Scrittori e scrittrici da tutto il mondo riuniti a Strasburgo nel Carrefour des Littératures hanno lanciato questo appello per la creazione di un parlamento internazionale degli scrittori.
(Tratto da "Internazionale" - 13 novembre 1993)
"Le persecuzioni assassine di scrittori e intellettuali oggi, non possono essere comprese semplicemente in termini di violazione dei diritti di pensiero e di espressione.
Colpiscono ciò che, malgrado tutto, potrebbe abbozzare un altro mondo, dando forma e voce all'invenzione di una nuova democrazia.
Sanno braccare i segni precursori della rivolta, e forse dell'insurrezione.
Manifestano quindi, senza volerlo, ciò che le dottrine e gli apparati politici sono diventati incapaci di indicare: come la politica si impegni attraverso un'enunciazione, una presa di parola.
Questa presa di parola è brusca, non si risolve con uno scambio civile né con una "comunicazione", e non è privilegio di coloro che scrivono. E' prima di tutto nella parola anonima, impercettibile o inaudita, di tutti quelli che l'ordine schiaccia.
Procede da ciò che non è ancora né diritto, né fondamento, cioè da quello di cui la scrittura forma per noi la figura manifesta.
Non è più questione di descrivere i domani, ma si tratta di affermare ciò che il presente ha d'intollerabile e l'esigenza inflessibile di liberare l'invenzione democratica, le sue frasi, le sue immagini, i suoi simboli.
In questo senso gli scrittori di tutto il mondo sono intenzionati a costituirsi in un parlamento - in un luogo di parola - che garantisca e difenda in ogni modo queste affermazioni".