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Caridi Paola - 23 agosto 1993
L'ILLUMINATO MULTILATERALISMO DI BOUTROS GHALI

Boutros Boutros Ghali, "Imparate a darmi retta", in "La Stampa", 22 agosto 1993

(articolo del segretario generale Onu tradotto da "The New York Times")

Il "multilateralismo" è un ideale vecchio ma di rado realizzato: è la cooperazione volontaria fra le nazioni per la pace e lo sviluppo. Oggi, il multilateralismo funziona più efficacemente che mai nella storia.

Gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno conferito molte nuove responsabilità all'organizzazione. Le difficoltà, le spese e la portata delle attuali operazioni eccedono largamente quelle condotte dall'Onu in passato e sono senza precedenti nella storia degli affari internazionali. Quello in corso in posti come Angola, Cambogia, El Salvador, Georgia, Haiti, Somalia, Tagikistan ed ex Jugoslavia è nientemeno che il tentativo di preservare le fondamenta del sistema degli Stati, mentre si avvia la costruzione di una struttura post guerra fredda di pace e di sicurezza.

E' una sfida difficile, di cui sono incerti gli esiti di lungo periodo. La rende ancora più problematica l'emergere di due brutte versioni di nazionalismo: l'ultranazionalismo e il micronazionalismo.

Da una prima direzione arriva l'attacco dell'ultranazionalismo di chi, evidentemente nostalgico degli anni in cui una o poche grandi potenze davano tutti gli ordini, preferirebbe che le Nazioni Unite servissero da copertura per gli interessi altrui e tornassero a svolgere quel ruolo relativamente marginale che avevano in passato.

Nei casi della Bosnia e della Somalia, quando il segretario generale dell'Onu coordina le trattative politiche, le attività di aiuto umanitario e di mantenimento della pace o approva le scadenze di operazioni militari, non è per fame di potere ma perché il Consiglio di Sicurezza gli ha conferito la responsabilità di fare così.

Ma in queste come in altre operazioni di pace, alcuni critici non hanno tenuto conto, o hanno frainteso, o hanno deliberatamente ignorato quanto imponevano quelle risoluzioni che i loro stessi governi avevano approvato, o addirittura cooperato a redigere.

Le forze armate nazionali che volontariamente servono sotto il comando multilaterale unificato non possono decidere di condurre o non condurre un'operazione militare in base al loro giudizio, né scegliere di disobbedire agli ordini sul campo. Gli Stati membri che scelgono di non fornire truppe non possono in un secondo tempo entrare nel teatro del conflitto secondo tempi e modi di loro scelta. I governi non dovrebbero sentirsi offesi se l'Onu tiene fede a risoluzioni vincolanti e si aspetta che tutti gli Stati facciano altrettanto.

In molte delle operazioni multilaterali in corso, le Nazioni Unite si trovano ad affrontare la sfida del micronazionalismo di forze etniche o tribali che minacciano di frantumare e far sparire interi Stati.

In Somalia, sotto queste pressioni lo Stato e la sua autorità sovrana hanno cessato di esistere. Quello che l'Onu cerca di fare qui è restaurare nella sua legittimità uno dei Paesi membri.

Quando si suggerisce che le Nazioni Unite rinuncino al tentativo allorché la violenza aumenta, o quando i loro sforzi sono minati dalle decisioni scoordinate di coloro che partecipano all'azione, si mette in gioco il futuro di un Paese. Ciò mina anche quel che dovrebbe essere il principale obiettivo da perseguire nell'era post guerra fredda: la difesa e il rafforzamento di un sistema internazionale di Stati cooperativo e ricco, mentre si difendono i diritti legittimi delle minoranze entro i confini degli Stati.

Fra l'ultra e il micronazionalismo, l'Onu cerca di preservare lo Stato-nazione come l'autentico fondamento della vita internazionale, e di riunire gli Stati in un illuminato multilateralismo che possa tutelare i loro specifici interessi mentre progredisce la causa comune.

In questo quadro, gli Stati possono agire multilateralmente o unilateralmente, ma non nei due modi nello stesso tempo. E le fazioni sub-nazionali, etniche o tribali, non possono aspettarsi di minare l'unità politica entro la quale vivono, nello stesso momento in cui rivendicano per se stesse prerogative da Stato nazionale. La pretesa che ci sia una singola etnia in un singolo territorio si sta rivelando quel che è, un generatore di pulizie etniche, razzismo e crimini contro l'umanità.

Oggi, gli Stati membri chiedono alle forze delle Nazioni Unite di andare là dove non hanno voluto avventurarsi coi loro propri soldati. Altri chiedono all'Onu di dare avvio a negoziati per i quali la loro iniziativa unilaterale non sarebbe sufficiente o accettata come legittima.

Alle Nazioni Unite si è demandato di intraprendere complessi e costosi tentativi di trasformare società e Stati, laddove i rischi di fallimento o l'onere di un coinvolgimento a lungo termine erano troppo al di là degli interessi di un singolo Stato. E molti Stati riconoscono che diversi problemi - droga, inquinamento, malattie, catastrofi naturali e umane - non possono essere affrontati con sufficiente energia senza uno sforzo multilaterale.

Un crescente numero di Stati membri arriva a concludere che certi problemi possono essere affrontati più efficacemente tramite l'Onu. Così, la sicurezza collettiva comincia a operare come era stata concepita.

A dispetto degli insuccessi, questi sforzi stanno risvegliando la speranza di realizzare un sistema internazionale funzionale. Perché tale impegno sia mantenuto, i governi devono abbandonare gli atteggiamenti ereditati dall'epoca in cui il nazionalsimo sembrava incompatibile col multilateralismo, e imparare a imporsi la disciplina che il multilateralismo richiede. I gruppi etnici e micronazionalisti devono capire che la giustizia e la prosperità non possono essere ottenute in un mondo che si divide in fazioni all'infinito.

Gli abitanti del mondo si sono convinti che la democrazia è essenziale per il progresso della giustizia. Il multilateralismo è la democrazia della società internazionale.

 
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