La Segretaria del Partito Radicale, Emma Bonino, ha ricevuto dall'Albania questo resoconto della conferenza stampa tenuta il 5 luglio dal Presidente della Repubblica, Sali Berisha:
- Signor Presidente, cosa ne pensa del brusco cambiamento intervenuto nella relazioni fra Grecia e Albania?
BERISHA: Stiamo attraversando un triste momento nelle relazioni tra due Paesi che, tengo a sottolinearlo, hanno una lunga storia di collaborazione e, senza alcun dubbio, anche di amicizia. Si tratta di popoli che si sono aiutati nella loro lotta per la libertà e che considerano preziosa l'amicizia reciproca. Ma quello che sta succedendo, questa espulsione in massa degli emigrati albanesi, costituisce una violazione, da parte di uno stato democratico, dei diritti e delle libertà umane. Posso affermare che con questo atto, con l'espulsione di migliaia di rifugiati albanesi, con questa espulsione collettiva, le autorità greche violano apertamente la Carta Europea dei Diritti dell'Uomo, le convenzioni internazionali sui rifugiati, la convenzione del Consiglio d'Europa e dell'ONU per la Prevenzione delle torture, tutti "atti" che non consentono maltrattamenti e torture. Quanto sta avvenendo è drammatico e inaccettabile, così come è inaccettabile che il governo greco violi le sue stesse leggi e istituzioni. A cent
inaia questi emigranti vengono espulsi, senza la possibilità di disporre del denaro che hanno guadagnato e degli effetti personali. Si tratta di persone che sono entrate in Grecia con passaporti e visti regolarmente rilasciati dalle autorità ufficiali greche: questi documenti vengono loro, improvvisamente, stracciati soltanto per il fatto che appartengono ad albanesi. A mio avviso, uno stato che non rispetta le proprie leggi e istituzioni rischia di perdere la sua sicurezza e la sua credibilità. E' un fatto senza precedenti.
- Signor Presidente, perché le autorità greche si comportano in questo modo con i rifugiati albanesi?
BERISHA: Come pretesto è stata presa l'espulsione, come persona non gradita, dell'autoproclamato archimandrita di Argirocastro. Voglio precisare che questo cittadino greco è venuto in Albania come prete e ha svolto per lungo tempo un'attività che non aveva niente a che fare con la missione della fede e con gli insegnamenti di Dio. Egli distribuiva in varie località e villaggi, calendari, carte geografiche, libri e volantini nei quali si predicava la discordia e l'odio fra gli albanesi e i greci proclamando la parte meridionale dell'Albania come parte integrante della Grecia, fatto che viola direttamente la sovranità e l'integrità territoriale del nostro paese. Davanti a questi fatti, le autorità albanesi potevano scegliere tra due alternative: arrestarlo e processarlo secondo le leggi albanesi, oppure allontanarlo come persona non gradita. Abbiamo scelto come soluzione meno drammatica l'allontanamento e abbiamo fatto questo mettendo al corrente il consolato greco di Argirocastro che approvò questa decisione
senza sollevare alcuna obiezione. Anche al consolato greco, infatti, erano a conoscenza che il soggetto in questione svolgeva un'attività che non corrispondeva alla sua missione religiosa. L'unica cosa che ci chiesero fu quella di eseguire l'atto l'indomani alle ore 11. Le autorità di Argirocastro accettarono la richiesta del consolato, ma il giorno dopo quando si apprestarono ad eseguire l'ordine, il console, che aveva evidentemente ricevuto nuove istruzioni, si oppose fisicamente impedendo l'accesso della polizia alla casa dove si trovava l'autoproclamato archimandrita. Questo, penso, sia stato il pretesto.
- insisterei ancora, signor Presidente, sulle cause...
BERISHA: E' ovvio che questo atto legittimo delle autorità albanesi, realizzato in pieno accordo con la legislazione albanese e internazionale e che costituisce un fatto verificatosi molte volte nella pratica internazionale, non possa essere considerato la causa per azioni così violente di vendetta da parte dello stato e del governo greco. Questa spiegazione non è credibile. Io penso che le vere cause vadano ricercate altrove. Innanzi tutto, sono note l'amicizia e l'alleanza dei circoli politici greci e serbi. Forse i circoli politici greci fanno del tutto per aumentare la tensione nel sud dei Balcani per alleggerire in qualche modo il compito che si sono prefissi i loro amici Milosevic e Karadgic per realizzare i loro piani criminali nel nord dei Balcani, cioè l'epurazione della Bosnia e la creazione della Grande Serbia. Un'altra causa può essere ravvisata nella perdita subita da questi circoli nella questione macedone, specialmente dopo che in questa regione si è insediato un contingente americano: quantun
que simbolico questo contingente impedisce il realizzarsi del sogno di un comune confine serbo-greco. Questo è il motivo per il quale si deve creare ora un problema albanese, da utilizzare sia per fini interni che per fini esterni. In ogni caso, io penso che questo sia un calcolo sbagliato da parte loro, perché nessun parallelismo è possibile fra la Macedonia e l'Albania. Un'altra causa possibile, potrebbe essere la campagna elettorale in Grecia. Ma anche in questo caso si tratta di un calcolo errato perché pensare di raccogliere voti istigando il nazionalismo e lo sciovinismo a scapito di un vicino plurisecolare, non fa onore alla democrazia e alle forze politiche elleniche. In ogni modo, io penso che in questi tre elementi vadano ricercate le vere cause di ciò che sta succedendo con gli albanesi in Grecia.
- Signor Presidente, ieri, nella manifestazione inscenata davanti all'ambasciata albanese ad Atene, c'erano anche molti preti greci. Qual è, secondo lei, il vero ruolo della chiesa greca nei fatti accaduti?
- BERISHA: Penso che sia errato accusare la chiesa di quanto è successo perché ho un grande rispetto per Dio, per le chiese e le moschee, luoghi santi dove si predicano i santi insegnamenti. Per me è immorale e peccaminoso usare queste sante istituzioni per fini politici. Questo, secondo me, è molto dannoso, ma sono convinto che è frutto della politica e degli uomini politici, non dei religiosi.
- Nella vostra lettera al Segretario generale delle Nazioni Unite e ad altre autorità europee e mondiali, voi affermate che in questa attività hanno avuto la loro parte anche personalità diplomatiche e uomini politici ellenici. A chi allude concretamente? Lei pensa forse al personale dell'ambasciata greca a Tirana?
BERISHA: Disgraziatamente si sono mostrati attivi anche alcuni diplomatici ed uomini politici greci, ma in questo caso io non alludevo affatto al personale dell'ambasciata greca a Tirana. Lo stesso non si può dire anche per il console greco ad Argirocastro. Naturalmente devo affermare che pure il comportamento del Ministro degli Esteri della Grecia non è stato corretto: alcune sue dichiarazioni sono da considerare del tutto offensive.