BISOGNA INTERVENIRE ADESSO PER SALVARE IL KOSSOVOArticolo di Bujar Bukoshi, primo ministro della Repubblica di Kossovo, pubblicato dall'International Herald Tribune (Parigi) e da Rilindja (Pristina) il 21 maggio 1993.
Qualunque sia l'esito del piano di pace Vance-Owen, i due milioni di albanesi della Repubblica di Kossovo si trovano continuamente di fronte al pericolo del regime di Belgrado, il quale opprime il mio paese con una mano di ferro, da quando i serbi hanno revocato il nostro status di autonomia nel 1989. E se infine il piano venisse approvato, cosa molto improbabile, gli ultranazionalisti serbi si sentirebbero liberi di continuare la loro politica di sottomissione totale contro il Kossovo, dove gli albanesi sono stati oggetto di un tacito processo di "epurazione etnica".
Se poi il piano non venisse approvato e gli Stati Uniti prendessero la decisione di operare degli attacchi aerei contro le posizioni serbe in Bosnia, il governo di Belgrado potrebbe intraprendere una campagna ancora piu' aspra contro il Kossovo per istigare cosi' le azioni nazionaliste serbe.
Durante queste due ultime settimane, i serbi hanno inviato in Kossovo altre truppe di rinforzo come, pure, altre forze della polizia nazionale. D'altra parte, Belgrado ha aumentato la quantita' di armi inviate alle forze paramilitari.
Il governo di Belgrado sta armando la popolazione civile serba, mentre dall'altra parte, sta intraprendendo una campagna punitiva contro gli albanesi con il prestesto della raccolta di armi. Le intimidazioni, le interrogazioni e le torture contro gli albanesi nel Kossovo sono aumentate in modo drammatico. L'11 maggio, la polizia serba ha circondato, in pieno assetto di guerra, il mercato di Pristina, bloccandone le entrate e le uscite, mentre soldati serbi sono stati posti nei punti di controllo a Pristina ed in tutto il Kossovo.
I diritti civili, umani e nazionali degli albanesi che costituiscono il 92 per cento della popolazione del Kossovo, sono stati abrogati dai serbi fin dal 1989, cio' che significa che per gli albanesi non funziona piu' nessuna scuola elementare o superiore in lingua albanese nel Kossovo. Esiste soltanto un servizio sanitario molto ristretto poiche' i medici albanesi sono stati tutti licenziati, mentre l'80 per cento degli albanesi non ha un posto di lavoro perche' un grande numero di loro sono stati allontanati dai loro impieghi. Di conseguenza quasi 300 milla albanesi sono stati costretti ad allontanarsi dal Kossovo.
Questa situazione non puo' durare piu' a lungo. Noi abbiamo predicato ed abbiamo fatto sempre una opposizione pacifica contro questa brutalita' serba. Ma se a noi non verra' concesso di realizzare i nostri diritti, non restera' al nostro popolo altra via che quella di prendere nelle sue mani la propria sorte. Tutto questo sara' per Slobodan Milosevic, presidente della Serbia, un'altra giustificazione per una campagna militare in grande stile. Le terribili conseguenze di una simile campagna sorpasserebbero la tragedia della Bosnia.
Molti uomini di stato dell'Occidente hanno colpito nel segno collegando tutto quanto succede in Bosnia all'avvenire del Kossovo e, di conseguenza, al futuro di tutta questa regione.
Se i serbi si dovessero comportare in modo illogico con il nostro paese, allora e' quasi certo che la Macedonia, l'Albania e la Bulgaria sarebbero coinvolte in questo confronto. Avremo cosi' l'esplosione di un conflitto balcanico e, forse, anche europeo.
E' opportuno che i dirigenti occidentali, sotto la pressione delle accuse rivolte ad una politica indifferente nei confronti Balcani prendino in considerazione con piu' serieta' una simile possibilita' ed agiscano in modo appropriato.
Il Presidente Bill Clinton e' cosciente dei pericoli che comporta una simile situazione. Negli ultimi tempi, il Segretario di Stato Woren Christofer ha dichiarato ai giornalisti che "lo scopo principale" di qualsiasi intervento militare americano nei Balcani sara' quello di fermare la violenza serba sempre in aumento in Kossovo, mentre l'amministrazione Clinton sta esaminando l'invio di alcuni osservatori che si unirano al contingente internazionale che si trova gia' in loco.
Noi abbiamo proposto un piano di pace che ha riscontrato un grande consenso in Kossovo. Questo piano prevvede:
- il dislocamento di forze di pace dell'ONU e della NATO in quantita' sufficiente per salvaguardare la pace;
- allargare al Kossovo la zona proibita ai voli;
- fermare la politica serba di intimidazione che ha come conseguenza l'"epurazione etnica";
- disarmare e sciogliere le forze paramilitari serbe in Kossovo e porre la loro artiglieria pesante sotto controllo internazionale e demilitarizzare il Kossovo;
- porre fine alla pratica della Serbia di colonizzare il Kossovo portandoci serbi dalla Bosnia e dal Montenegro;
- riaprire l'aeroporto di Pristina come punto di rifornimento per viveri e medicinali di cui si ha urgente bisogno;
- togliere l'interdizione di funzionamento al Parlamento del Kossovo;
I capi di Stato del mondo ed i mezzi di informazione internazionali considerano il Kossovo come una polveriera pronta ad esplodere. Questa costatazione e' molto esatta. Se il mondo non interverra' con misure urgenti, oggi, la nostra popolazione inerme sara' vittima di un massacro ancora piu' pesante di quello avenuto in Croazia ed in Bosnia. Le unita' militari serbe tengono sotto tiro la maggiore parte delle citta' e dei distretti principali del nostro Paese. Le postazioni dell'artiglieria sono pronte a colpire i quartieri albanesi. E' chiaro ormai che Milosevic si sta preparando a mettersi in azione. Gli avvenimenti degli ultimi tempi sono allarmanti. Questi avvenimenti devono allarmare anche l'ONU, cosiccome tutta la Comunita' Internazionale. Noi abbiamo rivolto un appello urgente al Consiglio di Sicurezza dell'ONU affinche' intervenga nella crisi del Kossovo.
E' urgente che si intraprendino delle azioni per prevenire una strage che sarebbe una delle piu' terribili.