rubrica: Motivigiornalista: E. Vujevic
Spalato - 8.11.93
La tribuna a Spalato, organizzata dal Partito radicale transnazionale sul tema AIDS e droga, è stata quasi ignorata, nonostante l'adeguata pubblicità in media e manifesti. Alcuni genitori di tossicodipendenti di Spalato, alcuni narcomani, due o tre lavoratori sociali e alcuni abitudinari, tutto insieme una ventina (veramente vi erano almeno trenta persone, ndt.). Forse che la gente ha perso l'interesse per il tema della droga oppure ha perso la fiducia per un approccio "ex cattedra" a questo fenomeno che regolarmente viene impacchettato in forma di tribuna con relativo pubblico dibattente? O gli spalatinesi sono stati respinti dall'annunciato tema antiproibizionista e, non partecipando, hanno voluto dimostrare che non sono d'accordo con l'idea della legalizzazione della droga?
Gli interventi dei radicali italiani sono stati scioccanti per alcuni visitatori, soprattutto per alcuni genitori di tossicodipendenti. Perché è molto difficile, nella loro prospettiva di orrore quotidiano, che questi possano accettare per i loro figli l'idea della legalizzazione e della libera volontà nel consumo di droga.
E' molto improbabile che gli ospiti italiani non abbiano osservato l'abisso tra il loro convincimento accademico e la confusione emotiva del pubblico e, ad un osservatore indipendente, qualche volta sembrava che due mondi completamente diversi si fossero trovati nella stessa stanza senza riuscire a realizzare una comunicazione connessa. Gli spalatinesi avevano già udito la tesi della legalizzazione delle droghe leggere, ma quello che fa la situazione a Spalato particolarmente difficile non sono l'hascisc e la marijuana ma è l'eroina.
Legalizzare le droghe pesanti?
Il fatto è che la proibizione degli stupefacenti nè a Spalato nè ovunque al mondo ha impedito la crescita della tossicodipendenza, nello stesso modo in cui la proibizione dell'alcool non ha impedito agli americani di ubriacarsi negli anni venti di questo secolo. I fenomeni collaterali di questo tipo di proibizionismo sono stati: il gangsterismo, le rese dei conti tra le bande e le strade incerte delle città americane. La ri-autorizzazione degli alcoolici non ha in sostanza cambiato la relazione di un americano medio verso il whisky ma ha impedito la crescita del crimine, collegato con produzione e distribuzione dell'alcool. E oltre a ciò i soldi del profitto hanno lasciato le tasche dei boss e dei gangster e si sono trasferiti alla cassa statale. Con questo esempio degli effetti del proibizionismo e dei suoi danni, gli antiproibizio-nisti regolarmente testimoniano l'insensatezza della proibizione della droga. A questi effetti pratici della proibizione, i sostenitori dell'abolizione delle sostanze proibite ag
giungono anche l'aspetto della democraticità, che è importante.
Dunque, in che misura lo stato ha diritto di arrogarsi la prescrizione delle modalità di comportamento dei cittadini al di là della protezione costituzionale del singolo da terzi e dunque nel senso della proibizione dei comportamenti verso se stessi? Quello che consuma la droga o l'alcool rovina la sua salute nella misura in cui non sa "quando gli basta", dunque in misura del suo carattere. Per altro, la libertà dell'individuo si dimostra anche quando con la sua volontà sceglie il suicidio. E, pure, nei sistemi proibizionisti lo stato assume il ruolo di protezione dell'individuo da se stesso solo per determinate specie di autodistruzione. Guardando dal punto di vista giuridico penale puoi giocare alla "roulette russa", puoi ubriacarti fino allo stordimento - e in Croazia ogni giorno si ubriacano cronicamente 200.000 persone - puoi tagliarti le vene, ma non puoi drogarti. Perché? Perché lo stato ha detto così.
Quello che però butta ombra sulla visione antiproibizionista della società è il fatto che il tossicodipendente non è libero. Lui, nei suoi comportamenti, non è motivato con la libertà ma con la necessità: perché il regno della libertà si chiude per lui quella mattina in cui scopre che non governa più sé stesso, quando diventa consapevole che è l'eroina a governare lui. Da questo momento la sua libertà di individuo può esprimersi solo tramite il tentativo di liberarsi dalla droga come necessità, e questo è molto molto difficile!