FONDAMENTALEIl diritto alla lingua e alla Lingua Internazionale: in Europa, nel mondo.
I messaggi fin troppo allarmanti lanciati da Marco Pannella (chi ha sentito le sue forti lamentele sulla presidenza danese?), dal Partito Radicale, in merito al processo di unificazione europea, trovano inevitabilmente (come per la ex Iugoslavia!) sempre maggiori conferme, nei fatti e nelle opinioni.
Amato, a Madrid, avverte che se non ci saranno segnali di vita dalla Comunità, »la coscienza europea si sfalderà rapidamente ; in un Convegno, "Europa a più voci", che si terrà a Milano la prossima settimana, qualcuno presenta una relazione con il titolo "l'Europa delle etnie: un futuro iugoslavo?"; il mitico 1993 eccolo risultare un grande, immenso bluff: la disponibilità di avere un lavoro europeo, a fronte di una forte disoccupazione e di 700.000-1.000.000 di posti di lavoro a rischio in Italia, è inagibile per l'impossibilità di comprendersi in un mercato di circa 400 milioni di anime ma anche di oltre 20 lingue diverse. E, in un convegno organizzato da Micromega e il Goethe a Roma, De Benedetti avverte :»In periodi di rapido cambiamento la mobilità conta più della organizzazione ed è questa una grande forza degli Stati Uniti . Se il Partito Radicale riuscirà ad avere l'incontro con alcuni imprenditori - promesso da Abete entro metà marzo -, poter sottolineare le fortissime valenze economiche della batta
glia per la lingua federale europea sarà senz'altro utile.
Dopo il Congresso ho assistito ad una riunione dei compagni dell'ex URSS in cui coloro che risiedevano in altre repubbliche della CSI -e non solo quelli- appalesavano un odio così profondo contro Mosca (come capitale dell'"impero del male") da volersi rifiutare di mandare il denaro delle iscrizioni al PR proprio lì. E si è dovuto ripetere con non poca insistenza il fatto che il PR ha il proprio centro di coordinamento lì in forza anche della migliore disponibilità di servizi.
E l'azione di rigetto di tutto quel che parla dell'antico legame si spinge addirittura al misconoscimento della lingua russa che pur li aveva fatti comunicare, tutti. Ma ciò dimostra anche come, chi difende le tesi dell'inglese come lingua europea, analogamente vedrà fallire il tentativo di imporre una lingua nazionale come lingua sovranazionale europea. Anzi, tale tesi mira, di fatto, a minare alla base la possibilità che gli Stati Uniti d'Europa esistano!
Ma il tempo lavora contro i federalisti europei e sostenitori della democrazia -anche linguistica- mondiale e, presto, l'egemonia dei popoli di lingua inglese potrà evolvere irreversibilmente in supremazia assoluta della loro lingua segnando, forse definitivamente, le sorti dell'ecosistema linguistico-culturale europeo e terrestre come anche lo snaturamento di quell'idioma.
Si tratta quindi di avviare subito, in Europa e nel mondo, una grande "Campagna transnazionale per il diritto alla lingua e alla Lingua Internazionale" che dovrà portare a sancire la democrazia linguistica mondiale in un decennio.
Ma a che punto siamo con la battaglia sul diritto alla lingua e alla Lingua Internazionale?
Sono circa 500 gli esperantisti di diversi parti del mondo iscrittisi al PR nel 1992, mentre di 27 Paesi e 428 è stato il numero degli iscritti e aderenti alla "Esperanto" Radikala Asocio.
Fin dal primo numero del giornale "IL PARTITO nuovo", il Partito radicale ha posto l'accento sulla grande importanza, per la democrazia mondiale, della democrazia linguistica internazionale e di una lingua federale europea.
Nella prima Sessione del suo XXXVI Congresso, sono stati invitati ad illustrare le problematiche inerenti a tale questione specialisti di diritto alla lingua (Prof. Joseph Turi) e di diritto internazionale (Prof. Giandomenico Caggiano), dei problemi di unificazione europea e di federalismo (Dott. Andrea Chiti Batelli e il Prof. Guy Heraud) insieme a rappresentanti e studiosi del mondo esperantista (Barbara Despiney, rappresentante esperantista presso l'UNESCO; John Wells, Presidente dell'Associazione mondiale di esperanto ma anche Direttore del Dipartimento di Fonetica linguistica all'University College di Londra; Hans Erasmus Coordinatore dell'attività della "Unione esperantista europea" ma anche funzionario della Commissione CE; Ulrich Lins studioso di storia dell'esperanto e Vicepresidente della Universala Esperanto-Asocio; Claude Piron, psicolinguista dell'Università di Ginevra.
Alla seconda Sessione del suo XXXVI Congresso il Partito Radicale ha presentato, riguardo alla campagna per il diritto alla lingua e alla Lingua Internazionale, un piano di iniziative politiche articolate sui principali organismi istituzionali e sul quale non mi soffermo oltre perché allegato di seguito a queste mie righe.
I principali risultati congressuali dell'attivazione radicale nei confronti dell'esperanto sono stati:
1) L'On. Giuseppe Matulli, Sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione farà una Commissione di studio ministeriale per acquisire dati sulle attitudini glottodidattiche e comunicative dell'esperanto. L'Onorevole Matulli, parlamentare democristiano, intervenuto alla 2a Sessione del XXXVI Congresso del Partito radicale, anche per darci una mano sulla Lingua Internazionale ha dato un contributo al P.R. pari alla sua iscrizione.
2) Il Provveditore agli Studi di Ascoli Piceno, partecipando anche lui al Congresso, si è iscritto per appoggiare la battaglia esperantista del Partito Radicale e, il 12 marzo prossimo, organizzerà nella sua città, insieme alla "Esperanto" Radikala Asocio, un Convegno sulle qualità glottodidattiche della Lingua Internazionale.
3) Dopo aver parlato al Congresso sull'insegnamento di Orientamento linguistico attraverso l'uso dell'esperanto, si è iscritto al Partito Radicale anche il Prof. Frank, dell'Università tedesca di Paderborn. Mentre con piacere abbiamo sentito parlare in esperanto il Deputato macedone Georgi Marjanovic.
Vasile Diacon (giurista e già deputato del Parlamento rumeno), Gleb Lebedev (Deputato e Presidente della Commissione cultura del Soviet di Pietroburgo), Marianna Astafjeva e Lev Ivanov (Deputati al Mossoviet), Kostantin Elanov e Kira Ponochevnaja (Deputati al Soviet di S. Pietroburgo), Vladimir Sevastjanov (Deputato ucraino), Zarema Mademilova (già Viceministro della cultura del Kirghisistan, Roman Gheorge, Partal Petre, Nicolav Anton, Vasile Mandoviceanu, Ferenc Pecsi (tutti Deputati rumeni) e, diversi altri parlamentari, hanno fatto sapere la loro disponibilità legislativa e di azione in favore dell'esperanto.
4) Il Vicepresidente della Litova Esperanto-Asocio, Povilas Jegorovas, si è iscritto al Partito radicale, firmando le proposte della LEA per federarsi al P.R. e, sempre per condurre insieme la battaglia politica esperantista, l'Universala Esperanto-Asocio, attraverso Mark Fettes, ci ha fatto conoscere la sua disponibilità di attivazione e aiuto finanziario.
Una delegazione di cinque persone della Albana Esperanto-Ligo (interamente a loro spese) è venuta al Congresso e, iscrivendosi anche per il 1993, ci ha raccontato della concreta disponibilità degli esperantisti albanesi di iscriversi al Partito Radicale.
Intanto anche la Task Force della Commissione delle Comunità europee è stata attivata dal Presidente della Commissione cultura di quel parlamento, l'On. Antonio La Pergola, affinchè, in tempi brevi, presenti lo studio sull'esperanto deciso dalla Commissione lo scorso 26 novembre. Ed abbiamo già raccolto le prime adesioni di europarlamentari per formare un intergruppo Federalista sulla lingua e per la riforma della politica linguistica anche nel Parlamento Europeo oltre che in quello italiano.
Tutto ciò (ma ben altro è ancora il da farsi) è da considerare preparatorio al vero inizio, speriamo dopo un anno di ulteriori coinvolgimenti e iniziative preparatorie, nel 1994, della Campagna politica esperantista che deve portarci, entro dieci anni, a vedere sancito, in Europa e nel mondo, il diritto alla lingua e alla Lingua Internazionale.
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PARTITO RADICALE
CAMPAGNA PER IL DIRITTO ALLA LINGUA E ALLA LINGUA INTERNAZIONALE
>>I luoghi della Campagna<<
Molteplici sono i luoghi istituzionali che dovrebbero essere investiti dall'azione della Campagna e con questi obiettivi principali da perseguire:
A) l'adozione dell'esperanto come lingua-ponte nelle istituzioni europee; usandolo nei sistemi di traduzione automatica e di interpretariato comunitari. Una tale richiesta potrebbe essere estesa ad altre organizzazioni internazionali come l'ONU, la CSCE, il Consiglio d'Europa.
B) L'adozione nella Comunità Europea e in altre istituzioni internazionali dell'esperanto come lingua di riferimento giuridico per tutti i documenti ufficiali.
C) L'introduzione nelle varie convenzioni internazionali del diritto alla lingua garantito dalla Lingua Internazionale.
D) L'adozione nel Consiglio d'Europa, insieme all'inglese ed il francese, e nell'ONU, insieme all'inglese, al francese, al russo e al cinese, dell'esperanto come "lingua di garanzia" (del diritto alla lingua) e, in quanto tale, ulteriore lingua ufficiale di queste organizzazioni.
E) L'inserimento dell'insegnamento della Lingua Internazionale nelle scuole. In special modo nelle scuole elementari, propedeuticamente all'apprendimento delle lingue straniere.
F) L'istituzione nelle Università di Cattedre di Lingua Internazionale, e di istituti interdisciplinari e corsi d'insegnamento - se possibile col concorso di docenti di diversi Paesi europei - volti a studiare l'avvenire della comunicazione intereuropea, delle lingue d'Europa, e a formulare opportune proposte, studiando la questione congiuntamente dal punto di vista della politologia, della futurologia, della sociologia, dell'interlinguistica, della pedagogia, dell'informatica, della cibernetica.
NEI PARLAMENTI
Perno della conduzione di una grande campagna europea e mondiale per la democrazia linguistica è, probabilmente, l'azione parlamentare.
Si tratta di condurre un' azione legislativa contemporanea in tutti i Paesi dove si riesce ad essere presenti, unita al suo sostegno civile attraverso l'azione e mobilitazione nonviolenta dei cittadini e dalla informazione delle opinioni pubbliche.
Intanto, per iniziativa di alcuni parlamentari radicali, iscritti alla "Esperanto" Radikala Asocio, già nel corso del 1992 al Parlamento italiano si è costituito l'intergruppo "Federalista sulla lingua e per la riforma della politica linguistica". Si dovrebbero, ora, avviare iniziative perché analoghi intergruppi parlamentari si formino nel maggior numero di Paesi europei e del mondo, dando vita ad un Coordinamento parlamentare internazionale per la democrazia linguistica mondiale.
L'azione parlamentare coordinata dovrà espletarsi attraverso la presentazione e il sostegno di testi legislativi e/o di mozioni di:
TUTELA:
- antimonopolio: le lingue etniche non sono neutre ma portatrici di visione del mondo, modelli di vita e interessi particolari di alcuni popoli piuttosto che di altri. E' perciò che sono utili leggi di regolamentazione del "mercato linguistico";
- di controllo dell' "identità" plurilingue europea e mondiale: per ciò sarebbe importante istituire degli "Osservatori" che, a vari stadi (locale, regionale, nazionale, continentale e mondiale), aggiornino sui fenomeni di progressivo impoverimento e distruzione linguistico-culturale subiti nei vari territori dalle varie etnie;
- e, anzitutto per quanto concerne il Mercato unico europeo, contro la negazione della mobilità europea del lavoro, come anche del pari diritto al lavoro per via della discriminazione linguistica (concorrenza "sleale" di cittadini di lingue egemoni).
PROMOZIONE E ATTUAZIONE DELLA DEMOCRAZIA LINGUISTICA:
- riguardanti l'aspetto glottodidattico, l'esperanto come lingua di orientamento linguistico per l'apprendimento successivo delle lingue straniere.
Al riguardo il Prof. Helmar Frank dell'Università di Paderborn, principale sperimentatore e propugnatore di tale metodo, potrebbe elaborare un progetto - definito anche finanziariamente - per una sperimentazione plurinazionale da far realizzare sotto l'egida della Commissione delle Comunità europee;
- la Lingua Internazionale esperanto come lingua internazionale mondiale e lingua federale europea. Promuovendo l'uso dell'esperanto nell'ambito dei rapporti tra due o più Stati, e la conclusione di accordi internazionale sancenti l'obbligatorietà dell'impiego di tale lingua nei rapporti tra le Organizzazioni o gli Stati sottoscrittori l'accordo.
NELLA COMUNITA' EUROPEA
Nel contesto europeo la Lingua Internazionale assume il ruolo di vera e propria lingua federale. La CE, seguendo una sua lodevole consuetudine, dovrebbe dare incarico ad esperti di futurologia, sociolinguistica e interlinguistica di elaborare, un rapporto "Comunicazione europea nel 2000" in cui si risponda in modo esauriente a tre fondamentali domande:
Come potrà un'Unione paneuropea far funzionare la comunicazione all'interno delle sue istituzioni e in tutto il Vecchio continente continuando a fondarsi sul principio di parità di tutte le lingue ufficiali della Comunità?
- Non sarà inevitabile avere una lingua franca unica, ufficiale o de facto comunque imposta dalla realtà?
- Se questa sarà l'inglese, o qualsiasi altra lingua etnica, la sorte di tutte le altre lingue europee diverse da questa non sarà segnata? Ed entro quante generazioni?
NEL CONSIGLIO D'EUROPA
Attivarsi presso l'Assemblea per ottenere una dichiarazione di principio che riconosca alla Lingua Internazionale il ruolo di strumento di tutela del diritto alla lingua.
A tale azione si potrebbe poi aggiungere una opera di sensibilizzazione del Comitato dei Ministri al problema della democrazia linguistica, attraverso la promozione, in quella sede, di ricorsi a tutela del diritto alla lingua ex procedura prevista dalla Convenzione europea sui diritti umani. Al Comitato si potrebbe inoltre proporre la promozione di un accordo o di una convenzione che sancisca il rispetto del diritto alla lingua e che auspichi e progetti lo sviluppo dell'uso della Lingua Internazionale, lasciando poi liberi gli Stati di ratificarlo.
NELLA CSCE
Già nel giugno '92 il Partito radicale ha inviato a tutti i capi delegazione degli Stati della CSCE e partecipanti alla riunione di Helsinki una lettera di invito ad inserire negli atti finali dei negoziati il seguente articolo: »Gli Stati partecipanti riaffermano la convinzione che le relazioni amichevoli, la pace, la democrazia e la sicurezza dipendono sempre di più dalla tutela dell'identità culturale, in particolare linguistica, delle entità etniche.
Riconoscendo la crescente interconnessione tra sviluppo democratico e tutela dei diritti umani, Essi si impegnano a creare le condizioni per la promozione e la tutela di tale identità linguistico-culturale nell'ambito delle relazioni internazionali.
A tal fine gli Stati esprimono l'opinione che l'adozione di una lingua sovranazionale costituisca lo strumento più idoneo per garantire tale identità .
Si tratta ora di continuare a perseguire l'obiettivo tenendo conto che nell'ultimissimo incontro di Stoccolma la CSCE ha nominato anche un Alto Commissario per le Minoranze Nazionali e che, pertanto, maggiori potrebbero essere le possibilità di attenzione verso un simile provvedimento tutelativo delle identità linguistiche.
ALL'ONU
Qui si tratta di attivare i poteri dell'Organizzazione affinché essa si impegni a sviluppare l'uso della Lingua Internazionale.
Per questo abbiamo predisposto, già in occasione di questa II Sessione del Congresso, un Appello alle Nazioni Unite - allegato a questo documento - che chiediamo di firmare innanzitutto ai parlamentari e uomini di governo presenti.
Un altro appello potrebbe riguardare la realizzazione e l'adozione, da parte delle Nazioni Unite, di una "Carta mondiale dei diritti linguistici".
Come anche si potrebbe subito cercare sostegno nel Consiglio Economico e Sociale (a cui peraltro fa capo anche l'Unesco, che già nel '54 e nell'85 ha approvato due risoluzioni in favore dell'esperanto) proponendo, a tutti i rappresentanti dei 54 Stati che ne fanno parte, varie possibilità di attivazione in proposito.
>>Compito degli interventi congressuali<<
Compito degli interventi congressuali della II Sessione del XXXVI Congresso del Partito radicale, dovrebbe essere quello di cercare di definire al massimo le linee di un vero e proprio progetto politico indicando, per cominciare:
- le possibilità di autofinanziamento della Campagna Transnazionale; - eventuali priorità dell'attivazione istituzionale;
- i necessari momenti della mobilitazione civile;
- attraverso "cosa" veicolare l'informazione dell'opinione pubblica, tenendo presente anche i mass media.
Iniziativa di avvio della Campagna potrebbe essere la raccolta di firme presso parlamentari e uomini di governo, Premi Nobel, uomini d'arte, spettacolo e cultura in genere per un "Manifesto per la democrazia linguistica" in Europa e nel mondo.
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APPELLO ALLE NAZIONI UNITE
PER LA DEMOCRAZIA LINGUISTICA MONDIALE
Noi sottoscritti, membri dei Governi e Parlamenti democratici,
di fronte all'emergere del nazionalismo, nei suoi aspetti più aggressivi, riteniamo necessaria l'affermazione di strumenti volti a garantire, da un lato, il rispetto delle singole identità linguistiche e culturali e, dall'altro, il dialogo, la comprensione tra i popoli, le etnie, su di un piano di assoluta parità.
L'affermazione di una lingua sovranazionale, come l'esperanto, potrebbe essere, noi crediamo, elemento che concorre alla non discriminazione tra popoli più forti - che perciò hanno lingue "più internazionali e ufficiali" di altre - e popoli più deboli, a contemperare i rispettivi interessi, a mantenere la pace e a far crescere la democrazia.
Crescita della democrazia anche all'interno delle Nazioni Unite, dove alcuni Rappresentanti sono "più uguali" degli altri perché godono del privilegio di avere la loro lingua materna come lingua ufficiale dell'Organizzazione.
In base all'attenzione in proposito dimostrata dall'UNESCO che nel 1985 rivolgendosi sia agli Stati membri che alle Organizzazioni non governative ha adottato la raccomandazione n· 11.11 volta a promuovere l'uso dell'esperanto, e in base all'attenzione delle O.n.g. per la Lingua Internazionale, manifestatasi nell'art. 10 del "Compromesso etico per un atteggiamento e una condotta mondialisti" firmato durante la conferenza delle Nazioni Unite tenutasi a Rio nel '92,
chiediamo all'Organizzazione delle Nazioni Unite che:
Essa attivi i propri poteri per contribuire allo sviluppo della Lingua Internazionale esperanto e, altresì, realizzi un progetto di fattibilità per l'introduzione dell'esperanto, quale "lingua garante del diritto alla lingua", tra le lingue ufficiali dell'ONU.