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Caridi Paola - 20 agosto 1993
ONU: TRUPPE AMERICANE

MARINES A BOUTROS GHALI: ECCO LE CONDIZIONI

di Lucia Annunziata

Corriere della Sera, Washington, 19 agosto 1993

Gli Stati Uniti stanno pensando di gettare tutto il loro peso sulla pencolante bilancia del nuovo ruolo delle Nazioni Unite, accettando di porre truppe americane sotto la direzione del comando unificato delle Forze di pace dell'Onu. Per la prima volta così nella tradizione degli Stati Uniti, suoi soldati sarebbero comandati da stranieri. Ci sarebbe tuttavia una clausola: i comandanti delle unità statunitensi avranno il diritto di rifiutarsi di partecipare ad operazioni che considereranno illegali o discutibili. Queste precauzioni degli americani sui loro futuri impegni militari agli ordini di comandanti di altre nazionalità suono certamente ironiche alle orecchie degli italiani, che sono stati a lungo fustigati per il loro rifiuto di continuare ad aderire a una missione sui cui scopi avevano dubbi.

La proposta di Washington di mettere a disposizione dell'Onu una forza permanente deve essere firmata dal presidente al suo ritorno dalle vacanze e dovrà poi essere approvata dal Congresso, ma ha già l'approvazione del Dipartimento di Stato, del Pentagono, del Consiglio di sicurezza nazionale e dell'ambasciatrice all'Onu, Madeleine Albright. Per l'Amministrazione costituisce una vera svolta nell'uso delle forze americane; per le Nazioni Unite è una manna dal cielo che arriva al salvataggio delle Forze di pace in un momento molto delicato. L'unità e l'efficacia di un comando Onu si delineano sempre più come il centro del successo o del fallimento del nuovo ruolo dell'Onu. Lo ha ripetuto nell'atteso rapporto sulloa Somalia, reso pubblico ieri, il segretario Boutros Ghali. La funzione di Forza di pace internazionale, con potenziale anche di intervento militare autonomo, assunta dalla sua organizzazione dopo la fine della guerra fredda, può funzionare solo se, ha detto Ghali, si arriva a una vera unità di comand

o.

Finora questa unità è tuttavia stata difficile da ottenere, e non solo nel caso del contigente italiano in Somalia, ma anche in Bosnia. Mettere a disposizione dell'Onu una forza americana permanentemente significa dunque in questa situazione il miglior voto di fiducia che Washington poteva inviare la Palazzo di vetro.

Dalla seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti hanno inviato nelle varie missioni di pace solo esperti, o hanno offerto trasporti navali e aerei per altre forze. La prima eccezione a questa regola è stata la Somalia, ma anche lì gli americani hanno posto sotto il comando dell'Onu solo un contingente che si occupava della logistica. Il bombardamento in cui venne attaccato il quartier generale di Aidid, alcune settimane fa, fu un'operazione di guerra, ma fu totalmente condotta dagli americani con comandanti americani.

La decisione dell'attuale Amministrazione va dunque ben al di là dell'approccio multilaterale ai conflitti regionali già adottato dal presidente Bush, e "riflette piuttosto la convinzione che nell'era post-guerra fredda le responsabilità militari debbono esssere condivise".

Per queste stesse ragioni, tuttavia, il presidente Clinton avrà difficoltà a far passare la decisione al Congresso. Le Nazioni Unite non sono esattamente molto popolari in questo momento nemmeno in America.

L'amministrazione dunque presenterà la nuova politica militare con delle clausole. La prima riguarda appunto la opzionalità della partecipazione alle operazioni militari, che rimarrà nella mani dei comandanti delle unità americane.

Ironicamente, così, gli Stati Uniti ammettano per le forze il diritto che hanno contestato al comandante italiano in Somalia, accusato di aver "indebolito" la missione dell'Onu nel Paese proprio perchè si è rifiutato di partecipare a una missione da lui considerata non più coerente con l'originale scopo dell'intervento Onu.

 
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