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mar 28 apr. 2026
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Conferenza Partito radicale
Partito Radicale Angiolo - 28 febbraio 1993
QUALE PARTITO RADICALE?

Credo che, ancora una volta, il "messaggio" che ci viene dall'intervento di Marco Pannella al Teatro Lirico di Milano (28 febbraio 1993) sia di grande importanza dal punto di vista teorico, di "teoria del partito", il partito moderno. E quando sottolineo questo aspetto non intendo certo sminuire quell'intervento: semmai, al contrario, gli riservo una importanza "eccezionale".

Nelle teorie moderne, quelle che ancor oggi sono utilizzate dai cd politologi per "capire" la società, i suoi fenomeni, il sistema complessivo insomma, ecc., il "partito" è null'altro che una "macchina" che serve per conquistare e detenere il potere. I politologi, specie quelli laici di formazione pragmatico-sartoriana-americana, non mostrano alcun interesse né ai programmi, né ai contenuti nè ai "messaggi" che dovrebbero distinguere i vari partiti tra loro. Per quegli studiosi ed "esperti" tali questioni sono "prive di significato". Al massimo, essi distinguono i partiti dalle differenziazioni sociologiche o storiche: partiti con presa "popolare", partiti con presa "borghese", ecc.

Una volta così classificat, i partiti devono rispondere al solo requisito di essere "macchine per la conquista e il mantenimento del potere". Un partito che non voglia questo non è un partito: potrà essere una associazione caritatevole, una assemblea di moralisti, una chiesa di utopisti, ma non è un partito...L'utilitarismo più banale è l'unico motore di quella "macchina" che essi chiamano "partito". La loro filosofia politica è estremamente semplice, o semplicista. Ma, ciò che conta per il nostro discorso, essa costituisce, nutre e distingue la generalità della cd "scienza politica".

Ebbene, Pannella sconvolge questa tipologia, o "modellistica". Che abbia ragione lui o un politologo del M.I.T. e allievo di Sartori è tutto da discutere. Ma intanto Pannella continua a chiedere di "salvare" il partito radicale nel momento stesso in cui ne fissa le carateristiche essenziali, che NON hanno nulla a vedere con quelle riconosciute e definite canoniche da quel tipo di studioso: Il partito radicale di Pannella NON si muove sul terreno della conquista del potere, NON si presenta alle elezioni, NON si fissa sulla politica nazionale (che è, per il sartoriano, una caratteristica genetica essenziale), NON chiede nulla ai suoi iscritti, NON dà nulla né promette alcunché. Solo, chiede un adesione, costosissima in termini finanziari...

Per il politologo, fermo alle sue categorie, questa non è che apparente contraddizione: Egli ci avverte che, in realtà, la "cosa" di cui parla Pannella NON è un partito: è solo una associazione mistica (e non a caso, per Pannella, egli usa spesso le categorie weberiane del "capo carismatico") che serve, appunto, a pagare le spese di una macchina, svincolata da obblighi strutturali di partito, che serve a Pannella per fare politica. Come gli studiosi positivisti, i quali definivano la Chiesa come una associazione per gestire una Grande Menzogna, la menzogna religiosa...

Così facile, il giudizio? Così scontato? Bene, questa contraddizione, tra la "scienza" e una diversa realtà, richiede forse un po' di attenzione...

Non sarebbe utile, quì in conferenza, qualche riflessione sul tema?

 
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