"Negli stadi si sentono le stesse cose che si sentono a Radio Radicale. E le si dice da anni e le si scrive sugli striscioni.
Non c'e'veramente nulla di nuovo. E' una rivelazione per chi non si era mai interessato, ma in realta' Radio Radicale e' lo specchio di una societa'."
RENZO CANESTRARI, PROFESSORE DI PSICOLOGIA ALL'UNIVERSITA' DI BOLOGNA:
"Questa possibilità che voi come Radio Radicale date a queste persone di telefonare mette in evidenza questa trasformazione così diffusa del linguaggio, da questo punto di vista avete dato evidenza ad un fenomeno che impensierisce perchè fa vedere come tutto piano piano va verso la direzione del non pensare del non argomentare ma a benefico dell'azione cioè dei linguaggi più rudimentali, tra cui la pedofilia e le parolacce che ne sono gli esempi più clamorosi."
ALDO CAROTENUTO, DOCENTE DI PSICOLOGIA DELLA PERSONALITA' ALL'UNIVERSITA' DI ROMA - PSICANALISTA:
"RR ha fatto emergere tutta la rabbia, tutto il disappunto, tutto l'odio di una certa parte della popolazione che viene sempre calpestata...questa radio ha ad un certo punto permesso a queste persone di esprimere quello che sentono : odio e rabbia verso tutti."
"Io ho commentato in classe le telefonate, ridevano tutti perchè tutti avevano ascoltato, una cosa impressionante, era l'unica radio un po' eversiva... Sto pensando di dare una tesi, anzi se c'è qualche studente che ci ascolta venga da me perchè facciamo una tesi..."
GIANNI STATERA, PRESIDE DELLA FACOLTA' DI SOCIOLOGIA ALL'UNIVERSITA' DI ROMA:
Si tratta delle tenebre più oscure e meno piacevoli che emergono dal vaso di Pandora dell'animo umano".
Se ci sono delle tendenze sociali, non necessariamente chi le mette e nudo, chi consente che esse emergano è poi responsabile. Non mi pare che Di Pietro possa legittimente essere additato come il killer della prima repubblica".
SABINO ACQUAVIVA, PRESIDE DELLA FACOLTA' DI SOCIOLOGIA ALL'UNIVERSITA' DI PADOVA:
"Ci sarà certamente qualcuno che raccoglierà tutto questo materiale e lo analizzerà. Possiamo classificarle a seconda del tipo di linguagggio, delle parole che vengono usate, del livello di aggressività o di frustrazione, di una serie di fattori e poi possiamo capire quale universo psicologico, culturale e politico sta dietro e quello che viene detto. Questa sarebbe una ricerca affascinante."
PROFESSORE VITTORINO ANDREOLI, PRIMARIO PSICHIATRA OSPEDALE SOAVE DI VERONA - AUTORE PERIZIA PSICHIATRICA SU PIETRO MASO:
"Bloccare la trasmissione significa voler coprire la società reale con una società dalle belle maniere, dai buoni gesti, cioè fare in modo che appaia tutto perfetto ciò che invece è turbolento."
UMBERTO CERRONI, PROFESSORE DI SOCIOLOGIA DELLA SCIENZA DELLA POLITICA ALL'UNIVERSITA' DI ROMA:
"E' difficile dire se è utile per una ricerca scientifica. Bisognerebbe capire gli stimoli che conducono al telefono, quale è' il fondo sociologico...pero' certo è' un materiale su cui occorre riflettere, questo è fuori dubbio."
PROFESSOR ROMANO, DELLA FACOLTA' DI PSICOLOGIA ALL'UNIVERSITA' DI TORINO:
"Sappiamo benissimi che certi sentimenti sono molto diffusi tra la gente. Se diamo modo a questi sentimenti di esprimersi essi si manifestano anche con una certa facilità."
PROFESSOR ANTONIO GIUDI, NEUROPSICHIATRA INFANTILE :
"Ci sono persone che vanno allo stadio per litigare e c'è chi telefona a RR, ma il problema è a monte non a valle. Questi sono gli effetti di una solitudine incredibile che attanaglia soprattutto le grandi città."
PROFESSOR MARIO MORECELLINI, COORDINATORE DEL CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE ALL'UNIVERSITA' LA SAPIENZA DI ROMA:
"Questa realtà ci costringe a prendere atto definitivamente e amaramente che quando si da' la voce al popolo poi non possiamo consolatoriamente pensare che la voce e i contenuti di questa voce siano quelli che le élites , i comunicatori, i maestri si aspettano.
Chiunque anche con strumenti che possano apparire ripeto, urtanti e maledetti, riesce a farla emergere e a costringere a pensarci, forse fa un'azione crudelmente benefica a tutti noi."
SERGIO BENVENUTO, PSICOLOGO E RICERCATORE DEL CNR:
"Può darsi che telefoni qualcuno con delle perversioni particolari, ma il 90% è uno spaccato del mondo attuale.
E' vero che i giovani vanno protetti da certi eccessi. Ma in questo caso le telefonate trasmesse sono uno spaccato di una realtà che i giovani già vivono."
PROFESSOR ENRICO COGNO, PRESIDENTE DEL "CENTRO STUDI COMUNICAZIONE" DI ROMA, DOCENTE ED ESPERTO DI COMUNICAZIONE, GIORNALISTA, VICEPRESIDENTE "FERPI" (FEDERAZ. ITALIANA RELAZIONI PUBBLICHE" E RAPPRESENTANTE PER L'ITALIA DELLA "CERP", CONFEDERAZIONE EUROPEA RELAZIONI PUBBLICHE.
"Le persone si comportano cosi' "anche" perche' sanno di telefonare a Radio Radicale. Non si comporterebbero allo stesso modo se telefonassero da un'altra parte. Non c'e' controprova, ma credo che comunque l'etichetta, l'attivita' che Radio Radicale ha sempre svolto -e lo dico con omaggio alla trasparenza e al coraggio che questa radio ha sempre avuto- fanno scattare certi "vulcani" interni con piu' facilita', abbattono le resistenze,
creando momenti magmatici, vulcanici appunto".
PROFESSORESSA ANNA MARIA AIELLO, TITOLARE DELLA CATTEDRA DI TEORIE E METODI DI PROGRAMMAZIONE E DI VALUTAZIONE SCOLASTICA DELLA FACOLTA' DI PSICOLOGIA DELL'UNIVERSITA' LA SAPIENZA DI ROMA.
"Indubbiamente è un campione incidentale nel senso che si autoseleziona dal momento che è composto solo da coloro che telefonano, però certo 400000 telefonate fanno pensare molto, normalmente le ricerche sono fatte con campioni ben più ridotti e quindi forse queste telefonate si potrebbero studiare da tantissimi punti di vista".
PROFESSOR MASSIMO CICOGNA, PSICOLOGO , DIRETTORE DELLA RIVISTA "L'ERMETE":
"Sono assolutamente significative. Sono un test formidabile, è un'idea geniale quella che avete avuto.Certo non si può fermare li'"
PROFESSOR STEFANO NOBILE, RICERCATORE PRESSO LA CATTEDRA DI TEORIA E TECNICA DELLE COMUNICAZIONI DI MASSA PRESSO LA FACOLTA' DI LETTERE ALL'UNIVERSITA' DI ROMA:
"L'eco che anche da altri media è arrivata su questa trasmissione probabilmente ha cambiato le modalità di fruizione da parte dei più giovani che sono appunto quelli che maggiormente bersagliano le segreterie di Radio Radicale inducendoli a un'omologazione ad un tipo di telefonate che denotano una enorme scarsezza di fantasia riferibile alla scarsezza del linguaggio."
PROFESSOR LUIGI ZOJA, PRESIDENTE CENTRO ITALIANO DI PSICOLOGIA ANALITICA:
"Queste sono le vergogne segrete, le vergogne private che tutti abbiamo, una certa dose di violenza,una certa dose di intolleranza e di aggressività,non si può proibire è meglio accettarla in maniera decentemente contenibile."
PROFESSOR FEDERICO PALOMBA, DIRETTORE GIUSTIZIA MINORILE MINISTERO GRAZIA E GIUSTIZIA:
"Attraverso questi dati abbiamo constatato che il malessere dei nostri giovani e' forte, non solo in rapporto a cio' che essi vivono, ma anche in rapporto alla loro difficolta' di comunicare e di partecipare ai fenomeni sociali"
PROFESSOR ENZO SPALTRO, EX PRESIDENTE DELLA SOCIETA' ITALIANA DI PSICOLOGIA E DOCENTE DI PSICOLOGIA DEL LAVORO PRESSO L'UNIVERSITA' DI BOLOGNA:
"Probabilmente se invece di essere radicale la radio fosse di un'altra appartenenza politica o di un'altra impostazione politica forse la gente non le direbbe certe cose perchè non saprebbe come la prendono una certa espressività".
PROFESSOR LUIGI DE MARCHI, PRESIDENTE DELL'ISTITUTO DI PSICOLOGIA UMANISTICO-ESISTENZIALE:
"E' sicuramente impressionante il numero delle telefonate perchè appunto 400.000 telefonate rasentano l'uno per cento della popolazione italiana.
In un certo senso era una petizione di principio la vostra però io credo che tutto sommato una cosa del genere male non fa, nel senso che tira fuori delle emozioni che altrimenti vengono inghiottite e magari escono in forma di grande rispettabilità. Meglio un insulto aperto piuttosto che una riverenza carica di odio."
VERA SLEPOJ, PRESIDENTE NAZIONALE FEDERAZIONE ITALIANA PSICOLOGI:
"La vostra Radio ha messo in atto e in evidenza un fenomeno molto complesso e sicuramente affidabile: non si creda che queste telefonate non abbiamo contenuti di veridicità o siano solo una specie di blob radiofonico.
Non si incita alla violenza solo perchè se ne parla o si sente qualcuno che fa violenza. E' molto più pericolosa l'immagine televisiva violenta che non l'ascolto radiofonico."
GENO PAMPALONI, CRITICO, SAGGISTA, OPINIONISTA DE "IL GIORNALE":
"I ragazzi ormai hanno imparato molte cose, soprattutto attraverso l'influenza della TV. Capiscono il linguaggio degli altri e quindi non credo che possano essere influenzati negativamente da qualche parolaccia".
PIERO ROCCHINI, PRESIDENTE DEL CENTRO STUDI PSICOSOCIALI, PSICANALISTA, PSICHIATRA, PSICOTERAPEUTA INFANTILE, EX CONSULENTE SANITARIO DI PSICOLOGIA CLINICA PRESSO LA CAMERA DEI DEPUTATI, DOCENTE PRESSO LE UNIVERSITA' DI NEW YORK E MADRID, RICERCATORE PRESSO L'UNIVERSITA' DI TOKIO:
"Negli Stati Uniti, in alcune radio, si è riusciti anche a salvare delle persone proprio lasciando degli spazi completamente liberi. Se io ho dentro di me qualcosa che mi morde, qualcosa che mi fa soffrire, ho bisogno di buttarla fuori e se ci riesco anche con una paroloccia, allora, questa ben venga.
Si può sostenere che Radio Radicale in questo momento fa da barometro della situazione interna, intima, della nostra società."
DOMENICO DE MASI, PROFESSORE DI SOCIOLOGIA DEL LAVORO PRESSO L'UNIVERSITA' LA SAPIENZA DI ROMA:
"Queste persone esistono e RR, portandole a galla, dandole una voce, sta scuotendo tutta l'opinione pubblica. Tutti debbono fare i conti con questa parte di paese che ogni tanto dimentichiamo e che, se non ci fossero occasioni come queste, dimenticheremmo completamente."
MASSIMO CANEVACCI, DOCENTE DI ANTROPOLOGIA CULTURALE PRESSO L'UNIVERSITA' LA SAPIENZA DI ROMA:
"La cosa che mi colpisce maggiormente è come persone di orinetamento pur vago di destra o di sinistra, del nord o del sud utilizzando esattamente gli stessi criteri comunicativi, le stesse parole, la stessa offesa.
Le tipologie di chi telefona a RR sono di straordinario interesse scinetifico per capire alcune tendenze profonde della nostra società.
Credo che tra gli altri meriti di RR ci sia questa possibilita' di offrire a degli studiosi di comunicazione, della cultura e societa' contemporanea un materiale straordinario per capire quello che sta accadendo."
FRANCESCO PESCE, PSICOTERAPEUTA, PRESIDENTE DELL'INTERNATIONAL SCHOOLS OF ECOLOGY:
"Freud disse a suo tempo che non eravamo fatti solo di etica superiore, ma anche di funzioni meschine, basse e talvolta triviali."
MARGHERITA IAVARONE, PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA INFANTILE, ADOLESCENZIALE, FAMILIARE, TIENE CORSI DI FORMAZIONE PER INSEGNANTI E GENITORI:
"Esiste nella nostra società una fetta di persone che hanno delle proprie angosce, chiamiamole patologie, chiamiamole rabbia, aggressività verso tutto e tutti che hanno trovato in questa trasmissione la possibilità di esprimere se stessi".
CLAUDIO CALVARUSO, SOCIOLOGO, DIRETTORE DEL "LABOS":
"Si tratta di materiale interessantissimo che puo' essere oggetto di ricerca."
PROFESSORESSA NORA GALLI DE PARATESI, SOCIOLINGUISTA, DOCENTE PRESSO L'UNIVERSITA' CALABRIA:
"Non è proibendo a RR di trasmettere pezzi di linguaggio autentico che si impedisce che altri lo usino."
PROFESSOR RAFFAELE SIMONE, DOCENTE DI LINGUISTICA GENERALE III PRESSO L'UNIVERSITA' DI ROMA:
"Credo che voi stiate pescando in un mare di persone scontente più per ragioni psicologiche che socio-politiche ed in questo senso i vostri documenti più che di interesse sociologico possono essere di interesse psicologico."
MARCELLA DELLE DONNE, ASSOCIATA CATTEDRA DI SOCIOLOGIA 1 DELLA FACOLTA' DI SOCIOLOGIA UNIVERSITA' DI ROMA:
"Io non farei la moralista, non mi sconvolgerei per niente; lo trovo un linguaggio che, dagli anni '50 in poi, e' il linguaggio informale della gente comune."
PROFESSOR GIORGIO ANTONUCCI, PRIMARIO REPARTO AUTOGESTITO EX ISTITUTO PSICHAITRICO LOLLI DI IMOLA:
"Se si cominciasse a costruire una cultura senza censure e proibizionismi presto avremmo dei cittadini in grado, non dico di parlare con parolacce o parole di altro tipo, ma per esprimere quello che sentono e per rivendicare che quello che sentono deve essere rispettato."
PROFESSOR G. DELLA PERGOLA, SOCIOLOGO PRESSO L'UNIVERSITA' DI MILANO:
"Se Radio Parolaccia non ci fosse, la societa' cosi' come si presenta ci sarebbe lo stesso; quindi voi altro non siete che la palestra nella quale viene data voce a delle persone che altrimenti non parlerebbero."
SANDRO GINDRO, "PSICANALISI CONTRO".
"L'inconscio sociale della nostra cultura è povero, povero di contenuti, di capacità al dialogo perchè hanno insegnato così, nelle scuole e non nelle radio."
PROFESSOR CARLO MARLETTI, DOCENTE DI SOCIOLOGIA PRESSO LA FACOLTA' DI SCIENZE POLITICHE DELL'UNIVERSITA' DI TORINO:
"300.000 telefonate non sono una quota da sottovalutare. Sono una fetta consistente di società,un torrente carsico come dicevo prima, che vale la pena di studiare".
PROFESSOR VITTORIO RUBINI, PRESIDE DELLA FACOLTA' DI PSICOLOGIA ALL'UNIVERSITA' DI FIRENZE:
"Quali sono le dinamiche psicologiche che queste testimonianze attivano? Sono interessanti come testimonianze di qualche cosa che esiste e che è comunque malato, ma bisogna vedere che effetto fa proporre la malattia."