Questo l'articolo sull'Esperanto di Umberto Eco pubblicato da "la Repubblica" del 5-6 settembre 1993.La ricerca della lingua perfetta (Laterza pagg.423,lire 35.000) è una storia che comincia proprio dal principioecio e cioè dalla Genesi. Proponiamo qui il capitolo che si occupa dell'Esperanto, il tentativo più popolare in epoca moderna, di superare Babele.
L'Esperanto fu proposto al mondo per la prima volta nel 1887 quando il dottor Lejzer Ludwik Zamenhof pubblicò in russo un libro dal titolo Lingua internazionale. Prefazione e manuale completo (per russi), Varsavia, Tipografia Kelter. Il nome Esperanto fu universalmente adottato in quanto l'autore aveva firmato il suo libro con lo pseudonimo di Doktoro Esperanto (dottore speranzoso).
In realtà Zamenhof, nato nel 1859, aveva incominciato a vagheggiare una lingua Internazionale sin dall'adolescenza.
Allo zio Josef, che gli scriveva chiedendogli quale nome non ebraico avesse scelto per vivere in mezzo ai gentili (secondo l'usanza), il diciassettenne Zamenhof rispondeva di aver scelto Ludwik perinfluenza di un'opera di Comenio, il quale citava Lodwick, noto ancbe come Lodowick (lettera allo zio del 31 marzo 1876, cfr. Lamberti 1990: 49). Le origini e la personalità di Zamenhof hanno certamente contribuito sia alla concezione che alla diffusione della sua lingua. Nato da una famiglia ebraica a Bialystok, in area lituana che apparteneva al regno di Polonia, il quale era peraltro sotto il dominio degli zar, Zamenhof era cresciuto in un crogiolo di razze e di lingue, agitato da impulsi nazionalistici e da permanenti ondate di antisemitismo. L'esperienza della oppressione e poi della persecuzione attuata dal governo zarista nei confronti degli intellettuali, specie se ebrei, aveva fatto marciare di pari passo l'idea di una lingua universale con quella di una concordia tra i popoli. Inoltre Zamenhof si sentiva
solidale con i suoi correligionari e auspicava un ritorno degli ebrei in Palestina, ma la sua religiosità laica gli impediva d'identificarsi con forme di sionismo nazionalista, e anziché pensare alla fine della Diaspora come al ritorno alla lingua dei padri, pensava che gli ebrei di tutto il mondo avreboero potuto essere uniti appunto da una lingua nuova.
Mentre l'Esperanto si diffondeva in vari paesi, prima nell'area slava, poi nel resto dell'Europa, suscitando l'interessamento di società erudite, filantropi, linguisti, e dando origine a una serie di convegni internazionali, Zamenhof aveva anche pubblicato anonimamente un pamphlet in favore di una dottrina ispirata alla fratellanza universaie, l'homaranismo.
Altri seguaci dell'Esperanto avevano insistito (e con successo affinché il movimento per la nuova lingua fosse mantenuto indipendente da posizioni ideologiche particolari, dato che se la lingua internazionale doveva affermarsi poteva farlo solo attirando uomini di idee religose, politiche e filosofiche diverse. Addurittura ci si era preoccupati che venisse passato sotto silenzio ii fatto che Zamenhof era ebreo, per non dar adito a sospetti di alcun tipo - in un periodo storico nel quale, ricordiamolo, stava prendendo forma in molti ambienti la teoria del "complotto giudaico".
Eppure, malgrado il movimento esperantista fosse riuscito a convincere della propria assoluta neutralità, l'impulso filantropico, la religiosità laica di base che lo animava, non poterono non influenzare la sua accettazione da parte di molti fedeli come si disse in Esperanto, samideani, compartecipi dello stesso ideale.
Inoltre, negli anni della sua nascita, la lingua e i suoi sostenitori furono praticamente messi al bando dal sospettoso governo zarista, anche perchè ebbero la ventura/sventura di ottenere l'appoggio appassionato di Tolstoj, il cui pacifismo umanitario era visto come una pericolosa ideologia rivoluzionaria. Infine, esperantisti di vari paesi furono più tardi perseguitati dal nazismo (cfr. Lins 1988). Ora, la persecuzione tende a rafforzare una idea: la maggior parte delle altre lingue internazionali aspiravano a presentarsi come ausili pratici, mentre l'Esperanto aveva ripreso gli elementi di quella tensione religiosa e irenistica che aveva caratterizzato le ricerche della lingua perfetta almeno sino al XVII secolo.
Molti furono gli illustri sostenitori o simpatizzanti dell'Esperanto, da linguisti come Baudoin de Courtenay e Otto Jespersen, a scienziati come Peano o filosofi come Russell. Tra le testimonianze più convincenti, quella di Carnap, che nella sua Autobiografia parla con commozione del senso di solidarietà provato parlando una lingua comune con gente di diversi paesi, e delle qualità di questa "lingua viva [...] che univa a una sorprendente flessibilitrà dei mezzi d'espressione una grande semplicità di struttura" (In Schilpp, a cura di, 1963:70). Per non dire della lapidaria affermazione di Antoine Meillet: Toute discussion théorique est vaine: l'Esperanto fonctionne" (Meillet 1918:268).
A testimonianza del successo dell'Esperanto, esiste oggi una Universala Esperanto Asocio con delegati nelle principali città del mondo. La stampa esperantista conta più di un centinaio di periodici, e in Esperanto sono state tradotte le principali opere di tutte le letterature dalla Bibbia alle favole di Andersen, mentre esiste anche una produzione letteraria originale.
Come era avvenuto col Volapük, anche l'Esperanto ha conosciuto, specie nei primi decenni, appassionate battaglie che miravano a varie riforme del lessico e della grammatica: tanto che nel 1907 il Comitato direttivo della Delegazione per la scelta di una Lingua Internazionale, di cui era segretario fondatore Couturat, aveva operato quello che Zamenhof considerò un colpo di mano, ossia un vero e proprio tradimento: era stato riconosciuto che la lingua migliore era l'Esperanto ma la si approvava in una sua versione riformata, che poi fu nota come Ido (dovuta in gran parte a Louis de Beaufront, che pure era stato in Francia un appassionato esperantista).
Tuttavia la magsioranza degli esperantisti aveva resistito, seguendo un principio fondamentale già enunciato da Zamenhof, per cui in futuro avrebbero potuto essere elaborati arricchimenti e forse miglioramenti lessicali, ma tenendo fermo quello che chiameremo lo "zoccolo duro" della lingua stabilito da Zamenhof in Fundamento de Esperanto, del 1905.