I DIRITTI DELLE DONNE SONO DIRITTI "UMANI" - di Roberta Tatafiore(dal mensile NOI DONNE)
La novità è assoluta, il suo contenuto è discutibile, ma è indiscutibile il successo delle donne alla Conferenza dell'ONU sui diritti umani che si è tenuta a Vienna a fine giugno. L'assise (una maratona di due settimane) ha calamitato nella capitale austriaca non solo le burocrazie internazionali ma anche migliaia di militanti e volontari delle organizzazioni non governative, di tutti i tipi e tutti i colori, appassionati alle questioni dei diritti universali che l'ONU non discuteva da ben 25 anni, dato che l'ultima conferenza sul tema si era svolta in Persia (allora non era ancora Iran) nel 1968. Molte aspettative e molte delusioni, visto che la "Dichirazione di Vienna" è generica rispetto alle questioni politiche di oggi: guerre e "muri" economici e culturali dividono il mondo che l'ONU deve ordinare. Soddisfatte invece le donne, presenti in gran quantità nel Forum dell'Ong, provenienti da tutto il mondo, che hanno svolto una pressione unitaria perchè lo stupro, l'incesto, lo sfruttamento economico e sessu
ale e la gravidanza coatta non siano considerati fatti "privati" ma violazioni dei diritti universali che l'ONU difende e che vengono ora estesi al genere femminile.
"E' la prima volta che il superamento del gender biasis, il pregiudizio sessista, diventa un compito dell'agenda delle Nazioni Unite, e questo avrà ripercussioni sul terreno del diritto e dei rapporti sociali in tutti i paesi membri. A questo si è arrivate dopo un lungo lavoro perchè nelle prime conferenze preparatorie di Vienna le donne erano solo previste come "soggetti vulnerabili" mentre alla fine sono state riconosciute come soggetti economici, che detengono pieno diritto di cittadinanza", ha spiegato Ivanka Corti in occasione di un seminario organizzato dall'Aidos, a Roma, alla fine di luglio, dove è stata illustrata e discussa la Dichiarazione di Vienna. Ivanka Corti, presidente in carica del Cedaw, il Comitato dell'ONU per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne (costituito da 23 donne, indipendenti dai governi dei paesi membri che rappresentano) ha seguito con molto entusiasmo la Conferenza, notando però (con rammarico) una scarsa presenza delle italiane nelle Ong.
Forse perché nel nostro paese non c'è ancora molta sensibilità femminile per le questioni internazionali. O forse perché da noi sono più diffuse le discussioni politico-teoriche e c'è meno "femminismo pragmatico" che negli altri paesi. Resta il fatto che il precedente di Vienna è molto interessante e la questione se sia davvero un vantaggio per le donne venir assimilate ai titolari dei "diritti umani" universali merita di essere discussa a fondo.