articolo pubblicato dal settimanale "L'Europeo" il 2 agosto 1993, di Maria Gilda Lyghounis
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ALBANESI, SERBI, TURCHI, BULGARI, GRECI: LA NEONATA REPUBBLICA E' UN PUZZLE DI ETNIE. CHE FA GOLA A TANTI. QUALCUNO VUOLE ANNETTERLA. ALTRI LE NEGANO IL NOME. E L'ITALIA LA DIFENDE
L'hanno gridato un milione di persone, scese in piazza ad Atene: »La Macedonia è greca, e solo greca, da 3.000 anni . Una parola d'ordine che di questi tempi si legge dappertutto: sulle magliette vendute ai turisti come sulle uniformi dell'Olympic airways, la linea aerea di bandiera. Perché tanto furore? Colpa della Repubblica di Macedonia, la più meridionale fra le sei dell'ex Jugoslavia, dichiaratasi indipendente con un referendum il 17 settembre 1991. Caso raro nei Balcani dilaniati dalla guerra, qui per ora non si è sparato neanche un colpo. Ma la situazione si aggrava di giorno in giorno. La Macedonia rischia di essere la Bosnia di domani: la miccia che innescherà un incendio forse ancora più sanguinoso e più vasto.
La Grecia mette i bastoni fra le ruote al riconoscimento internazionale della piccola repubblica: esige che il neonato governo di Skopje cerchi un altro nome per il nuovo Stato, rivendicando quello di "Macedonia" alla regione greca di Salonicco. Da Skopje rispondono picche. E per ora il piccolo Stato balcanico è stato ammesso all'Onu, da tre mesi, solo con l'etichetta provvisoria di "Ex Repubblica jugoslava di Macedonia". Un riconoscimento sostenuto fortemente dall'Italia, con il Partito radicale in testa allo schieramento filomacedone. »Se l'Onu non riconoscerà in fretta la Macedonia l'Italia darà il buon esempio. Con un'iniziativa unilaterale , dichiarava il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Fabio Fabbri, ora ministro della Difesa, durante una visita ufficiale a Skopje il 31 marzo. Una frase che ha mandato su tutte le furie il governo greco. Già un anno prima un analogo commento di Flaminio Piccoli sul quotidiano "Il Popolo" aveva scatenato, nei negozi greci, il boicottaggio degli spaghetti ita
liani.
"Il riconoscimento della Macedonia non era desiderato solo da noi ma da tutta la Cee, esclusa la Grecia", dice Sergio Romano, ex ambasciatore a Mosca e commentatore di politica estera. »Eravamo convinti che la cosa migliore, di fronte al crollo della Jugoslavia, fosse riconoscere subito i nuovi Stati indipendenti, per dare un segnale di avvertimento alla Serbia. Ma non è servito a nulla . Già, la guerra nella penisola balcanica avanza, ed essere una »terra di nessuno come la neonata repubblica senza un'identità riconosciuta dai vicini, è pericolosissimo in questa regione esplosiva. Vista anche la vicinanza della Serbia. Che è a un tiro di schioppo (è proprio il caso di dirlo) dalla Macedonia, al di là della montagna nera di Skopsa Crna Gora. Tanto più che Skopje non ha quasi un esercito: 15.000 uomini armati solo di fucili e pistole, 50 piloti ma (particolare non trascurabile) nessun aereo. E come protezione aggiuntiva 1.000 caschi blu dell'Onu, di cui 300 appena arrivati dagli Stati Uniti: »Ora siamo sotto
l'ombrello dell'America. Se i serbi ci attaccano, sarà una guerra mondiale , ha dichiarato Gjorgji Marjanovich, leader della Lega macedone per la democrazia, di area socialista.
Incerti gli scenari futuri, oggi una sola cosa è certa: dal punto di vista etnico, la Macedonia è davvero una »macedonia . Su due milioni di abitanti, 420.000 sono albanesi, 70.000 turchi e 40.000 serbi, concentrati nel Nord del Paese. Poi valacchi, bulgari, greci e un 2,7% di zingari. Ma non è finita: i macedoni come i serbi e i bulgari, sono etnicamente slavi del Sud e di religione ortodossa. Guai, invece, a chiamare slavi gli albanesi, che in maggioranza sono musulmani (anche se non mancano cattolici e ortodossi).
Al tempo di Tito, tra le repubbliche jugoslave, la Macedonia era la più povera. Oggi, se possibile, è ancora più povera. La sua economia risente dell'embargo imposto dall'Occidente alla Serbia, da cui venivano la maggior parte delle importazioni. In più, la Grecia tiene chiusi i suoi confini a Nord, unico canale di accesso per i prodotti della Cee. Il reddito attuale pro capite è di circa 100.000 Iire al mese. Il tasso d'inflazione supera il 2.000% e la disoccupazione il 20%. Per il risanamento industriale della Macedonia, la Cee ha deciso di stanziare 100 milioni di Ecu (circa 190 miliardi di lire) in due anni.
Lungo ogni frontiera del nuovo Stato si dispiega una minaccia, ogni confine nasconde un'incognita. A Nord corrono i 170 chilometri di confine con la Serbia, pattugliati dai caschi blu scandinavi. La frontiera, a dire il vero, nessuno sa esattamente dove sia, perché ieri era un confine regionale jugoslavo e oggi i serbi non riconoscono il nuovo Stato indipendente. Il timore è che Belgrado intervenga per »proteggere la minoranza serba in Macedonia. Oppure che decida, dopo le guerre in Croazia e in Bosnia, di attaccare il Kossovo, dove la maggioranza albanese vive da anni sotto il controllo dei serbi, che assommano appena al 14% della popolazione locale. In questo caso la Macedonia sarebbe trascinata, inevitabilmente, alla guerra: sia perché a Skopje si riverserebbero fiumane di rifugiati albanesi dal Kossovo, sia perché gli albanesi macedoni correrebbero in aiuto dei fratelli di oltre confine.
A complicare ulteriormente la situazione ci sono i rapporti non certo idilliaci fra il governo di Skopje e Tirana. All'ultimo convegno della Csce (Conferenza per la sicurezza e la cooperazione europea) ai primi di luglio l'Albania ha, infatti, impedito con il suo voto contrario l'ammissione della Macedonia alla conferenza come membro ufficiale, "perché calpesta i diritti della minoranza albanese di Skopje". La tensione è così alta, che in un recente incidente di confine, è stato ucciso un soldato albanese. Puntando da Skopje verso Est, dopo mezz'ora d macchina si arriva in Bulgaria. Il governo di Sofia è stato il primo a riconoscere la Macedonia come nuovo Stato indipendente: il presidente bulgaro Jelion Jelev è riuscito anzi a convincere lo stesso premier russo Boris Eltsin, durante una sua visita in Bulgaria, a fare altrettanto. »Era una questione di principio per la stabilità della regione , ha dichiarato Jelev, »la Macedonia è sempre stata il pomo della discordia dei Balcani . Ma questo immediato riconos
cimento da parte bulgara nasconde una posizione ambigua. Sofia ha sì riconosciuto formalmente il nuovo Stato, ma non riconosce di fatto, l'esistenza di una nazione macedone, con una lingua, una storia e una tradizione separate rispetto alla Bulgaria.
Duecentocinquanta chilometri a Sud, sull'azzurro mare Egeo, si staglia invece la greca Salonicco. Qui si agita lo spauracchio di mire espansionistiche di Skopje fino al mare. »E' una politica che risale agli Anni '40 ed è una minaccia per la pace e la stabilità dei Balcani dicono al ministero degli Esteri di Atene, »oggi il governo di Skopje pubblica carte geografiche in cui il suo territorio si estende fino all'Egeo . A questo punto della disputa, entra in scena il fantasma di Alessandro Magno, di cui Skopje rivendica a gran voce l'eredità storica. Persino nella bandiera macedone, creata ex novo nel 1991, campeggia fiera la stella a sedici raggi, simbolo dell'antica dinastia Argeade. Peccato, però, che il simbolo sia stato rinvenuto negli scavi della grecissima Vergina, vicino a Salonicco. »E' soprattutto, che Alessandro Magno non c'entri niente con l'odierna Repubblica di Macedonia , taglia corto il balcanista Emanuela Banfi. »I macedoni di Skopje, infatti, sono slavi discesi dalle steppe dell'Asia nei Ba
lcani solo nel nono secolo dopo Cristo .
A esasperare Atene, ci sono anche le banconote stampate dalla zecca di Skopje nel 1992, che riportano come emblema la Torre Bianca Salonicco.
Relazioni pericolose da ogni parte, quindi, per la piccola Macedonia slava. Per la sua posizione strategica, nessuno dei Paesi dell'area vedrebbe di buon occhio il passaggio di Skopje alla sfera d'influenza di un altro fra i vicini. Per questo anche la Turchia, la maggior potenza regionale, è stata tra i primi a riconoscere l'indipendenza della Macedonia. Ankara garantisce a Skopje crediti e assistenza militare. Nel caso di un attacco serbo a Skopje, Ankara non rimarrebbe con le mani in mano. Ma, se si arrivasse a questo punto, anche la Grecia non potrebbe stare a guardare. E si avvererebbe l'ipotesi di Edward Luttwak, esperto di strategie militari del Pentagono: guerra fra Albania, Macedonia, Turchia da una parte e Grecia e Serbia dall'altra. Due Paesi della Nato l'uno contro l'altro armati: I'Occidente costretto a intervenire. Skopje come la Sarajevo del 1914, la miccia di una grande guerra.
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PARLA IL PRIMO MINISTRO MACEDONE CVERKOVSKI: "SOLO LA NATO PUO' SALVARCI"
Sui rischi che corre oggi la Macedonia "L'Europeo" ha intervistato il primo ministro della neonata Repubblica, Branko Cverkovski.
D. Per ora la Macedonia è ammessa all'Onu col nome provvisorio di »ex Repubblica jugoslava di Macedonia . Come si evolveranno i negoziati?
R. Non siamo troppo ottimisti: i tentativi di risolvere il dissidio fra Macedonia e Grecia, finora, sono andati per le lunghe. Ma, d'altra parte, anche i greci sanno benissimo che esasperare i conflitti sta danneggiando entrambi.
D. Quale può essere il ruolo dell'ltalia?
R. Come membro del G7, I'ltalia può influenzare senza dubbio lo sviluppo di una nuova Europa. E potrà aiutarci ancor più l'anno prossimo, quando sarà il suo turno di presiedere la Csce.
D. La Grecia vi accusa di avere mire espansionistiche...
R. Nella nostra Costituzione è scritto a chiare lettere che non abbiamo rivendicazioni territoriali di sorta. Anche le nostre capacità militari sono molto limitate. E' evidente che non potremmo rappresentare una seria minaccia per un Paese membro della Cee e della Nato.
D. Non temete che i serbi possano sobillare la minoranza serbo macedone?
R. Una minaccia potenziale esiste certamente. Ma adesso la Macedonia fa parte dell'Onu e a Skopje sono arrivati i caschi blu. Quanto alla minoranza serba, siamo sulla strada giusta: quella che porta a una struttura politica capace di tutelare l'identità di tutte le comunità etniche.
D. E se invece la Turchia agitasse la minoranza islamica?
R. La prospettiva più probabile per Macedonia, Grecia e Turchia è di collaborare. Per questo vogliamo entrare nella Nato.