PULIZIA ETNICA, VIAGGIO NELL'ARCHIVIO DEGLI ORRORI.
A Chicago raccolte e catalogate le prove dei crimini della guerra balcanica: stupri di massa, uomini mutilati o bruciati vivi, prigionieri rinchiusi come bestie. Ma il processo ai colpevoli rischia di saltare.
Intervista di Anna Guaita (Il Messagero).
CHICAGO - " Quando una ragazzina di sedici anni viene trascinata da un gruppo di soldati nella palestra della scuola e violentata a turno davanti ai suoi compagni e ai suoi insegnanti, quando la vecchia moglie del leader del villaggio viene strappata alle braccia del marito, trascinata in piazza e stuprata davanti agli occhi dell'intero paese, ci troviamo davanti ad atti di puro e semplice terrorismo. Queste sono azioni volute e forse ordinate dall'alto allo scopo di terrorizzare e intimidire la popolazione e fiaccarne la resistenza". Dopo otto mesi trascorsi a raccogliere per conto delle Nazioni Unite testimonianze e prove dei crimini di guerra compiuti nella ex-Jugoslavia, il professor Cherif Bassiouni non riesce piu' a nascondere il disgusto per il silenzio delle grandi potenze davanti a tanto sfacelo umano: "mentre intervistavo
una giovinetta di 14 anni che era stata violentata da decine di uomini per tre mesi conscutivi, guardando i suoi occhi bassi ho pensato : perche' non posso avere qui in questo mmomento Clinton, Major o Kohl?".
Ci vuole uno stomaco forte per far visita agli uffici della squadra speciale nominata dall'Onu lo scorso novembre con l'incarico di controllare e catalogare le prove da portare in tribunale contro i criminali di guerra jugoslavi. Ascoltare Bassiouni, uno dei massimi esperti mondiali di legge internazionale, mentre elenca con l'asciutta freddezza del legale le fosse dove ha visto estrarre le fosse i corpi gonfi e semidecomposti delle vittime dei massacri, sedersi con i suoi assistenti davanti ai terminali dei computer su cui sono stati catalogati 25 mila esempi della crudelta' umana , sono gia' prove difficili. Ma quando ti piazzano in un'aula vuota, silenziosa e asettica, davanti ai video in cui sono registrate le facce e la viva voce delle vittime, il peso diventa quasi insostenibile. Una mamma corrosa dalla sofferenza descrive l'esecuzione sommaria del figlio sedicenne davanti alla porta di casa. Ex prigionieri del campo di Keraterm rivivono i giorni intrappolati a centinaia in una stanza con il soffit
to di lamiera sotto un sole cocente, senza acqua e cibo , fino alla follia. Volti scavati di uomini raccontano di essere stati castrati, così non faranno più figli. Un vecchio sacerdote piange al pensiero di una sedia elettrica su cui i prigionieri venivano legati e percorsi da corrente elettrica, non tanto da ucciderli , solo a sufficienza per farli svenire dal dolore. Medici dalle mani delicate sollevano teschi dalle fosse comuni, indicando dove e' entrata la pallottola sparata a bruciapelo sulla nuca.
Fra i giovani volontari che lavorano a fianco a fianco con Bassiouni nelle aule della De Paul Universty, la vecchia universita' gesuita di Chicago che sforna i migliori penalisti d'America, c'è un pacato ritegno, quasi a equilibrare in qualche modo tutto l'orrore che passa per le loro mani. Nella "War Room" (la "Stanza della Guerra"), dove in 22 si alternano dalle sette del mattino alle nove di sera, un ragazzo in bermuda e maglietta studia con puntigliosa attenzione una carta geografica di quella che una volta era la Federazione Jugoslava. Cerca di localizzare uno dei 350 campi di concentramento della cui esistenza si è avuto prova. Raggomitolata su una vecchia poltrona, una giovane legge gli ultimi rapporti delle associazioni volontarie che lavorano in Bosnia. Due sono al lavoro ai computer, stanno catalogando testimonianze: "Argomento: vittime a Srebrenica bruciate vive nella loro casa. Descrizione: l'esercito serbo invade il villaggio proveniente da Vukovar. Altre forze serbe bruciano la casa di M.V.. Il
proprietario rimane bruciato vivo insieme alla moglie e ad altri dieci vicini di casa".
Tanta efferatezza conoscera' la mano severa della giustizia? per Cherif Bassiouni ci sono molti dubbi che ciò avverra'. Alle Nazioni Unite è al lavoro la diplomazia, con tutta la spietatezza di cui è capace. Fra pochi giorni, forse fra poche ore si dovra' eleggere l'avvocato incaricato di rivestire il ruolo di pubblico Ministero al processo. In ballo c'è Bassiouni naturalmente, candidato preferito dai paesi non allineati e sostenuto anche dal nostro paese, dove peraltro è ben noto per essere anche direttore dell'Istituto Superiore Internazionale di scienze criminali a Siracusa. Ma ci sono anche candidati di comodo, scelti per insabbiare il processo. Perché mai alcuni paesi europei preferirebbero il candidato inglese o quello keniota, entrambi bravi giovani senza esperienza, a un nome di sicuro peso mondiale come quello di Bassiouni? Perché forse a nessuno va veramente giu' di dare tanto peso a un uomo che ha già annunciato di voler fondare un tribunale internazionale permanente. Perché forse, a quel tavolo d
i trattative a ginevra, i negoziatori hanno già sommessamente assicurato serbi e croati che le accuse in un modo o nell'altro cadranno.
Ma anche se un miracolo avvenisse e il prossimo gennaio davvero i 300 avvocati e investigatori guidati dal pubblico ministero cominceranno a portare i casi in tribunale, all'Aja in Olanda, che speranze ci sono che i colpevoli vengano davvero puniti? Poche: Le statistiche spiegano che i crimini sono stati compiuti sopratutto dai serbi, in misura minore dai croati e minima dai musulmani. Questo perché nell'esercito jugoslavo, i serbi costituivano il 70 per cento delle truppe e l'80 per cento degli ufficiali, i croati il 25 per cento e la minoranza musulmana, del tutto "occidentalizzata" e composta sopratutto di borghesi della classe media, appena un cinque per cento. Erano i serbi dunque ad avere le armi, i sogni di grandezza e il desiderio di rivalsa verso una minoranza colta e di razza e religione diversa. E sono ancora i serbi ad avere il coltello dalla parte del manico. A Norimberga, i vincitori portarono i vinti davanti alla giustizia. Qua si dovrebbe chiedere ai serbi vincitori di estradare se stessi.
Ma allora, e' del tutto inutile continuare a catalogare con precisione certosina orrore dopo orrore?
"Niente affatto - ribatte Bassiouni -. Anche se non saremo capaci di fare giustizia, il semplice fatto che queste vergogne verranno rese pubbliche e sottoposte alla condanna dell'umanità saraà una vittoria morale".