gli si sono presentate. Ricordate? Gli rinfacciarono anche il "preambolo" allo Statuto, quel documento aspro e sennatamente impronunciabile in cui si rendeva un omaggio straordinario al Diritto, come fonte certificante di ogni convivenza umana, di ogni società e Stato. Ebbene, che cosa succede, oggi? Succede che un gruppetto di magistrati si accorge (oggi! e perché oggi?) che la lettura del Diritto, anche in termini di semplice "tecnica" e di banalissima professionalità, era, doveva essere e deve essere quella indicata in quel preambolo irriso...Quando l'onesto dirigente socialista si suicida perché si rende conto della terribilità della condanna (non quella pena
le) che viene a lui per aver infranto, dal suo posto di responsabilità etica, la "norma" del diritto, cos'altro fa se non leggere le righe roventi di quel preambolo?
Sì, dunque, oggi siamo a quel punto in cui la "speranza oltre la speranza" può toccare le sponde della terra intravista di lontano. Oggi, è possibile quell'alternativa "radicale" (radicale, davvero) che Pannella ha indicato, immaginato, fantasticato in tante, indimenticabili, chiacchierate "giovanili" per piazze e strade di Roma. E' possibile che veda la luce non una semplice alternanza (che pure Pannella saprebbe valutare e sperimentare, nel suo politicissimo pragmatismo, in tutti i suoi aspetti positivi) ma l'alternativa: con la nascita, o il faticoso avvio, dello Stato di Diritto del domani, valido ed esemplare non solo per l'Italia ma per una società mondiale priva di guida e di immaginario forte. La sua scommessa è legata al successo da un filo di ragno, sottilissimo ma forse resistentissimo...
Questa è la sfida, nei suoi termini. Pannella gioca alla grande, su questo terreno. Eppure, dinanzi lui, c'è la barriera, "insormontabile" del non raggiungimento dei 30000 iscritti. Una fisima? Non direi, se l'ambizione, le stesse proporzioni oggettive della scommessa sono quelle che abbiamo delineato (e, giuro, senza trionfalismi). Ma vi saranno in Italia trentamila persone capaci di sollevare la testa al di sopra del contingente, e rispondere alla richiesta di "elemosina" che fa loro Pannella?
In buona sostanza: c'è in Italia una possibile classe dirigente alternativa, laica, federalista, ecologista, capace di aprire le finestre al nuovo che ormai è non auspicabile ma strettamente necessario, se si vuole uscire dal baratro?