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Conferenza Partito radicale
Partito Radicale Olivier - 26 agosto 1993
Tangentopoli albanese
ARRESTI E PROCESSI GIUDIZIARI A TIRANA

Corrispondenza da Tirana di Gjergj Zheji, del Partito Radicale

26 agosto 1993

Soffermandomi brevemente su quella che ormai da tutti viene chiamata la tangentopoli albanese, debbo comunicare che al Tribunale di Tirana è cominciato dal 15 Agosto il processo giudiziario a carico dell'ex primo ministro dell'ultimo governo comunista, Vilson Ahmeti, dell'ex direttore della Banca del Commercio Albanese, Agron Saliu, e dell'ex vice direttore della stessa banca, Agim Tartari, i quali sono accusati di atti in contradizione alle leggi dello stato in relazione all'affare Arsidi, atti che hanno provocato per lo stato una perdita di quasi 80.000.000 lek (circa 800.000 $).

Nell'atto d'accusa, si specifica che i due ultimi imputati, nel luglio '91, quando si trovavano a Parigi, hanno conosciuto casualmente il francese Nicolas Arsidi, il quale si è spacciato come grande amico dell'Albania e come molto disposto ad aiutarla. Il risultato di questa conoscenza, fu il fatto che Arsidi divenne subito consigliere della Banca di Commercio Albanese. Venuto poi in Albania, Arsidi ha potuto incontrarsi con le più alte autorità del governo comunista allora al potere e si impegnato ad assumersi le responsabilità di negoziatore per sbloccare il debito estero dello stato albanese, debito causato dal regime comunista di Hoxha, Alia, Nano ecc. e che, alla fine del '91 ammontava a 450.000.000 di USD. Nell'atto d'accusa del procuratore, si specifica che N. Arsidi, abusando della fiducia che avevano in lui gli imputati, è arrivato a riscuotere dalla Banca Commerciale Albanese come compenso per il lavoro che avrebbe svolto, una somma di 1.600.000 USD. Intanto il debito non fu mai sbloccato!

Mentre il primo ministro V. Ahmeti è accusato poiché - benché al corrente che la negoziazione del debito estero dell'Albania era stato assegnato a Giuliano Amato, il quale si impegnava senza alcun compenso - ha firmato il 14 dicembre '91 un altro mandato per il cittadino Nicolas Arsidi. Per di più, in questo atto firmato da lui, si specifica che il negoziatore francese avrebbe riscosso la somma di 1.600.000 USD anche se non sarebbe riuscito a sbloccare il debito. E di fatto, egli ha intascato la suddetta somma.

Il processo continua. Gli imputati non sono stati d'accordo con l'accusa. Sono stati ascoltati come testimoni tra l'altro anche l'attuale governatore della Banca Albanese, Ilir Hoti, il quale è stato bombardato di domande dagli accusati e dagli avvocati. Le deposizioni degli esperti sono state in parte a favore di A. Saliu e A. Tartari della Banca Commerciale. Il processo dovrebbe concludersi domani. Come si sa, sulla questione Arsidi, si è manifestato, attraverso una dichiarazione, anche il deputato italiano Alessi, secondo il quale in questo affare sarebbe implicato anche l'attuale presidente della Repubblica d'Albania Sali Berisha. Questa accusa è stata tempestivamente smentita dal portavoce della presidenza. Durante il processo non è emerso niente a carico del presidente. Invece, durante il processo, è venuto fuori un documento che implica il segretario del PS, Fatos Nano, all'epoca primo ministro, che nel Marzo '91 ha firmato un mandato per Arsidi come consigliere del governo albanese per il commercio e

stero.

Un altro fatto da segnalare e che riguarda la giustizia, è l'arresto e la carcerazione di Ramiz Alia. Dopo un anno di arresto domiciliare, tre giorni fa, il braccio destro di Enver Hoxha, l'ex presidente dell'Albania, l'ex segretario del Partito del Lavoro, è stato condotto e rinchiuso nel Carcere di Tirana. L'accusa è di appropriazioni illecite ed abuso di potere. Lo stesso giorno sono finiti con lui in carcere anche gli altri membri del politbureau, Pali Miska, Prokop Murra, Foto Ciami, Vangjel Cerrava, Muho Asllani e Besnik Bekteshi. Un anno prima erano stati arrestati e rinchiusi nelle stesso carcere anche gli altri membri del bureau: Manush Myftiu, Adil Ciarciani, Simon Stefani e Hekuran Isai. In un'intervista rilasciata lo stesso giorno del suo arresto, Alia ha dichiarato: "Avrei preferito un processo politico al processo per appropriazioni illecite ecc." Ha ammesso che durante la dittatura sono stati commessi dei crimini, delle ingiustizie, che egli ha chiamato con un eufemismo errori. "Il primo di qu

esti errori, ha detto, è stata la lotta di classe applicata fino alle sue ultime conseguenze. Questo ha causato molti gravi danni non soltanto fisici, ma anche psicologici e sociali. La lotta di classe ha minato l'unità del popolo. Ciò che è più da biasimare dalla nostra parte, è il fatto che la repressione non è stata limitata alle persone colpevoli di crimini ideologici - crimine che era previsto dalle leggi - ma coinvolgeva anche i famigliari dell'accusato, che, certamente, erano innocenti."

 
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