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Conferenza Partito radicale
Partito Radicale Olivier - 19 giugno 1993
abolizione della pena di morte
ABOLZIONE DELLA PENA DI MORTE IN ALBANIA

Intervento al Parlamento Albanese, nel quadro del dibattito sulla nuova Costituzione, del deputato Gaqo APOSTOLI, segretario generale del Partito Social-Democratico, membro del Consiglio Generale del Partito Radicale e primo firmatario di una mozione che richiede, sul modello dell'appello promosso dal PR, l'abolizione della pena di morte in Albania.

Tirana, maggio 1993

Signor Presidente,

(...) Vorrei continuare il mio intervento soffermandomi principalmente sull'articolo 1. (della Costituzione, ndlt) che si riferisce al diritto alla vita ed alla condamma a morte.

Per decenni e per secoli, le guerre, le occupazioni straniere, la dittatura, hanno compiuto in Albania vere stragi, tanto che gli albanesi finirono per abituarsi piu' alla morte che alla vita. L'albanese veniva ucciso dal nemico e dall'occupatore straniero, ma anche dalla sua propria mano, poiche' per lunghi periodi della sua storia, la vendetta venne istituzionalizzata tramite leggi e canoni barbari. Poi venne la dittatura comunista, che cambio' le vecchie forme della morte con altre forme piu' sofisticate, dove anche i crimini di massa venivano eseguiti nel silenzio di un intero popolo. Per quasi mezzo secolo, la morte non arrivo' piu' attraverso le guerre e la vendetta, della quale ultima si puo' dire che spari del tutto, ma attraverso le condanne a morte secondo le mostruose leggi della dittatura, nelle cui prigioni il primitivismo si manifestava in numerose esecuzioni avenute senza processi giudiziari. I modi assurdi ed anti-umani dell'interpretazione e della esecuzione delle leggi per crimini contro lo

stato totalitario, come per quelli per tradimento, spionaggio, diversione, sabottaggio, crimino contro la proprieta' socialista, contro il movimento rivoluzionario della classe operaia ecc. e specialmente della legge per agitazione e propaganda contro lo stato sarano' ricordate per sempre nella storia della giustizia albanese come vere macchie di vergogna. E di cio' sono prove le centinaia e le migliaia di condannati alla pena di morte in base a queste leggi, la maggior parte dei quali sono state vittime di accuse montate e infondate, create dall'immaginazione morbosa della dittatura, la quale non poteva reggersi senza uccidere il diritto alla vita e la vita del diritto, senza la pena di morte.

Alla vigilia del suo rovesciamento, alla vigilia della democrazia, la dittatura fu costretta a cedere su alcuni punti della sua legislazione penale abrogando la pena di morte per crimini penali previsti da 22 articoli che in verita' rispecchiavano il carattere paradossale e diabolico della dittatura comunista. Oggi, mentre la nostra democrazia e' ancora ai suoi primi passi, nel Codice Penale della Repubblica di Albania la pena di morte e' prevista nell'articolo 6. per i crimini contro lo stato, nell'articolo 2. per i crimini contro le proprieta' dello stato e, nell'articolo 1. per i crimini contro la persona umana, osservando a questo proposito che negli articoli che si riferiscono ai crimini contro lo stato, si riscontrano ancora grandi assurdita' ereditate dalla dittatura.

Onorati colleghi,

Oggi l'Albania sta attraversando un momento difficile di transizione dalla dittatura alla democrazia, momento che e' accompagnato irrevocabilmente da fenomeni di vera anarchia sociale. Questa anarchia che puo' assumere carattere politico, economico, sociale, giuridico, ecc. fomenta il crimine spontaneo e quello organizzato, che possono manifestarsi attraverso rapine a danni di gente e famiglie semplici o attraverso rapine organizzate di banche, o attraverso crimini macabri commessi per motivi futili. La transformazione della economia centralizzata in una economia di mercato e' stata causa di molti conflitti per quanto riguarda vecchie proprieta', specialmente proprieta' di terreni. Questo problema molto incandescente, risveglia il cieco istinto della vendetta che puo' trascinare una persona fino al crimine. Ma l'intensificarsi oggi della criminalita' in Albania viene fomentato prima di tutto dalla grande poverta', dalla disoccupazione che sta diventando sempre di piu' un problema scottante e dalla psicologia

che si e' creata nella gente in seguito alla perdita di ogni prospettiva. In una simile situazione, la gente chiede dallo stato democratico una sempre maggiore assicurazione per la sua vita, chiede che vengano prevenuti i crimini, specialmente quei crimini che implicano la pena di morte. E nei casi in cui il crimine e' stato compiuto, la gente che teme il dilagarsi di una anarchia generale, trascinata instintivamente da una vecchia psicologia e tradizione, chiede di essere protetta con l'applicazione delle leggi, fra le quali i 9 articoli che prevedono la pena di morte. Il consolidamento della democrazia, passo dopo passo, chiedera' allo stato di non rispondere al primitivismo dei criminali con lo stesso primitivismo, sia pure sotto le vesti di una legislazione democratica, come si presenta anche di fatto la legge che comporta la pena di morte. Durante questo periodo la gente comprendera' chiaramente che e' la societa' stessa che, con le sue mosse pericolose, intrappola e spinge queste persone verso il crim

ine trasformandogli in malviventi, ladri ed assassini. E nello stesso tempo e' proprio questa societa' che si deve sforzare poi di allontanare queste persone dal crimine, ma questa volta tramite istituzioni democratiche che non uccidono gli uomini con il potere che gli conferisce la legge della pena di morte, che in ultima analisi non e' altro che una vendetta istituzionalizzata della societa'.

Concludendo, desidero fare un appello dentro e fuori da questo Parlamento, affinche' si lavori per allargare i spazi democratici di questo articolo della costituzione che tratta del diritto alla vita in modo che entro la fine di questo millennio la pena di morte sia abolita in Albania, si arresti cosi la vendetta da parte dello stato, cosa che sarebbe uno stimolo ed un esempio per porre fine anche alla vendetta personale. Come la maggior parte dei deputati di questo Parlamento io sono laico, ma vorrei ricordarvi che questa opera grandiosa darebbe una risposta concreta all'appello che Gesu Cristo ha fatto all'umanita' due milla anni fa, appello che e' tutt'oggi valido. Grazie.

 
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