Vorrei diffondere alcune cose che sento sono importanti per tutti noi, cose che avrei voluto dire all'ultima sessione del Congresso, e che non ho avuto mai opportunità di fare prima d'ora.
Io ho aderito al PR soprattutto in quanto partito transnazionale ma aspetto ancora, con fiducia, di vederlo operare concretamente. A proposito di azione politica nonviolenta, non posso non ricordare che io e altre cinquecento persone siamo andate in Bosnia e a Sarajevo per fare qualcosa, per portare una testimonianza di nonviolenza attiva, per vedere da vicino quello che ci arriva solo attraverso il filtro della televisione, per dare finalmente voce alle persone bombardate e cecchinate a poche ore d'aereo da noi.
Mi riferisco all'iniziativa dei "Beati i Costruttori di Pace", che ha radunato gente di tutte le età e di tutte le provenienze oltre a pacifisti nonviolenti spagnoli, canadesi, britannici...
Essa non è stato un pellegrinaggio. Non è stata nemmeno un'occasione per farci belli. Abbiamo affrontato il pericolo coscienti di quello che ci poteva aspettare ma sereni tanto da resistere docilmente a ore e ore di attesa, a psoti di blocco e alla minaccia delle armi e delle granate che ogni giorno cadono su Sarajevo.
Abbiamo visto e parlato con serbi, croati e musulmani, e cercato di capire il loro dramma e il loro dolore. Ma sempre coscienti che quelo che cercavamo di fare era la sperimentazione di una concreta possibilità di attivarsi e di intervenire nei conflitti del mondo, diversa e migliore di quella, per esempio, che ha tentato Pannella quando ha vestito la divisa croata nelle trincee sotto il tiro dei serbi: anche se questo gesto fu fatto con le migliori intenzioni e senz'altro in buona fede, si è rivelato un clamoroso svarione politico e umano, che ha definitivamente tolto credibilità e rispetto a quella parte dei radicali che tempo prima aveva votato l'intervento armato nel Golfo.
Naturalmente mi si risponderà che non ve ne importa nulla del rispetto e della credibilità della gente che non ha altri titoli che un vuoto e lamentoso pacifismo di bandiera per poter parlare. Bene. Non è il nostro caso. Del nostro rispetto e della nostra opinione dovete avere il massimo riguardo, almeno quanto noi 500 abbaimo avuto della vostra, inetndo dire di quella afavore dell'atto clamorosamente avvenatato e pateticamente stupido di alcuni radicali in buoba fede.
Posso capire che siano ancora molti coloro che non credono ancora nella nonviolenza radicale ( ma propositiva e motivata), e che ci definiscono 'puri e duri', mistici del non-intervento, profeti del disarmo unilaterale. Sono opinioni come altre. Ma almeno quando vengono espresse siano effettivamente dichiarate opinioni e modi di vedere il mondo, e non dati acquisiti e confermati. Anche perché noi siamo esattamente il contrario delle definizioni che ho dato sopra. Noi sappiamo che ci vogliono anni e anni di studio, di organizzazione, di sperimentazione e di fallimenti per arrivare alla possibilità concreta della Difesa Popolare Nonviolenta, della risoluzione pacifica dei conflitti, della cessazione dello sfruttamento economico e politico delle nazioni del sud del mondo che producono materie prime a basso costo e accumulando debiti internazionali per il nostro esclusivo benessere; ciò non di meno, crediamo alla via della nonviolenza, che è l'unica che contempli una possibilità di salvezza e che non conosce il
concetto di "vittoria" o di "sconfitta": o la nonviolenza, o la non-esistenza, usiamo spesso dire.
M.L. King aveva un sogno. Anche noi abbiamo un sogno che vale veramente la pena di realizzare, che si può realizzare: noi vogliamo un mondo che veramente ascolti le buone ragioni della volontà popolare, dove le tecniche della nonviolenza siano insegnate nelle scuole e in cui esistano 'eserciti' di volontari addestrati appositamente per intervenire nel caso di conflitti palesi, come abbiamo cercato di fre noi; un mondo in cui le industrie belliche siano riconvertite, in cui la maggior parte dei cittadini faccia obiezione fiscale alle spese militari, in cui esista veramente il diritto soggettivo all'obiezione di coscienza, e in cui ci sia spazio a quella che oggi si chiama "convivialità delle differenze", formula che condensa tutto il meglio di ciò che ha prodotto il pensiero laico e religioso nella nostra storia.
Noi vogliamo anche, naturalmente, un ONU dei popoli, e non dei governi, per ovvi motivi, e che dichiari la guerra crimine contro l'umanità, chiaramente e senza appello, sapendo di poter costringere un eventuale governo militarista e totalitario a ritornare sui soui passi nel caso che intraprenda un'avventura militare contro altri popoli, tanto unanime e dura sarebbe la reazione, nonviolenta naturalmente, della comunità internazionale.
Siamo dei sognatori? Attenti a definirci tali, perché allora anche noi radicali potemmo essere definiti tali, e a maggior ragione, e della peggior specie, cosa che rischiamo di essere quando non diamo anima e corpo di possibilità alla difficile impossibilità dei nostri scopi.
Al Congresso ho sentito una grande sciocchezza, tra le tante, che fa il paio con quella ascoltata durante un dibattito organizzato dall'ARCI sull'America Latina. La sciocchezza detta al dibattito dell'ARCI era la seguente: andate a fare le vacanze a Cuba, e non in altri posti dei tropici, così date ossigeno e finanze al glorioso popolo cubano che resiste da trent'anni al criminale embargo degli USA e suoi satelliti, che tanti disagi provoca a gente innocente.
La sciocchezza detta la Congresso del PR era: non andate a fare le vacanze a Cuba, altrimenti date ossigeno e finanze al governo totalitario e oppressore dei diritti umani che costringe i nuovi oppositori democratici all'esilio, e il popolo cubano nella dittatura.
Chiaro il concetto? Fino a quando ragioneremo in questi termini, cosa che è perfettamente comprensibile e che ci viene naturale fare in tante occasioni, ma che nondimeno è sbagliata, non esisterà giustizia né libertà, non esisterà un vincitore né un vinto, ma l'unico sconfitto sarà l'uomo, da qualunque parte esso stia.
Stessa cosa succede quando si discute di Israele e dei Palestinesi, su cui purtroppo c'è una carenza cronica di vera informazione che porta all'incomprensione e alla incomunicabilità ancor più che a proposito della ex-jugoslavia: sbagliano i filo israeliani e sbagliano i filo palestinesi, sbaglia Pannella e sbagliano gli ipocriti opportunisti dell'altra parte. Penso che dovremmo stare molto attenti alla china che ci ha costretto a intraprendere il nostro leader storico, perché conduce ad un vicolo cieco, mentre la questione palestinese ritengo che sia il banco di prova per eccellenza di una futura messa alla prova di un'azione popolare e internazionale nonviolenta, e che se riuscisse sarebbe un clamoroso effetto dirompente per accelerare le cose nella direzione del nostro sogno che ho esposto prima.
Io volevo concludere il mio contributo al Congresso con queste parole : "...io sogno un mondo in cui tutti potemo dirci "anche" radicali, e in cui potremo dire che avevamo ragione a lottare per le nostre ragioni e ad ascoltare le ragioni di tutti, non solo per far rispettare i diritti di ognuno, ma anche per farli nascere dove non si sono ancora saputi o potuti riconoscere".
Bè, certo come chiusa ad effetto non è proprio un gran che, ma rispetta i miei reali sentimenti, e questo è quello che conta.
L'ultima parola la vorrei dedicare al nostro beneamato leader ( come fare a resistere alla tentazione?), che tanto fa di giusto e tanto di ingiusto : chi veramente gli vuol bene, e io sento di volergli bene, a maggior ragione non deve aver paura di proporgli subito di ridiventare (se mai lo è stato) un compagno come gli altri; se veramente siamo dei radicali, dobbiamo avere il coraggio di proporci noi come leader alternativi da subito. Chi più di noi sa che il re è nudo, chi più di noi sa che il nostro scopo è il governo ( del paese, della società, del cambiamento, dell'utopia...), e non la semplice protesta. Ecco perché dico che critico le scelte di Pannella su tanti fornti ma non per questo lo detesto o lo disistimo: a patto che la lotta - mi si perdoni l'espressione - sia ad armi pari, a patto che le mie idee valgano quanto le sue, a patto che se le mie valgano abbiano eguali possibilità di fungere da guida per chi le vuol seguire.
A patto che abbiano il coraggio di cacciare via Pannella, se necessario, con serenità e in modo nonviolento, anche se gli vogliamo bene, anzi, proprio perché gli vogliamo bene. Pensiamoci.
Marco Piselli
P.S. = Per chi è interessato, torneremo nei prossimi giorni a Sarajevo a Ilidza, Kiselijak per dei campi. Per informazioni tel. 049/663882 o il mio di casa 085/412200 (fax 085/73220).