(precedenti sull'argomento nei testi: n.1925,1930,1977,1981,1986,1996,2016,2061,2067)
Dopo piu' di sei mesi dalla precedente comunicazione, siamo finalmente in grado di annunciare la conclusione della complicata vicenda dei Somali internati forzosamente a Negelli.
Dapprima si sono susseguite, settimana dopo settimana, le defatiganti trattative con gli organismi governativi etiopici; poi sono state effettuate ripetute verifiche sul campo; infine sono cominciati i preparativi per il trasferimento.
Durante l'attesa, cosi' lunga, gli stessi Somali avevano maturato punti di vista contrastanti: alcuni mantenevano la decisione di tornare al proprio luogo d'origine (Abud Waq), altri si erano convinti che fosse meglio per loro trasferirsi nuovamente nel Gedo (donde erano partiti nel marzo dell'anno scorso), mentre un terzo gruppo aveva scelto di rimanere a Negelli accettando la qualifica e le condizioni del rifugiato.
Il frazionamento in sotto-gruppi e la disparita' delle destinazioni determinavano cosi' un ulteriore ritardo, a causa della necessita' di ottenere le autorizzazioni dalle Autorita' amministrative e dalle Autorita' militari delle varie regioni che le colonne di automezzi avrebbero dovuto attraversare.
Superati tutti questi ostacoli, le operazioni di rimpatrio hanno finalmente avuto inizio il 30 marzo 1993.
Un primo gruppo di Somali Mareham e' stato avviato verso il Mudug nella zona centrale della Somalia, attraverso il percorso Negelli-Awasa-Dire Daua-Jijiga (4 giorni di viaggio) e poi verso Geladi dove sarebbero arrivati dopo altri 3 giorni.
Un secondo gruppo, piu' numeroso, e' partito invece verso il Gedo, nella Somalia del Sud. E' seguito un terzo gruppo, sempre diretto a Dollo nel Gedo.
I partenti sono stati dotati di acqua potabile, biscotti, farmaci e danaro per le occorrenze di viaggio, mentre gli automezzi erano corredati del carburante e dei lubrificanti necessari.
Non abbiamo voluto dare pubblicamente la notizia, prima di avere un rapporto preciso e la documentazione fotografica (anche su videocassetta) della partenza e dello svolgersi del viaggio.
Possiamo ora confermare che da Negelli tutte le persone che ne hanno manifestato la volonta' sono state rimpatriate.
Gli altri Somali, che hanno scelto di rimanere, vivono ora nel campo in condizioni nettamente migliorate, mentre sono state definite le necessita' che potranno venir soddisfatte in un tempo successivo dagli organismi di soccorso.
Tutte le operazioni di assistenza sanitaria, di organizzazione del trasferimento e di accompagnamento durante il viaggio, sono state curate dalla Organizzazione Non Governativa "CICS" (Centro Internazionale di cooperazione allo sviluppo), con sede a Roma e presente in Addis Abeba con proprio personale.
Il CICS ha contribuito all'operazione fornendo le autovetture, i farmaci necessari all'assistenza, nonche' le prestazioni di Assistenti e Medici. Tutte le altre spese sono state affrontate con il denaro raccolto in Italia fin dall'agosto 1992 per questa operazione.
Per anni noi radicali abbiamo denunciato - e puntualmente documentato - gli errori e le gravi responsabilita' del Ministero Affari Esteri negli interventi di cooperazione: soltanto ora, con l'interessamento della Magistratura, viene confermato cio' che abbiamo sempre affermato nei nostri Dossiers e con le nostre pubbliche denunce.
Per questo motivo e' con soddisfazione che mettiamo in chiara evidenza l'attivita' svolta dal CICS nell'operazione Negelli: e' la prova che si puo' fare cooperazione in modo costruttivo ed efficace, anche in situazioni ambientali e politiche molto difficili, quando lo spirito di collaborazione non e' inquinato dalla ricerca dell'utile personale.
Non voglio mancare di rivolgere un pubblico ringraziamento
ad Emidio Totaro, che dirige il CICS, ed al suo staff di Roma, alla dottoressa Dany Leone responsabile del CICS in Addis Abeba, al dott. Carlo Spagnolli, chirurgo specialista in ostetricia e ginecologia, che ha curato le piu' serie patologie al Campo; ma soprattutto al dottor Renzo Bozzo, che ha lungamente condiviso la vita dei Somali di Negelli dando loro assistenza medica, e che e' stato l'organizzatore ed il garante dell'intera operazione.
Un sentito grazie va anche alla Croce Rossa internazionale e alla Mezzaluna islamica, che hanno collaborato in determinati momenti con il CICS, all'Ambasciatore d'Italia in Addis Abeba dott. Angeletti, che si e' prodigato nelle trattative col Governo Etiopico, e a tutti coloro che hanno offerto il loro danaro, spesso con sacrificio e sempre con grande generosita'.
Con un augurio ideale ai nostri protetti ormai rimpatriati, perche' possano finalmente vivere sereni nella loro terra e fra i loro parenti, concludiamo qui la vicenda dei "Somali di Negelli".