Pubblicazione del Centro Kossovaro per l'informazione
(dal giornale albanese "Republika", 28 febbraio 1993)
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I Serbi non hanno rinunciato alla colonizzazione del Kosova, vedendo come soluzione l'espulsione violenta degli Albanesi dalle loro antiche terre.
Gli Albanesi sono entrati in contatto con i Serbi dal XII sec. quando le tribù slave, che dal VII sec. avevano incominciato le loro incursioni nella penisola balcanica, arrivarono nei territori abitati da Albanesi.
Gli Illiri, i diretti antenati degli Albanesi di oggi, sin dall'antichità hanno abitato la maggior parte dei Balcani. Essi, come viene riportato nell'Enciclopedia Britannica (edizione del 1989) "si insediarono nella metà occidentale della penisola balcanica verso la fine dell'età del Bronzo e l'inizio dell'età del Ferro, cioè verso l'anno 1.000 a.C.".
Per quasi 200 anni (sec. XII-XIV) i principi Serbi, come vassalli dell'Impero Bizantino, presero sotto il loro controllo la maggior parte dei territori etnici albanesi. Essi occuparono, inoltre, il principato di Progon, dove 800 anni prima era iniziato il processo per la costituzione di uno Stato albanese, come continuazione delle federazioni delle tribù illiriche. Così, alla fine del XIII sec., i Serbi iniziarono ad occupare i territori albanesi e, nella prima parte del XIV sec., tutto il Paese fu annesso all'Impero di Stefano Dusciano. Tuttavia, esso fu di breve vita, perchè si disintegrò dopo la morte di Dusciano, nel 1.335 (seguendo la scissione della chiesa cristiana, quella d'oriente con centro Costantinopoli e quella dell'occidente con centro Roma, gli Albanesi si scissero tra religione cattolica e ortodossa).
I luoghi più importanti di culto in Kosova, come la chiesa di Grakonica e il monastero di Decani, sono molto più antichi di quanto dicano gli storici Serbi. Questi monumenti sono stati costruiti prima dell'immigrazione degli Slavoni verso i Balcani ed erano serviti ai cristiani albanesi ed agli altri abitanti del principato dell'Albania per i loro riti.
Esiste una grande mole di materiale storico e testimonianze che provano la continuità illirico-albanese in quel territorio che oggi è il Kosova. La stessa continuità era molto evidente durante il medioevo. Nel 1.389, nella battaglia del Kosova fu sconfitta una coalizione balcanica e dei cristiani europei. Le cronache sottolineano che la battaglia è stata fatta in Albania. Questa disfatta portò come conseguenza l'occupazione secolare ottomana sui Balcani. Il mito serbo sul Kosova come la "Serbia antica", il "Cuore della Serbia" ecc., fu ricavato in una maniera magica dalla pseudo-storiografia serba nel XIX sec.
Durante l'occupazione ottomana il Kosova era uno dei quattro vilaiet albanesi, con una popolazione predominante albanese; gli altri tre vilaiet erano quelli di Scutari, di Monaster e di Gianina.
Nella storia moderna, il Kosova si presentò sulla scena politica nel 1.878, quando costituì la Lega albanese di Prizreni, che mirava ad uno Stato albanese indipendente dall'Impero turco. Purtroppo, in quel momento, le Grandi Potenze, rappresentate nel Congresso di Berlino (1.878), hanno voluto garantire al Montenegro e alla Serbia parte dei territori etnici albanesi (le regioni di Toplika, Plava e Gucia, Dulcigno ecc.). Il Congresso di Berlino confermò definitivamente alla Serbia e al Montenegro il diritto di impossessarsi di alcune città e di centinaia di villaggi albanesi. Circa 2.500 Albanesi se ne andarono dalle regioni occupate di Nish, Leskovac, Prokupie, Kurshmilie, Vrania (regione di Toplika), che fanno parte della Serbia odierna del Sud. Circa 600 villaggi di origine albanese furono epurati mediante un crudele terrore. Il geografo serbo Jovan Cvijic affermò in quel periodo che era dovere di ogni Serbo contribuire alle epurazioni etniche di quei territori: "Quanti più Albanesi uccidete, tanto più voi
Serbi aumenterete". Questo era l'inizio nella storia recente dei Balcani delle epurazioni in grandi proporzioni dei territori non serbi. Ancora oggi, parecchie famiglie albanesi di quei territori dispongono di documenti legali attestanti la proprietà di loro masserie acquisite con violenza dai Serbi. Nel 1.912, in seguito a lunghe lotte, gli Albanesi liberarono il Kosova dalla dominazione ottomana. Nello stesso anno, il Kosova viene occupato dalle forze serbe. L'esercito serbo applicò i metodi più feroci per realizzare l'occupazione etnica dei territori albanesi. L'intenzione permanente degli sciovinisti Serbi era di distruggere il nucleo dell'etnicità albanese in Kosova e nelle altre regioni albanesi, per assicurare uno sbocco sul mar Adriatico, così come sottolineava anche Cvijic: "Questa era una scelta antietnica indispensabile".
La "Questione del Kosova" nella odierna Serbia inizia nel 1.912, quando, come mette in rilievo l'Enciclopedia Britannica, l'autodeterminazione di questa regione fu sacrificata in favore dell'equilibrio delle Potenze europee e alla Serbia fu permesso di impadronirsi del Kosova, una provincia con più di 800.000 Albanesi. Gli Albanesi in quell'epoca erano il 90% della popolazione del Kosova. Malgrado la colonizzazione slava e l'espulsione forzata degli Albanesi, questa percentuale in alcuni casi scese fino al 75%, però ancora oggi gli Albanesi sono il 90% della popolazione del Kosova.
Dunque, la politica espansionistica serba si rivelò ancor prima del riconoscimento dello Stato Serbo nel 1.878, quando esso non includeva il Kosova, il Sandyak e la Vojvodina. Verso la metà del XIX sec. il politico Serbo Ilija Gorasani pubblicò il libro "Nacertanija" (1.844), in cui cercava di dare una giustificazione all'espansione serba verso i Paesi vicini. Con quel progetto, che aspirava diventare un programma nazionale, Gorasani ispirò la politica serba nelle azioni egemonistiche verso la Bosnia, l'Erzegovina, l'Albania, la Bulgaria, lo Sremi, il Banat e la Backa.
La politica statale serba troverebbe le sue ispirazioni nell'idea panslavica di dominare i popoli vicini, mirando, presto o tardi, ad impadronirsi delle loro regioni.
L'accademico serbo Vasso Ciubrillovic (1.897-1.990), nei suoi primi progetti sull'espulsione degli Albanesi (1.937), indica i metodi del terrore statale e della violenza che il governo serbo avrebbe dovuto attuare contro gli Albanesi, con l'intenzione di costringerli a dislocarsi in Turchia e in Albania. Un tal progetto razzista difficilmente si riscontra altrove nella Storia moderna europea. I metodi da lui suggeriti sono stati eseguiti verso gli Albanesi prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale (egli preparò ed espose anche un suo secondo progetto per il governo Jugoslavo: l'accademico Ciubrilovic fu onorato con alto premio nella Jugoslavia Comunista - l'AVNOJ). Uno scrittore celebre serbo, Ivo Andric (1.892-1.975), premio Nobel, in un suo progetto presentato al Ministero degli Affari Esteri della Jugoslavia (1.939) si espresse apertamente per l'occupazione dell'Albania e dei territori albanesi rimasti fuori dai confini.
E' già un fatto noto che in Kosova, durante la cosiddetta "riforma agraria", sono state portate 40.000 famiglie slave.
Gli accordi stipulati tra la Jugoslavia e alti ufficiali Turchi nel periodo 1.926-1.931 prevedevano l'emigrazione di 400.000 Albanesi. Il primo ministro Nikola Pasic incoraggiò allora quella campagna con lo slogan: "Per gli Albanesi distinti usate la pistola, per i contadini usate mitra e cannoni". Sotto quelle condizioni insopportabili, una parte considerevole della popolazione albanese fu costretta ad abbandonare la patria e ad emigrare in Turchia, non avendo niente in comune con quella nazione. L'espulsione degli Albanesi e l'emigrazione verso la Turchia continueranno anche dopo la Seconda Guerra Mondiale; i metodi del terrore statale e della violenza, elaborati nel programma di Ciubrillovic sono stati seguiti contro gli Albanesi in Kosova incessantemente dal 1.944 al 1.966. Interi villaggi e città albanesi si svuoteranno a metà a causa dell'emigrazione massiccia delle famiglie albanesi verso la Turchia.
Con la costituzione Jugoslava dell'anno 1.974, il Kosova divenne una delle 8 unità componenti della Federazione. Nel 1.981 gli Albanesi chiesero un miglioramento del loro status, chiesero per il Kosova lo status di Repubblica. A fronte di questa richiesta pacifica furono mandati i carri armati. In questo modo, dopo il 1.981, il governo Jugoslavo e quello serbo approvarono una serie di risoluzioni e progetti con l'intenzione di distruggere l'etnicità degli Albanesi in Kosova. La campagna serba per sopprimere l'autonomia fu l'inizio della nuova "serbizzazione" del Kosova, che si accentuò alla fine del 1.989, quando l'autonomia del Kosova fu abolita definitivamente con la legge marziale, ancora in vigore.
Il programma del parlamento serbo (1.990) attesta il fatto che i Serbi non hanno rinunciato alla colonizzazione del Kosova, vedendo come soluzione l'espulsione violenta degli Albanesi dalle loro antiche terre. Come portavoce dei diritti storici dei Serbi in Kosova, durante i tre ultimi decenni, è stato nominato anche Dobrica Qosic, il Presidente della autoproclamata Jugoslavia: egli è uno dei coautori del Memorandum dell'Accademia Serba delle Scienze e delle Arti, sul quale si è basata la politica serba della repressione e della violenza contro tutti i popoli vicini. Solamente in questi due ultimi anni, a causa della persecuzione da parte dell'esercito e della polizia serba, dei licenziamenti massicci dai posti di lavoro, della chiusura delle istituzioni ecc., circa 300.000 Albanesi hanno lasciato il Kosova emigrando nei paesi dell'Europa occidentale.
Malgrado la violenza sistematica ed il terrorismo statale, la maggioranza della popolazione albanese persegue in modo pacifico la realizzazione delle sue aspirazioni per l'autodeterminazione, per l'autonomia e per la democrazia. Nel 1.991, promosso dal Parlamento legittimo del Kosova, si è tenuto il referendum nazionale e la maggioranza della popolazione ha votato per il Kosova come Stato indipendente. Il 24 maggio 1.992 sono state tenute le elezioni pluripartitiche, parlamentari e presidenziali, a cui parteciparono l'87% degli Albanesi.
Le relazioni tra Albania e tra Kosova e Serbia presentano elementi per una probabile estensione del conflitto nei Balcani. L'origine di questo conflitto è di nartura storica, ma ancora attuale, come dimostrano anche i documenti scritti dagli stessi serbi.