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Partito Radicale Olivier - 16 agosto 1993
albania
PER PREVENIRE LO SCOPPIO DI UN CONFLITTO AL SUD DEI BALCANI

Dichiarazione del Presidente della Repubblica Albanese Sali BERISHA, rilasciata il 10 agosto

Rilindja Demokratike, Tirana, 12 agosto 1993

(Trad.:G.ZHEJI)

Questi ultimi tempi le autorità serbe hanno commesso un altro atto provocatorio contro la Repubblica dell'Albania. Il 6 Agosto 1993, soldati serbi, sul confine dell'Albania con il Kossovo, senza essere provocati e senza nessun preavviso, hanno aperto il fuoco per due volte entro una giornata contro le pattuglie albanesi del confine e contro altri abitanti albanesi che si trovavano nel territorio albanese ferendo tre persone, due soldati ed un civile, dei quali due gravemente. Queste circostanze dell'incidente sono state verificate e confermate dalla Missione degli osservatori della C.E.

Questo avvenimento è stato preceduto da una nota del Ministero degli Affari Esteri di Belgrado al Ministero degli Affari Esteri dell'Albania nella quale si accusava la parte albanese di aver commesso tre incidenti secondo loro avvenuti sul comune confine. Nessuno di questi presunti incidenti non ha una base reale e, per uno di essi, ciò è stato confermato anche dalla Missione degli osservatori della C.E. Vale ricordare che i crimini commessi al confine contro i cittadini albanesi da parte delle forze armate serbe sono degli avvenimenti che si ripetono continuamente. Il caso più barbaro è stato certamente quello che è avvenuto alla fine dell'Aprile '93, quando la notte della visita del Papa in Albania, otto giovani del tutto inermi furono trascinati via dal territorio albanese e massacrati dai soldati serbi. In simili provocazioni, dall'inizio dell'anno 1992, sono rimasti uccisi 23 cittadini albanesi e feriti molti altri.

Nello stesso tempo, specialmente questa ultima settimana, si nota una crescita considerevole del terrorismo da parte dello stato serbo nel Kossovo contro la popolazione albanese, che si esprime nel moltiplicarsi dei casi di soprusi della polizia contro i cittadini. Non mancano nemmeno le provocazioni delle forze ultranazionalistiche di V. Sesej, che organizzando attacchi ed imboscate contro i poliziotti serbi nel Kossovo cercano di riversare tutta la colpa sugli albanesi, i quali ormai sono noti per la loro resistenza civile e pacifica.

Queste provocazioni ripetute e sempre crescenti come anche le ondate dell'ultranazionalismo che si nota anche in altre aree, mirano a venire in aiuto al regime serbo e sono una dimostrazione della strategia di Belgrado e dei suoi amici nella regione, che fanno del tutto per aumentare la tensione nel Sud dei Balcani ed allargare il conflitto.

Io faccio appello al Consiglio di Sicurezza, alla NATO come anche alle altre organizzazioni internazionali affinché prendano al più presto le misure necessarie per prevenire uno scoppio del conflitto nel Sud dei Balcani, che senza alcun dubbio coinvolgerebbe tutta la penisola. Noi ripetiamo ancora una volta la nostra opinione che la soluzione della questione dello status di Kossovo potrà essere ottenuta condizionando con essa la cessazione dell'embargo contro la Serbia e mettendo il Kossovo sotto il controllo della NATO e dell'ONU.

 
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